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Startup energetiche, potrebbero valere 173 milioni di euro all’anno

Startup Energetiche

Il contributo al PIL nazionale delle sole start-up energetiche potrebbe arrivare fino a 173 milioni di euro all’anno

Il numero delle startup in Italia è aumentato con un tasso medio annuo del 67%. Lo rivela il Rapporto annuale sull’innovazione energetica dell’Istituto per la Competitività, I-Com, secondo cui le startup in Italia sono 5.803, quasi il triplo rispetto a soli due anni fa, e di queste oltre il 10% (614) sono startup energetiche. Tanti gli argomenti che affronta il rapporto: energia, mobilità e territori. Ci soffermeremo, in particolare sulle start-up energetiche e su un uovo modo di spostarsi in citt, il car sharing.

Innovazione e startup energetiche

Crescono le startup energetiche e cresce anche  (l’importante) contributo delle startup energetiche all’economia del Paese. Come evidenzia il rapporto di I-Com, il contributo al PIL nazionale delle sole start-up energetiche potrebbe arrivare fino a 173 milioni di euro all’anno, poco meno del 10% del contributo dell’intera popolazione di startup in Italia, che si stima possa raggiungere 1.855 milioni di euro. È certamente il Nord a contribuire maggiormente a questo risultato (con 105 milioni di euro) ma se si guarda al valore che in media produce ogni start-up, sono le imprese attive nel Centro Italia a dare i migliori risultati, con un valore di produzione medio pari a 753mila euro. In coda, le start-up del Mezzogiorno, che producono comunque mediamente oltre mezzo milione di euro.

“Il fenomeno delle startup sta conoscendo una crescita vertiginosa e il settore energetico è uno dei protagonisti principali”, sottolinea Stefano da Empoli. “Eppure, si sta ancora parlando in grande maggioranza di potenzialità inespresse, se è vero che il 69,8% delle startup energetiche (e il 67,5% delle startup in generale) dichiara un valore della produzione inferiore a 100.000 euro. I migliori risultati del Centro Italia si spiegano con un numero minore di micro-imprese innovative attive nell’energia (il 66,0% contro il 70,3% del Nord e il 77,2% del Mezzogiorno)”.

I-Com ha poi elaborato un indicatore di performance più completo per tener conto, allo stesso tempo, del numero pro-capite di startup innovative attive sul territorio e della capacità di sopravvivenza delle neo-imprese. Le regioni più performanti in questo senso risultano così essere le Marche, l’Emilia Romagna, l’Umbria e, ancora una volta, il Molise (anche se per le ultime due Regioni il dato risulta statisticamente meno significativo vista la bassa numerosità delle start-up in valore assoluto).

Car sharing: e se inquina di più rispetto alla mobilità tradizionale?

startup car sharingIl rapporto di I-Com si è soffermato anche sul settore mobilità. Dal rapporto è emerso che alcune automobili per il car sharing rischiano, a seconda del modello, di inquinare di più rispetto alla media delle nuove auto vendute in Italia. Il motivo risiede nei bandi relativi al servizio di mobilità condivisa:  il parametro dei gCO2/KM, equivalente ai litri di carburante consumati per km percorso, è stato completamente omesso.

Il car sharing nell’ultima e più moderna variante a flusso libero (ovvero quella in cui non c’è bisogno di parcheggio o di stazioni dedicate da cui partire e a cui fare ritorno)  sta riscuotendo un successo significativo. “C’è da augurarsi che nei prossimi bandi si tenga adeguatamente conto di tali regole, anche perché alle auto del car sharing è permesso l’accesso alle zone interdette (ZTL, nella Capitale)  oppure a pagamento (Area C, a Milano) per gli altri veicoli. Un incentivo non di poco conto, che dovrebbe essere concesso solo in ragione di un accertato -misurabile- minore impatto ambientale. L’ideale sarebbe se, oltre a quelli già esistenti, anche gli altri veicoli fossero elettrici“,  ha dichiarato Antonio Sileo , direttore dell’Osservatorio Innov-E di I-Com.

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