Energia

Snam si galvanizza con l’idrogeno, tutti i dettagli

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Snam idrogeno

Snam porterà l’idrogeno anche nelle infrastrutture di trasporto del gas naturale grazie alla turbina NovaLT12, progettata da Baker Hughes. Tutti i dettagli (e le speranze) sul progetto

L’idrogeno come fonte energetica green del futuro. Ci crede l’Europa, che ha presentato una strategia per promuovere e sostenere la creazione di un mercato dell’idrogeno pulito, e ci crede Snam che negli ultimi mesi ha tanto investito nella fonte.

Nelle scorse ore la società guidata da Marco Alverà ha concluso i test per il funzionamento della prima turbina “ibrida” a idrogeno al mondo progettata per un’infrastruttura di trasporto del gas naturale da Baker Hughes (gruppo General Electric). Tutti i dettagli.

IL PROGETTO DELLA TURBINA AD IDROGENO

Partiamo dalla protagonista. La turbina testata, progettata e realizzata nell’impianto di Firenze di Baker Hughes, si chiama NovaLT12 ed è alimentata con una miscela di idrogeno fino al 10% e gas naturale (H2NG).

COSA NE FARA’ SNAM

La turbina, che è stata testata con successo, è destinata ad essere installata su un’infrastruttura di trasporto del gas naturale: sarà installata, entro il 2021, nell’impianto di spinta di Snam a Istrana, in provincia di Treviso.

VERSO UN USO PIU’ IMPORTANTE DELL’IDROGENO?

Se tutto dovesse andare secondo i piani, allora, si potrebbe pensare ad un uso più massiccio dell’uso della fonte pulita. “A oggi il 70% dei metanodotti della rete di trasmissione gas di Snam è già costruito con tubi “Hydrogen ready” per trasportare quantità crescenti di idrogeno miscelate con gas naturale nell’ottica di contribuire al taglio di emissioni di CO2 del Paese”, spiega Snam.

I BENEFICI

Uso massiccio, specifica sempre l’azienda, che porterebbe ad importanti benefici: “Applicando la percentuale del 10% di idrogeno al totale del gas trasportato annualmente da Snam, se ne potrebbero immettere ogni anno in rete 7 miliardi di metri cubi, un quantitativo equivalente ai consumi annui di 3 milioni di famiglie e che consentirebbe di ridurre le emissioni di anidride carbonica di 5 milioni di tonnellate”.

ALVERA’: ITALIA HUB EUROPEO PER IDROGENO

Snam crede da sempre nell’idrogeno ed è a lavoro per supportare la crescita della filiera italiana attraverso lo sviluppo di tecnologie per favorirne l’impiego in molteplici settori, dall’industria ai trasporti.

L’idrogeno potrebbe “coprire la quota di energia che al 2050 non potrà essere soddisfatta dalle rinnovabili elettriche. C’è un 40-50% di domanda energetica non elettrificabile, che richiede comunque energia decarbonizzata, sicura e a basso costo. L’idea è quindi di produrre idrogeno verde, da utilizzare nell’industria e nei trasporti. Per esempio, in Africa, dove non ci sono problemi di spazio, l’irraggiamento solare è più del doppio rispetto al Nord Europa e la minore stagionalità permette un utilizzo ottimale delle infrastrutture”, sosteneva Marco Alverà a maggio 2020. E “per la sua posizione geografica – aveva aggiunto – l’Italia può diventare un hub dell’idrogeno per l’Europa. A qualcuno potrebbe ricordare il progetto Desertec di qualche anno fa, quando si pensava di realizzare immensi impianti di solare nel Sahara. Ma la differenza è notevole: trasportare elettricità ha costi 20 volte superiori al gas perché c’è dispersione, mentre le molecole di gas o di idrogeno possono utilizzare i gasdotti”.

IDROGENO NEI TRASPORTI NEL 2022?

E qualche giorno fa, Alverà si è spento oltre le mere ipotesi, sostenendo, in una intervista a Repubblica, che idrogeno “non è più fantascienza” ma una fonte energetica “pulita pronta a entrare nella vita quotidiana dei cittadini europei” che già “nel 2022, potranno vedere treni e Tir alimentati con questa fonte di energia pulita”.

LA STRATEGIA EUROPEA

A credere nella fonte è anche l’Europa, che proprio in queste settimane, ha lanciato la Hydrogen Strategy per promuovere e sostenere la creazione di un mercato dell’idrogeno pulito in tre tappe, con traguardo al 2050. Dopo aver decarbonizzato  l’attuale produzione di idrogeno entro il 2024, L’Ue punta entro il 2030 a produrre almeno 40 GW di idrogeno da fonti rinnovabili ed entro il 2050 lo utilizzerà su vasta scala in tutti i settori, specialmente in quelli più difficili da decarbonizzare.

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