Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita, ha registrato nel 2025 un calo dei profitti del 12 per cento dovuto ai prezzi bassi del greggio, di cui il regno è il maggiore esportatore al mondo.
I PREZZI DEL PETROLIO IERI E OGGI
Effettivamente, l’anno scorso i prezzi del petrolio sono stati del 15 per cento più bassi rispetto al 2024, attestandosi su una media di 68 dollari al barile. La situazione attuale, invece, è completamente diversa: per effetto della guerra all’Iran e dell’impossibilità di attraversamento dello stretto di Hormuz, infatti, il valore del Brent – il contratto di riferimento internazionale basato sul mare di Nord – è arrivato a 120 dollari lunedì, per poi calare intorno ai 90 dollari il giorno successivo.
Rispetto a un anno fa, insomma, la differenza è notevolissima e il rincaro potrebbe avere un impatto drammatico sull’economia globale, qualora il conflitto in Medioriente dovesse protrarsi a lungo. In teoria, l’aumento dei prezzi del greggio favorisce Saudi Aramco, che potrà incassare di più dalle vendite; nella pratica, però, la società – così come gli altri produttori del golfo Persico – ha difficoltà a esportare per via della chiusura dello stretto di Hormuz al traffico marittimo: per questo motivo ha dovuto riorientare una parte dei suoi carichi verso il mar Rosso.
“CONSEGUENZE CATASTROFICHE”
L’amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha dichiarato che la guerra con l’Iran potrebbe avere delle “conseguenze catastrofiche” per i mercati petroliferi mondiali qualora lo stretto di Hormuz dovesse restare bloccato a lungo: in condizioni normali, per questo braccio d’acqua transita ogni giorno circa un quinto di tutto il gas e del petrolio trasportati via mare.
Secondo Saad al-Kaabi, amministratore delegato della compagnia energetica statale QatarEnergy, il prezzo del petrolio potrebbe raggiungere i 150 dollari al barile nel giro di qualche settimana se le navi non riusciranno ad attraversare lo stretto.
IL PRIMO BUYBACK DI SAUDI ARAMCO
Nonostante il calo dei profitti nel 2025, Saudi Aramco ha annunciato comunque un programma di riacquisto di azioni proprie (buyback) dal valore massimo di 3 miliardi di dollari, per un periodo di diciotto mesi. Si tratta del primo buyback per la società, che finora aveva ricompensato gli azionisti attraverso la restituzione di corposi dividendi: quello del quarto trimestre del 2025 è valso 21,1 miliardi di dollari. Le azioni riacquistate verranno poi vendute ai dipendenti.
I RISULTATI DI SAUDI ARAMCO NEL 2025
Nel 2025 Saudi Aramco ha registrato un utile netto di 93,4 miliardi, inferiore alle attese degli analisti (95,6 miliardi) e ha riportato un crollo dell’utile netto di oltre il 20 per cento nel trimestre finale dell’anno (a circa 17,8 miliardi) per via dell’aumento dei costi operativi. Il fatturato totale è diminuito del 7,2 per cento, a 415,8 miliardi, a causa del calo dei prezzi del greggio e dei derivati petroliferi.
Sono risultati negativi anche per lo stato saudita, che possiede l’81 per cento di Saudi Aramco e che dipende dal petrolio per oltre la metà delle entrate pubbliche. Il 16 per cento della società è detenuto dal fondo sovrano saudita Public Investment Fund.
Gli investimenti sono valsi 50,1 miliardi di dollari, e quelli previsti per l’anno corrente sono compresi tra i 50 e i 55 miliardi. Nel 2025 la produzione di idrocarburi è ammontata a quasi 13 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno, rispetto ai 12,4 milioni del 2024. Le riserve totali sono diminuite a 247,2 miliardi di barili di petrolio equivalente, rispetto ai 250 miliardi di barili del 2024.
L’amministratore delegato Nasser ha spiegato che Saudi Aramco prevede che i progetti sul gas garantiranno un’ulteriore produzione di idrocarburi per 1 milione di barili al giorno entro il 2030. A suo dire, nel 2026 la domanda petrolifera mondiale raggiungerà il valore record di 107,3 milioni di barili al giorno, trainata dai carburanti per i trasporti e dalla petrolchimica.
I DIVIDENDI
In totale, nel 2025 Saudi Aramco ha pagato dividendi per 85,5 miliardi, una somma decisamente inferiore ai 124 miliardi del 2024. I dividendi attesi per il 2026 ammontano a 87,6 miliardi.







