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Il prezzo del petrolio tornerà a schizzare?

Petrolio

Le Big Oil tagliano le esplorazioni di petrolio, ma la domanda potrebbe tornare a crescere (e anche il prezzo) 

L’idea che il petrolio non possa mai più raggiungere livelli di prezzo a tre cifre può sembrare ridicola in un momento in cui la domanda debole dovuta alla pandemia ha bloccato il petrolio a 50 dollari. Di certo c’è che qualsiasi mercato non è statico per sua stessa natura e molti si aspettano che il diffondersi dei vaccini possa aumentare la domanda petrolifera prima della fine dell’anno. Anche se gli analisti cominciano ad avvertire circa l’ipotesi di un imminente deficit di offerta in concomitanza con un taglio delle attività di esplorazione.

CALANO LE NUOVE ESPLORAZIONI

Reuters ha riferito questa settimana, citando i dati di Rystad Energy, che le nuove acquisizioni di leasing onshore e offshore da parte delle prime cinque compagnie petrolifere del mondo sono scese al minimo in almeno cinque anni nel 2020. Naturalmente, gran parte di questo calo è stato causato dalla pandemia, ma è anche la pandemia che sta stimolando un cambiamento potenzialmente permanente nell’agenda di Big Oil.

BP TAGLIA IL PERSONALE PER LE ESPLORAZIONI

Tanto per fare un esempio Bp ha decimato il suo team di esplorazione di petrolio e gas, secondo quanto ha rivelato questa settimana anche un altro articolo di Reuters, citando fonti aziendali. Da più di 700 di qualche anno fa, al momento sono presenti meno di 100 persone nel team, con il resto o licenziato o spostato in divisioni energetiche che si occupano di progetti a basse emissioni di carbonio: la massima priorità di BP per il futuro.

“I venti sono diventati molto freddi nella squadra di esplorazione dall’arrivo di Looney. Questo sta accadendo in modo incredibilmente veloce”, ha scritto Reuters citando un dipendente dell’azienda del team di esplorazione.

Forse la riduzione delle attività di esplorazione è pienamente giustificata dal cambiamento delle priorità per BP e le altre compagnie del settore. Big Oil si sta occupando sempre di più di energia rinnovabile, ricarica di veicoli elettrici e stoccaggio di energia. Tutte le compagnie europee hanno un piano per ridurre la produzione di petrolio a lungo termine. Ad esempio, la BP prevede un taglio di 1 milione di barili al giorno entro il 2030.

LA SPINTA DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA

Il cambiamento nelle priorità per i supermajors europei è in gran parte guidato dalla spinta europea alla transizione energetica che mira a ‘detronizzare’ il petrolio – e successivamente il gas – dal primo posto tra le fonti di energia a favore del solare e del vento. Anche le economie asiatiche hanno piani ambiziosi. “Tuttavia, c’è una piccola possibilità che abbiano sovrastimato il ritmo della transizione energetica”, ha avvertito Oilprice.

Il think tank tedesco Ember si è rallegrato dell’ultimo traguardo raggiunto dall’Europa nella transizione: per la prima volta l’energia rinnovabile ha rappresentato una quota maggiore della produzione di energia in Europa rispetto ai combustibili fossili. Al 38 per cento, l’eolico, il solare e l’idroelettrico hanno battuto il petrolio, il carbone e il gas di un punto percentuale.

IL FREDDO HA RISVEGLIATO IL RUOLO DEL GAS

Ma potrebbe essere giusto menzionare il crollo della domanda globale di energia che la pandemia ha causato lo scorso anno, che potrebbe aver giocato un ruolo importante nel cambiamento della situazione dell’approvvigionamento energetico dell’Europa. Ne abbiamo visto le prove di recente: all’inizio di questo mese, l’ondata di freddo invernale che ha colpito l’Europa ha spinto i prezzi del gas naturale a massimi pluriennali, come riporta Natural Gas Intelligence, in concomitanza con il calo della produzione di energia eolica e del solare che generalmente non dà del suo meglio durante l’inverno.

LA TRANSIZIONE NON SARA’ COSI VELOCE COME SI PENSA

Per quanto riguarda il petrolio, praticamente tutte le banche e le società di consulenza energetica prevedono un rimbalzo della domanda non appena verrà vaccinato un numero sufficiente di persone che consentirà di tornare alla normalità. Che la forte domanda di petrolio sia ancora parte della normalità dovrebbe essere abbastanza indicativo: la transizione energetica non avverrà così velocemente come molti potrebbero sperare, compresi alcune compagnie petrolifere.

POSSIBILE DEFICIT DI OFFERTA QUEST’ANNO

Le previsioni rialziste sulla domanda di petrolio hanno fatto suonare l’allarme su un possibile deficit in arrivo già quest’anno. Questo può accadere o meno, ma tali avvertimenti alludono alla possibilità che Big Oil, con il suo rapido taglio di nuove esplorazioni di petrolio e gas, potrebbe mettere il carro davanti ai buoi sull’intera questione della transizione energetica. Anche con le intenzioni dell’Ue di scoraggiare gli investimenti nella produzione di petrolio e gas a livello globale.

(Articolo pubblicato su Energia Oltre, qui la versione integrale)

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