Energia

Saipem, ecco le aziende americane e svizzere che puntano a comprare il drilling da Cao

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Helmerich and Payne, Patterson-Uti, Pioneer Energy services e Transocean sono tra i gruppi interessati a rilevare le attività di drilling di Saipem. Tutti i dettagli

La lista dei pretendenti è ben nutrita anche se per il momento “si valutano tutte le opzioni strategiche” sulla divisione drilling di Saipem, come ha ricordato lo stesso ceo dell’azienda Stefano Cao in occasione dell’ultima conference call.

La decisione verrà presa comunque entro fine 2019, ha evidenziato Mf/Milano Finanza sottolineando come, secondo fonti finanziarie, “la società di ingegneria e servizi petroliferi sta impegnando questi mesi a sondare l’interesse di altre compagnie, soprattutto americane e accomunate da un certo attivismo nel ricercare alleanze e riassetti”.

LA ROSA DELLE AZIENDE PRONTE A RILEVARE LA DIVISIONE DRILLING

Ad anticipare l’intenzione di Saipem di vendere la divisione drilling era stata l’agenzia Bloomberg, come ricordato da Start Magazine. Gli advisor che si stanno occupando dell’operazione sono Citi e Morgan Stanley e, secondo Mf/Milano Finanza, “nella rosa delle società entrate nel mirino di Saipem ci sarebbero società specializzate nelle perforazioni come Helmerich and Payne, Patterson-Uti e Pioneer Energy services. Contatti sarebbero stati presi anche con la società svizzera Transocean” e tra le candidate “ideali ci sarebbe stata anche la società britannica Noble Co che però al momento ha problemi di cassa e di indebitamento tali da sconsigliare lo shopping”.

CHI SONO I POSSIBILI ACQUIRENTI

La Helmerich and Payne è un’azienda statunitense attiva nel drilling in tutto il mondo con un fatturato di oltre 2,4 miliardi di dollari nel 2018 e quasi diecimila dipendenti. La Patterson-Uti, nata dalla fusione di due compagnie nel 2001, ha sede a Houston nel Texas e anch’essa si occupa di perforazioni e attività connesse con le estrazioni petrolifere e del gas. Altra azienda americana, ma con sede a San Antonio sempre in Texas, è la Pioneer Energy services, fondata nel 1968 e attiva soprattutto negli Stati Uniti e in Colombia. Infine, la svizzera Transocean, fondata negli anni ’50, vanta un fatturato 2015 di oltre 7 miliardi di dollari e oltre novemila dipendenti.

MA QUANTO VALE LA DIVISIONE DRILLING?

Gli analisti di Equita hanno scritto che le “due divisioni rappresentano il 10% del fatturato di gruppo atteso per il 2019 (889 milioni di euro) e il 30% dell’ebitda (273 milioni, di cui gli analisti stimano 132 milioni offshore e 141 milioni onshore)”. Ma sulle valutazioni, gli analisti si dividono.

Kepler Cheuvreux valuta le divisioni drilling quasi 2 miliardi di euro e giudica a sua volta in maniera positiva la cessione degli asset. Uscire dal business del drilling, commenta Kepler Cheuvreux, “avrebbe senso perché non offre sinergie operative con i segmenti core dell’Engineering and Construction”. Per Fidentiis “negli ultimi cinque anni le attività di perforazione hanno subito svalutazioni per 2,2 miliardi di euro e l’attuale valore contabile delle immobilizzazioni delle due attività è di circa 1,8 miliardi”.

Banca Imi, ricorda Mf/Milano Finanza, ha scritto che “le due divisioni hanno registrato un Ebitda di 360 milioni nel 2018, circa il 35% del totale rettificato, con la divisione di perforazione offshore che si trova in un contesto di mercato difficile, con compressione dei margini e tassi di utilizzo relativamente bassi. La divisione onshore, invece, sta mostrando una leggera ripresa in termini di tasso di utilizzo. I multipli dei concorrenti viaggiano a circa 9-11 volte il rapporto Ev/ Ebitda, dal che deriva una valutazione potenziale delle cessioni compresa fra 3 e 4 miliardi di euro”.

LA FLOTTA SAIPEM SULLE DIVISIONI DRILLING

A giugno 2018, secondo quanto riporta la semestrale, la flotta drilling offshore di Saipem si compone di dodici mezzi, così suddivisi: sei unità ultra deep-water e deep-water per operazioni oltre i 1.000 metri di profondità (le drillship Saipem 10000 e Saipem 12000; i semisommergibili Scarabeo 5, Scarabeo 7, Scarabeo 8 e Scarabeo 9), due high specifications jack-up per operazioni fino a 375 piedi di profondità (Perro Negro 7 e Perro Negro 8), tre standard jack-up per attività fino a 300 piedi (Perro Negro 2, Perro Negro 4 e Perro Negro 5) e un barge tender rig (Saipem TAD). Tutte le unità sono di proprietà di Saipem. La flotta drilling offshore ha operato nell’offshore di Cipro, in Egitto (sia nel Mediterraneo, sia nel Mar Rosso), nel Mar Nero, in Marocco (lato atlantico), in Medio Oriente, in Congo e in Vietnam. A giugno 2018 la flotta drilling onshore di Saipem si compone di ottantasette unità, di cui ottantaquattro di proprietà e tre di terzi in gestione a Saipem. Le aree di presenza sono state l’America Latina (Perù, Bolivia, Colombia, Ecuador e Argentina), il Medio Oriente (Arabia Saudita e Kuwait), il Kazakhstan, l’Italia e l’Africa (Congo e Marocco).

AGGIORNAMENTI AL DOSSIER IL 18 APRILE

“Per quanto riguarda invece il drilling onshore, Saipem ha da poco acquisito nuovi contratti, ed estensioni di altri già vigenti, per circa 220 milioni di dollari. Si tratta di commesse distribuite tra Bolivia, Arabia Saudita, Perù, Marocco e Romania – evidenzia Mf/Milano Finanza -. Il mercato si attende qualche aggiornamento sul dossier, già il 18 aprile prossimo, quando l’ad Cao incontrerà di nuovo gli analisti per commentare i risultati del primo trimestre 2019”.

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