Energia

Iren, chi sbuffa a Torino su Sorgenia

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Sorgenia

Che cosa si dice in ambienti politici di Torino e Genova sul progetto Iren di comprare Sorgenia e Cva. Fatti, numeri, report e rumors

Iren comprerà Sorgenia e Cva?

Venerdì scorso i sindaci di Torino (Chiara Appendino, M5S), Genova (Marco Bucci, centrodestra) e Reggio Emilia (Luca Vecchi, Pd) hanno sostenuto l’operazione in una nota.

Comune di Genova, Torino e Reggio Emilia sono soci del gruppo Iren rispettivamente con il 23%, il 28% e l’8%, come si legge sul sito di Iren, gruppo che opera nei settori dell’energia elettrica, del gas, dell’energia termica per teleriscaldamento, della gestione dei servizi idrici e ambientali.

I primi cittadini di Torino, Genova e Reggio Emilia – ossia gli azionisti di controllo del gruppo Iren – hanno scritto: “Nell’esaminare positivamente il percorso di crescita organica e di consolidamento intrapreso negli ultimi anni dal Gruppo, in merito alle future prospettive di sviluppo della società il Comitato di Sindacato dei soci pubblici conferma il proprio supporto alla strategia delineata dal management nel valutare opportunità di crescita sia per linee interne sia per linee esterne con particolare riferimento alle operazioni relative a Sorgenia e Cva, società i cui business si integrerebbero in maniera ottimale con Iren, assicurandone ulteriore crescita e competitività nei settori in cui opera”.

Da un lato, dunque, c’è la volontà di espansione della multiutility dell’ambiente, sostenuta dalle amministrazioni di Torino, Genova e Reggio Emilia. Dall’altro lato, due società: Sorgenia, uno degli operatori del mercato libero dell’energia elettrica e del gas naturale reduce da una ristrutturazione con cambio di azionariato, e Cva (Compagnia valdostana delle acque), impegnata nel settore della produzione di energia elettrica da fonti idriche.

Nei consigli comunali delle tre città, e in primis a Torino, c’è fibrillazione: comprare o no Sorgenia e Cva?

In ambienti politici e finanziari dei comuni interessati circola un report di una società di consulenza che ha analizzato “pro” e “contro” dell’operazione.

Nel documento, tra l’altro, si sottolineano aspetti tutt’altro che favorevoli. In primis, l’acquisizione di Sorgenia, da parte di Iren, comporterebbe una significativa riduzione della capacità finanziaria, è scritto.

La multiutility, infatti, dovrebbe accollarsi “l’ingente – si legge nel report – indebitamento di Sorgenia (quasi 800 milioni)”, per non parlare anche del necessario “esborso per l’acquisizione del capitale (ammontari che potrebbero raggiungere e superare il totale dei dividendi che Iren si propone di distribuire nel suo piano quindi mettendoli significativamente a rischio)”.

Gli analisti spiegano, inoltre, che in ballo c’è l’equilibrio di bilancio di Iren. Nel report si parla di sforamento sin da subito del limite del rapporto tra indebitamento e EBITDA (una sorta di indicatore di redditività, ndr) già previsto in crescita nel piano recentemente approvato (target ottimale definito pari pari 3x) rendendo, tra l’altro, più rischioso il processo di rifinanziamento di una parte rilevante del debito che è previsto nel 2022.

L’acquisizione di Sorgenia, secondo i rilievi, potrebbero mettere a rischio gli investimenti previsti da Iren in Piemonte, Liguria e Emilia. Per non parlare delle mancate entrate per i comuni.

Nell’analisi si cita la riduzione della “remunerazione degli azionisti (per oltre il 50% soci pubblici per i quali i dividendi dalla partecipata sono fonte essenziale per la tenuta dei propri bilanci come, ad esempio, nel caso del Comune di Torino)”.

Per questo le perplessità maggiori sul progetto starebbero arrivando proprio dai consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle.

Un altro rilievo si appunta sulla quota delle attività di mercato di Sorgenia che è più elevata di quella di Iren: il 75% dell’Ebitda del gruppo energetico torinese-genovese è generato da business regolato, quindi con flussi di cassa stabili e prevedibili nel tempo.

Comunque, si legge nel report compulsato in queste ore negli ambienti politici di Torino e Genova, l’acquisizione di Cva sarebbe territorialmente più contigua rispetto a quella di Sorgenia, che ha business anche nel centro e nel sud.

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