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Una sfida vinta. Il Kashagan torna a produrre petrolio

Kashagan

E’ tornato a produrre il giacimento di Kashagan: il primo lotto di greggio è già partito

E’ una delle notizie più importanti del mondo dell’energia: il giacimento di Kashagan nelle acque territoriali del Kazakhstan è tornato a produrre. Il primo lotto di greggio è già partito, così come annunciato qualche giorno fa dal ministero dell’Energia del Paese asiatico.

Il giacimento di Kashagan si trova nelle difficili acque del mar Caspio, a circa 80 chilometri a sud est di Atyrau, in Kazakistan. Considerate le dimensioni e le caratteristiche tecniche, ambientali e logistiche, il Kashagan rappresenta uno dei progetti industriali più complessi e sfidanti realizzati a livello mondiale.

Lo sfruttamento del giacimento è in mano ad un consorzio, di cui fa parte, con una quota del 16,81% anche l’italiana Eni. Gli altri partner sono la locale KazMunayGas (16,88%), ExxonMobil (16,81%), Shell (16,81%), Total (16,81%), la Cnpc (8,33%) e Inpex (7,56%).

Un giacimento davvero grande

kashaganScoperto nel 2000 ed entrato in funzione nel 2013, per poi fermarsi a causa di anomalie nel sistema di trasporto che hanno determinato la sostituzione delle pipeline, il giacimento di Kashagan, grande quanto l’aera metropolitana di Londra (per intenderci), vanta riserve stimate di circa 35 miliardi di barili di olio. La produzione aumenterà gradualmente fino a un primo livello di 180.000 barili al giorno, con un target di 370.000 barili al giorno che sarà raggiunto entro la fine del prossimo anno.

I numeri cambieranno (non di poco) il panorama energetico e quello realtivo al greggio, in particolare: la produzione è alta e l’Opec ne dovrà tener conto nelle discussioni di questi in giorni, in cui si decide di mettere un tetto alla produzione. È vero anche che la produzione non è a regime fin da subito: quando lo sarà, sperano gli addetti ai lavori, la domanda mondiale sarà in fase di rilancio e il mercato potrà assorbire il surplus.

Una sfida tecnica vinta dagli italiani

La messa in produzione è una sfida (italiana) vinta. Proprio Eni volge il ruolo tecnico di operatore, cioè di capo-commessa. Mentre a Saipem è toccata la responsabilità di posare le nuove tubature.

Anche la Bonatti di Parma ha avuto un suo ruolo:  ha sviluppato, tra le altre cose, un sistema automatico di saldatura con gli stessi parametri delle centrali nucleari.  Qui Bonatti ha già costruito gli impianti onshore del progetto.

Sempre nel Bel Paese sono stati realizzati i compressori dove passa il liquido estratto dal giacimento per essere mandato a terra: li ha costruiti General Electric di Massa Carrara, ex Nuova Pignone dell’Eni.

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