Energia

Snam e Terna, ecco come Renzi e Padoan fecero accomodare i cinesi in Cdp Reti

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Cassa depositi e prestiti

Ci si preoccupa molto per l’ormai prossima adesione italiana alla Via della Seta cinese, ma molti di quelli che oggi strepitano o tacquero o addirittura applaudirono, meno di 5 anni fa, quando l’Italia si aprì a quella che potremmo chiamare “Via della Seta energetica”. Ossia l’ingresso del colosso di Pechino, China State Grid, in Cdp Reti che ha quote strategiche di Snam e Terna. L’approfondimento di Daniele Capezzone

(Estratto di un articolo di Daniele Capezzone pubblicato sul quotidiano La Verità fondato e diretto da Maurizio Belpietro)

Ci si preoccupa molto (e con valide ragioni) per l’ormai prossima adesione italiana alla Via della Seta cinese, ma molti di quelli che oggi strepitano o tacquero o addirittura applaudirono, meno di 5 anni fa, quando l’Italia – di fatto senza dibattito – si aprì a quella che potremmo chiamare “Via della Seta energetica”. premier era Matteo Renzi e ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

QUANDO CHINA STATE GRID ENTRO IN CDP RETI E DUNQUE IN SNAM E TERNA

Come andarono le cose? Nell’estate del 2014, protagonista dell’operazione fu il gigante cinese China State Grid: dove “State” fa capire che si tratta di un’azienda pubblica e “Grid” non va confuso con “greed” (“avidità” in inglese), ma vuol dire “rete”.

CHE COSA FA IL COLOSSO CINESE

Stiamo parlando della più grande utility al mondo, un colosso – allora – da 298 miliardi di dollari di ricavi, impegnato nella costruzione e nella gestione della rete energetica operante sull’88% del territorio cinese, oltre che strumento per aggressive strategie di proiezione internazionale.

L’OPERAZIONE IN CDP RETI BENEDETTA DA RENZI E PADOAN

Il gigante di Stato di Pechino si aggiudicò ben il 35% di Cdp Reti, la società della Cassa depositi e prestiti che si occupa delle reti: quindi sono entrate in gioco le reti energetiche italiane, incluse Snam e Terna.

CHI SONO STATI I PROTAGONISTI DELL’OPERAZIONE

L’operazione fu perfezionata tra il 30 e il 31 luglio del 2014, quando l’ad di Cdp Giovanni Gorno Tempini e il presidente del colosso cinese Zhu Guangchao firmarono un’intesa a Palazzo Chigi alla presenza del premier Renzi. Un Padoan esultante parlò di “una tappa molto importante, ma solo una tappa, del processo di integrazione economica tra Italia e Cina che si va rafforzando quotidianamente”.

I TERMINI DELL’ACCORDO FRA CDP E CHINA STATE GRID PER SNAM E TERNA

Prezzo? Poco più di 2 miliardi. Per i cinesi, un affarone: l’investimento non solo era considerato sicuro e in grado di garantire un flusso costante di cassa, ma era inquadrato in una più ampia strategia per fare dell’Italia il proprio hub nel cuore dell’Europa, un passo avanti verso l’espansione delle loro attività globali. Di più: i cinesi, con l’ingresso in un vasto mercato fortemente deregolamentato, si collocavano in posizione privilegiata per eventuali dismissioni di utility da parte di enti locali italiani alle prese con conti in dissesto.

CHE COSA DISSERO I DIFENSORI DELL’OPERAZIONE

I difensori dell’operazione dissero: 2 miliardi non sono pochi, e l’Italia mantiene la quota di controllo. Affermazioni vere, per carità. Peraltro, i mainstream media italiani, grandi supporter dell’operazione, si affrettarono a giustificare tutto, spiegarono che non c’erano grandi alternative, e che i fondi infrastrutturali esteri, che pure inizialmente avevano mostrato interesse per il dossier, avrebbero poi rinunciato all’investimento.

TUTTI I DUBBI

Sta di fatto che le interrogazioni parlamentari presentate rimasero senza risposta. E nessuno diede spiegazioni convincenti su almeno quattro punti. Primo: perché fu scelto proprio quel partner, geopoliticamente così discutibile? Secondo: perché, in un paese in cui il dibattito politico avviene su vicende anche piccolissime, su una questione così grande ci fu invece un gran silenzio? Terzo: perché coinvolgere un partner così aggressivo in un settore strategico e ultrasensibile per la sicurezza nazionale come quello delle reti? Quarto: perché non fu seguita la strada maestra di una gara internazionale?

LE CONTORSIONI E LE CONTRADDIZIONI

Un po’ tutti, all’epoca, rimasero afoni. Oggi invece strillano. Ma le conseguenze della scelta di allora possono farsi sentire proprio adesso. Sarà duro tenere anche il tema della banda larga fuori da quella “scatola”. E sarà ancora più complicato spiegare ai partner atlantici (Washington in testa) come mai, in 5 anni, si siano aperte a Pechino prima le porte delle reti e poi quelle di altre infrastrutture fisiche decisive (porti).

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