La Russia ha deciso di prolungare di un mese, fino alla fine di agosto, il divieto di esportazione di gasolio, la cui scadenza era inizialmente prevista per il 31 luglio. Le restrizioni – che riguardano anche la benzina e il jet fuel, cioè il cherosene per gli aerei – erano state introdotte per tutelare il mercato interno dei carburanti dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie di petrolio, che hanno causato problemi alle forniture e aumenti dei prezzi.
La scorsa settimana il vice-primo ministro Alexander Novak ha fatto sapere che le restrizioni alle esportazioni di benzina rimarranno in vigore fino alla fine dell’anno, mentre l’export ban sul gasolio verrà rimosso quando le condizioni di mercato si saranno riprese, forse già a metà agosto.
QUANTO PESA LA RUSSIA NEL MERCATO DEL GASOLIO
Prima degli attacchi ucraini alle raffinerie, la Russia era la seconda maggiore esportatrice di gasolio al mondo, dopo gli Stati Uniti: nel 2025 ha esportato in media 817.000 barili al giorno; lo scorso giugno – quando l’Ucraina ha colpito una grossa raffineria vicino Mosca – il livello è sceso a 400.000 barili al giorno, calato ulteriormente intorno ai 234.000 barili nei primi dieci giorni di luglio.
SI ACCENDE LA COMPETIZIONE SULLE FORNITURE
Il ban russo rischia di restringere ulteriormente il mercato del gasolio, già in squilibrio per via della guerra in Medioriente: il blocco dello stretto di Hormuz – la via d’acqua più importante al mondo per il commercio dei combustibili fossili – sta limitando le capacità di esportazione dei paesi produttori del golfo Persico, riducendo l’offerta di carburanti disponibile e facendo crescere i prezzi.
Nell’impossibilità di accedere al gasolio russo, grandi acquirenti come il Brasile e la Turchia si ritroveranno a competere con i paesi europei per l’accaparramento dei carichi statunitensi.
LA SITUAZIONE IN EUROPA E IN ITALIA
L’Europa è in difficoltà sul gasolio perché la maggior parte delle raffinerie del continente sono progettate per produrre benzina, mentre il fabbisogno di diesel viene soddisfatto dalle importazioni, soprattutto dagli Stati Uniti e dal Medioriente: queste ultime forniture, però, sono oggi limitate.
Carenze e rincari di gasolio rischiano di avere conseguenze economiche notevoli perché si tratta del carburante più utilizzato per il trasporto delle merci e per il funzionamento dei mezzi agricoli e macchine edili: una salita dei prezzi del gasolio, dunque, potrebbe riflettersi sui prezzi dei beni di consumo, andando a ridurre il potere d’acquisto dei cittadini.
Recentemente il governo di Giorgia Meloni, proprio per contrastare la risalita dei prezzi, ha ripristinato la riduzione delle accise e dell’Iva sul gasolio: lo sconto – un intervento da 125 milioni di euro – sarà di 17 centesimi al litro e resterà in vigore fino al 6 agosto.





