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Qual è il ruolo della Cina nella diga Gerd tra Etiopia, Egitto e Sudan

Gerd

L’articolo di Giuseppe Gagliano sulla diga Gerd che sorge in Etiopia e rappresenta circa l’85% dell’acqua che alla fine scorre attraverso il fiume Nilo a valle in Sudan ed Egitto

 

Quando il 19 luglio si è diffusa la notizia che il gigantesco serbatoio dietro la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) era pieno di acqua del Nilo Azzurro, molti etiopi erano euforici.

“Congratulazioni all’Etiopia e agli amici dell’Etiopia”, ha twittato il ministro dell’Acqua del paese, Seleshi Bekele, descrivendo la diga da 5 miliardi di dollari come “un bene infrastrutturale di protezione per i paesi a valle”, nonché un trionfo ingegneristico.

Tuttavia per il Sudan ed Egitto la notizia è stata accolta con molto meno entusiasmo.

In effetti, sia Il Cairo che Khartoum hanno protestato a gran voce per la diga, temendo che minacci il loro accesso alle vitali acque del fiume Nilo.

La Cina, uno dei principali investitori in tutti e tre i paesi, ha il potere economico in linea teorica di conciliare i contrasti.

Come sappiamo il GERD idroelettrico si trova sul Nilo Azzurro, che sorge in Etiopia e rappresenta circa l’85% dell’acqua che alla fine scorre attraverso il fiume Nilo a valle in Sudan ed Egitto.

L’uso di quest’acqua è attualmente regolato da due trattati, datati 1929 e 1959. In base a questi, quasi tutto il corso del Nilo è assegnato all’Egitto, con una quantità minore al Sudan e quasi nulla all’Etiopia.

L’uso di queste acque per il GERD è vitale, afferma l’Etiopia, nei suoi sforzi per uscire dalla povertà.
In effetti, secondo i dati più recenti della Banca mondiale, circa un quinto dei 109 milioni di abitanti del paese vive ancora con meno di 1,90 dollari al giorno.
La diga – programmata per essere la più grande dell’Africa una volta completata – sarà in grado di generare circa 6,45 gigawatt di elettricità, alimentando sia l’economia nazionale dell’Etiopia che quella dei suoi vicini attraverso le esportazioni di elettricità.

Tuttavia, molti milioni di egiziani – e sempre più anche sudanesi – dipendono dall’acqua del Nilo per il loro sostentamento, con il Cairo e Khartoum preoccupati che la diga possa tagliare questa fornitura, in particolare in periodi di siccità.

Gli ultimi anni hanno quindi visto ripetuti sforzi per negoziare un nuovo accordo per la condivisione dell’acqua tra i tre paesi, sotto l’Unione Africana o l’Onu. Anche l’Unione europea aveva promesso che avrebbe cercato uno soluzione ma il suo tentativo di mediazione si è rivelato assolutamente irrilevante e irrisorio.

Tutti questi sforzi, tuttavia, non sono riusciti a trovare una soluzione, mentre la diga si è avvicinata sempre di più al completamento.

Sebbene gran parte del finanziamento di GERD provenga da sottoscrizioni pubbliche e da tasse sugli etiopi all’estero, molto è venuto anche da prestiti esteri. Nel 2013, la Cina ha anticipato infatti 1,3 miliardi di dollari al paese per costruire linee di trasmissione dalla diga. Anche aziende cinesi, come China Gezhouba Group e Voith Hydro Shanghai, sono state coinvolte nella costruzione di GERD.
Nel complesso, inoltre, la Cina è la più grande fonte di investimenti diretti esteri per l’Etiopia, secondo le Nazioni Unite, rappresentando circa il 60% di tutti i nuovi progetti finanziati dall’estero nel paese nel 2019.Ma la Cina investe anche in Sudan: infatti la China Harbour Engineering è dietro la Belt and Road Initiative da 141 milioni di dollari per il porto di Haidob sul Mar Rosso, con ulteriori investimenti cinesi in agricoltura, estrazione mineraria e petrolio.

In Egitto, le banche cinesi stanno finanziando circa l’85% del nuovo capitale amministrativo da 3 miliardi di dollari, in costruzione al di fuori del Cairo, dove la compagnia statale cinese di costruzioni e ingegneria è uno dei principali appaltatori.

Anche nel 2019 la Cina ha registrato la cifra record di 7 miliardi di dollari di investimenti in Egitto. Ciò fornisce potenzialmente alla Cina una grande leva economica con tutti i partecipanti alla disputa GERD. D’altronde la Cina è già intervenuta nella regione. È stato un attore chiave nei negoziati del 2015 che hanno posto fine al conflitto tra Sudan e Sud Sudan, dove la Cina ha importanti investimenti nell’industria petrolifera.

Tuttavia, per la Cina sussistono anche alcune ragioni principali per rimanere cauta.

In primo luogo, l’obiettivo dei negoziati tra Egitto, Sudan ed Etiopia è sempre stato quello di arrivare a un accordo soddisfacente su quanta acqua debba ricevere ogni paese.
Tuttavia, la Cina non ha mai siglato un accordo definitivo di condivisione dell’acqua con nessun paese a valle. Infatti, sebbene molti dei fiumi più importanti dell’Asia, come il Mekong, l’Indo, il Gange e l’Irrawaddy sorgano in Tibet, la Cina è uno dei soli tre paesi al mondo – insieme a Turchia e Burundi – che non hanno mai firmato una convenzione delle Nazioni Unite del 1997 sulla condivisione dell’acqua del fiume.

In secondo luogo, anche la portata degli investimenti cinesi in Etiopia, Egitto e Sudan la induce ad avere un atteggiamento più cauto. Proprio allo scopo di superare questo stallo, il Senegal potrebbe svolgere un ruolo molto rilevante. Proprio alla luce di questo, l’Egitto intenderà sostenere la candidatura del Senegal alla presidenza dell’Unione africana. Ebbene questa partnership non deve sorprendere visto che proprio il 9 luglio è stato firmato un protocollo d’intesa tra due nazioni per la realizzazione di un joint business Council egiziano-senegalese, volto a raddoppiare il volume degli scambi bilaterali, che si attestava a 67,6 milioni di dollari nel 2020 e si prevede che possa superare i 200 milioni di dollari nei prossimi tre anni. Partendo da questa base di relazione molto solida il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry ha visitato Dakar lo scorso aprile, per discutere con il presidente Macky Sall proprio sulla Gerd.

Ma in questa delicata e complessa partita diplomatica anche il Sudan gioca le sue carte: infatti intende ottenere il sostegno del Senegal proprio per la questione della diga. Non a caso il ministro degli Esteri sudanese, Maryam al-Mahdi, ha invitato Sall a fare pressione sull’Etiopia affinché si convinca a firmare un accordo vincolante sulla gestione della diga. Ma anche la stessa Etiopia si è mossa in questo senso: l’ambasciatore etiope a Dakar, Melaku Legesse, ha incontrato Sall il 4 luglio e le due parti si sono confrontate sulla crisi della GERD.

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