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Cosa stanno facendo le raffinerie europee per reagire alla crisi del jet fuel

Shell ha detto che la sua raffineria di Pernis, la più grande d'Europa, sta lavorando a pieno ritmo per produrre carburante per aerei. L'Unione europea è dipendente dalle forniture di jet fuel che arrivano dal Medioriente e rischia di rimanere senza. La Commissione vuole intervenire.

La compagnia energetica britannica Shell ha detto che la sua raffineria di petrolio di Pernis, nel porto di Rotterdam, sta lavorando a pieno ritmo per produrre carburante per aerei. L’Unione europea è dipendente dalle importazioni di jet fuel (cherosene, in sostanza), che provengono per il 75 per cento dal Medioriente: il blocco è dunque molto esposto alla crisi nel golfo Persico, al punto che l’Aci – un’organizzazione di settore – ha fatto sapere che gli aeroporti europei rischiano di rimanere senza combustibile se lo stretto di Hormuz non verrà riaperto nel giro di poche settimane. Tra poco, peraltro, inizierà la stagione estiva, quella in cui si viaggia di più.

LE RAFFINERIE EUROPEE SONO IN “MAX JET MODE”

Quella di Pernis è la raffineria di petrolio più grande d’Europa. Frans Everts, un dirigente di Shell responsabile delle operazioni nei Paesi Bassi, ha garantitoBloomberg che questo e altri stabilimenti stanno cercando di produrre quanto più jet fuel possibile – non ha fornito dati precisi, però -, una condizione che ha definito “max jet mode“.

LA CRISI DELLA RAFFINAZIONE

Il problema è che, a livello europeo, la capacità di raffinazione petrolifera è da tempo in crisi: sono pochi, infatti, gli impianti che riescono a raggiungere il break even (la condizione di pareggio tra le entrate e le uscite), dovendo far fronte agli alti prezzi dell’energia e al pagamento delle quote di emissione di CO2. La crescita dei prezzi del greggio – dall’inizio della guerra all’Iran sono aumentati del 30 per cento circa – ha compresso ulteriormente i margini delle raffinerie.

IL PIANO DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER LE RAFFINERIE E IL JET FUEL

La Commissione europea ha anticipato che a maggio introdurrà una mappatura della capacità di raffinazione petrolifera a livello comunitario e adotterà delle misure per garantire che questa capacità venga utilizzata pienamente. Aumentare la produzione di jet fuel potrebbe non essere possibile, però, dato che le raffinerie devono dedicarsi ad altri derivati del greggio e la riorganizzazione dei processi non è sempre tecnicamente fattibile.

“Rafforzeremo le azioni per garantire che l’approvvigionamento di carburanti, compresi quelli per gli aerei, sia adeguato in tutta l’Unione”, ha dichiarato il commissario per l’Energia Dan Jorgensen. “Cercheremo di massimizzare la capacità di raffinazione esistente in Europa e valuteremo le regole sulle scorte strategiche ed emergenziali per capire se si può fare di più”.

LA SITUAZIONE NEGLI AEROPORTI EUROPEI

Nonostante gli aumenti dei prezzi del jet fuel  e nonostante il rischio di cancellazioni di voli segnalato dalle compagnie aeree, come Lufthansa e Klm, negli aeroporti europei non si registra per ora una situazione di grave carenza di combustibile: non grave, perlomeno, come in alcuni paesi del Sud-est asiatico, che hanno dovuto procedere al razionamento. In quattro aeroporti italiani, tuttavia – quelli di Milano Linate, Bologna, Venezia e Treviso -, ci sono già state delle limitazioni ai rifornimenti dei velivoli.

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