Per ottenere le principali matrici, come abbiamo visto, oggi bisogna bussare a Pechino. Oltre il 90 per cento della produzione globale di terre rare e grafite è in mano alla Cina, che controlla anche più dell’80 per cento di quella di cobalto, in virtù degli accordi commerciali con diverse aziende basate in Congo.
Il Dragone d’Oriente è l’attore dominante anche di altri due elementi chiave per il futuro dell’umanità: copre circa il 70 per cento della produzione mondiale di nichel con l’Indonesia, che è il primo produttore sul pianeta (64 per cento), e controlla la raffinazione del 71 per cento del litio al mondo in compagnia del Cile (20 per cento). È la concentrazione del mercato di queste matrici che preoccupa gli analisti, secondo quanto descritto dall’ultimo Global Critical Minerals Outlook, il rapporto pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) che analizza domanda, offerta e vulnerabilità legate alle principali matrici del futuro.
Un numero di nazioni inferiore a quello delle dita d’una mano ha in pugno il mercato globale delle matrici del futuro. Una concentrazione crescente: pensando alle matrici definite come big six, nel 2024 i tre maggiori produttori hanno rappresentato l’86 per cento della capacità globale di raffinazione contro l’82 per cento registrato nel 2020. Qualche sforzo in controtendenza c’è, ma le analisi stimano un percorso lento: nel 2035 la concentrazione del mercato dovrebbe tornare ai livelli del 2020, nulla più. E non per tutti questi elementi. Anzi, se pensiamo alla produzione di rame, nichel e cobalto si prevede un’intensificazione della concentrazione geografica nel prossimo futuro. Senza considerare che, come già detto, ci sarà a prescindere un deficit mondiale di offerta per rame e litio già a partire dal prossimo decennio. La Cina è stata abile ad aggiungere al ruolo chiave di produttore quello di trasformatore, perché non basta estrarre le matrici, è fondamentale saperle raffinare. Ed è brava a guardare avanti: già da un lustro, due terzi della capacità di riciclo delle batterie elettriche è concentrata in Cina.
Non si tratta di una sorta di gelosia occidentale verso il dominio cinese, ma di questioni tecniche legate all’approvvigionamento di materie prime. Gli oligopoli (che in alcuni dei casi di cui sto trattando si avvicinano a monopoli di fatto) portano i loro esponenti a rischio di abuso di posizioni dominanti. Uno scenario molto pericoloso per le catene di approvvigionamento globale, qualora ci fossero crisi politiche, commerciali o shock derivati da interruzioni tecniche.
Pensate per esempio a qualcosa di assurdo, come l’eventualità che un paladino del libero commercio come gli USA dichiarasse guerre tariffarie alla Cina o che un conflitto militare – che so, in Ucraina o in Iran – generasse indirettamente blocchi commerciali contrapposti tra Unione Europea e colossi alleati a Pechino…
Sarcasmo a parte, la realtà ha già confermato i timori degli analisti. O meglio, i timori degli analisti si fondano su alcune decisioni già in atto. La Cina, infatti, ha adottato alcune restrizioni commerciali nel mercato delle matrici negli ultimi due anni (e non è la prima volta che accade). Secondo lo stesso report della IEA, oltre il 55 per cento di alcune matrici strategiche è oggetto di restrizioni. Per esempio, nel 2024 la Cina ha limitato l’export di gallio, germanio e alcune terre rare verso gli USA e nel 2025 lo ha fatto anche il Congo con il cobalto, per frenare il calo dei prezzi di questa materia prima essenziale per la transizione energetica. Non solo materie ma anche know-how: recentemente Pechino ha limitato l’export di alcune tecnologie di raffinazione del fosforo e del litio.
Insomma, pare che più della metà di un ampio gruppo di matrici utili soprattutto alla transizione energetica sia soggetta a qualche forma di controllo sulle esportazioni e che lo stesso accada per le tecnologie legate alla loro trasformazione. E quando c’è di mezzo l’energia, il rincaro dovuto all’uso di opzioni fossili in luogo delle rinnovabili ha un grave impatto sistemico sulle economie nazionali coinvolte.







