Energia

Sorgenia, che cosa succede tra Iren, A2a, F2i e non solo

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Sorgenia

Ecco novità, numeri, dichiarazioni e indiscrezioni sul dossier Sorgenia. L’approfondimento di Giusy Caretto

Mentre F2i si sfila dalla corsa per acquisire Sorgenia, la società energetica fondata dal gruppo De Benedetti, Iren prova ad approfittarne e magari fare qualche passo in avanti rispetto alle concorrenti, tra cui spicca (interessatissima) A2a, in cordata con Eph. Andiamo per gradi.

LA PROTAGONISTA: SORGENIA

Partiamo dalla protagonista, ovvero dalla parte contesa. Sorgenia è uno dei principali operatori del mercato libero dell’energia elettrica e del gas naturale. Tutto ha inizio nel luglio 1999, quando nasce Energia Spa, in seguito al decreto Bersani per la liberalizzazione del mercato elettrico italiano. Nel 2000 l’azienda, controllata dalla Cir della famiglia De Benedetti e dall’austriaca Verbund, avvia la fornitura elettrica ai primi clienti industriali e nel 2003 inizia la fornitura di gas dalla Libia tramite gasdotto Green Stream. Nel 2006 la società cambia nome in Sorgenia Spa.

SALVATA DALLE BANCHE

In seguito alla crisi e alle difficoltà finanziarie della società, quattro anni fa, Cir metteva per iscritto che il pacchetto di controllo di Sorgenia in bilancio valeva zero. Poi la società elettrica passa sotto il controllo delle banche. A febbraio 2015 il tribunale di Milano ha dato via libera al riassetto del debito di Sorgenia, 1,8 miliardi di euro spalmati su 21 istituti (Montepaschi Siena il più coinvolto, con 600 milioni, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm). Il piano di salvataggio viene avviato con aumento di capitale da 398 milioni e prestito convertendo da 198 milioni.

SORGENIA SUL MERCATO

In questi anni Sorgenia è stata risanata. E le banche sono pronte a uscire. Nel 2017 Sorgenia ha registrato un ebitda pari a 161 milioni di euro, un utile netto di 44 milioni e un indebitamento finanziario netto pari a 715 milioni, mentre per il 2018 alcuni broker ipotizzano un’ebitda intorno a 140 milioni.

LE CONCORRENTI

Il 6 dicembre dovrebbero arrivare le offerti vincolanti per acquisire la società. E in lizza ci sarebbero nomi del calibro di A2a, che concorre insieme ad Eph, gruppo energetico che possiede e gestisce attività in Repubblica Ceca, Slovacchia, Germania, Italia, Regno Unito, Polonia e Ungheria, Iren, Acea e (fino a poche ore fa) c’era anche F2i.

F2I ABBANDONA IL CAMPO

F2ì, quello che pareva essere il favorito, però si è sfilato dalla corsa. “Ambienti bancari riferiscono che il principale fondo infrastrutturale italiano abbia deciso di ritirarsi dalla procedura che dovrebbe svolgersi a dicembre” di vendita di Sorgenia “tuttora carica di 800 milioni di debiti e della quale sono azioniste le stesse banche creditrici (tra cui Mps con il 23%, Bpm con il 22%, Ubi con il 19%, Unicredit e Intesa ciascuna con il 10%)”, ha scritto il Messaggero.

PERCHE’ F2I SI RITIRA

Il ritiro potrebbe essere solo una mossa tattica, come scrive Energiaoltre.it, che porterà il Fondo a sedersi al tavolo di Sorgenia in compagnia di un altro partner industriale. Oppure il passo indietro è cosa vera e a spingere F2i ad abbandonare la gara, come scrive MF -Milano Finanza, potrebbero essere stati i tempi dell’operazione. Il punto che “avrebbe indotto il fondo guidato da Renato Ravanelli ad abbandonare la gara” è la questione dei tempi che “si sono rivelati incompatibili con i progetti che devono essere portati avanti nelle rinnovabili”. Sempre il quotidiano finanziario, però, scrive: “Una scelta a cui si stenta a credere, soprattutto perché F2i (assistito da Mediobanca) era subito stato dato come uno dei favoriti”.

IREN PROVA AD APPROFITTARE

Posto, quello dei favoriti, che ora prende Iren. O almeno ci prova. “Abbiamo il pieno sostegno dei soci perché l’operazione avrebbe riflessi positivi sui nostri territori: certo, dovremo sapere offrire il giusto prezzo ma oggi siamo un’azienda sana e solida e ci serve una via di sbocco per accelerare sulla crescita”, ha detto il Ceo della multiutility Iren, Massimiliano Bianco, in una conversazione con Radiocor.

PERCHE’ IREN VUOLE SORGENIA

Sorgenia, ha continuato Bianco, potrebbe essere il giusto sbocco “perché ha un brand riconosciuto a livello nazionale e 300mila clienti full digital. Su questo fronte noi abbiamo già fatto molto e andremo a regime nel 2020 con un progetto in tutta Italia”. Sorgenia permetterebbe ad Iren “da una parte di allargare i destinatari della piattaforma di servizi accessori e dall’altra di realizzare sinergie significative di costo, per esempio sugli investimenti in tecnologia”, ha detto Bianco a Radiocor.

RUMORS POLITICI E NON SOLO

Nessun accenno, nell’intervista, ai rumors politici e finanziari che circolano tra Torino e Genova sui dubbi – messi per iscritto in un report di una società di consulenza – della bontà dell’acquisizione di Sorgenia da parte di Iren; dubbi fatti propri da ambienti pentastellati torinesi finora non usciti allo scoperto (qui l’articolo di Start con report e indiscrezioni).

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