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Energia, tutte le frottole sulle cause dell’aumento dei prezzi

Calenda

Gli aumenti dei prezzi dell’energia e alcune bislacche tesi che circolano. Il commento di Gianfranco Polillo

 

Se per legge, in questo periodo, fosse proibito dire stupidaggini, la campagna elettorale non si farebbe. Troppo forte è la tentazione da parte di pseudo esperti, giornalisti, imbonitori di vario genere e natura, di cavalcare qualsiasi cosa sia in grado di portare acqua al proprio mulino. Ed ecco allora, con sovrano sprezzo di ogni pericolo, sostenere l’inverosimile. Fino alle più stravaganti teorizzazioni.

Per Libero, grazie alla puntuta penna di Paolo Becchi e di Giovanni Zibordi, l’interrogativo è d’obbligo. “Siamo nel mezzo di una crisi senza precedenti – osservano – interi settori industriali stanno soffrendo perché il prezzo da 50 euro per megawatt è esploso a 300 euro di media. È colpa di Putin? Non proprio, il prezzo è esploso nell’estate del 2021, pochi mesi dopo che Draghi è andato al governo”. Elementare Watson.

Ma perché Draghi? Cercano quindi di argomentare: “Sia Draghi che il Pd e il M5S in particolare hanno sempre sostenute in tutte le sedi quelle politiche di restrizioni, limitazioni e divieti per nucleare, carbone, estrazione di gas e petrolio. Soprattutto però, quando il problema è scoppiato il governo italiano non ha fatto niente”- Davvero? Lasciamo perdere le passate limitazioni – allora Draghi era solo presidente della BCE – ma chi ha tentato di mettere un tetto al prezzo del gas? Argomento ancora in discussione in Europa. E se il Governo Draghi fosse nella pienezza dei suoi poteri, forse l’eventuale soluzione sarebbe più vicina.

Non contenti, aggiungono, sempre riferendosi a Draghi: “Anzi, spingendo più di altri per le sanzioni alla Russia ha contribuito ad aggravare una situazione già esplosiva”- Sarebbe stato meglio arrendersi subito. Ed avere i cosacchi, come immortalava un vecchio manifesto della DC, durante le elezioni del ‘48, che si dissetavano nelle fontane di Piazza San Pietro.

Ma a parte ogni altra considerazione è il continuo endorsement a favore di Putin che non funziona. “In realtà il prezzo del gas russo di Gazprom, che viene comprato dagli intermediari, è quasi invariato rispetto ad un anno fa. – scrivono i “nostri” – Così il prezzo del gas che arriva per gasdotto da Algeria e Qatar. Solo una piccola frazione del gas che arriva, quello comprato sul mercato “Ttf” in Olanda come gas liquefatto è in realtà aumentato di 15 volte. Ma come mai allora il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è aumentato dello stesso ammontare, se appunto l’80 o 90% viene prodotto usando gas russo che costa come prima?”.

Ma è veramente così? Il prezzo dell’energia ha avuto questo balzo in avanti? Secondo il dati dell’ARERA non sembrerebbe. L’ARERA, com’è noto, è l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Dai dati relativi al prezzo dell’energia, si evince che i prezzi sono ovviamente aumentati, ma non nella misura indicata dai due giornalisti. Per le utenze domestiche, ad esempio, in regime di maggior tutela, il costo della materia prima è stato pari, in media, a 9,40 euro per kilowattora nel 2019, a 7,36 l’anno successivo, a 13,73 nel 2021 e 34,40 in questi primi mesi dell’anno.

Aumenti, si badi bene, più che sostanziosi, ma che poco hanno a che vedere con le cifre indicate dai due autori. Il perché è semplice. È dato proprio da quel mix di forniture (GNL, gas delle forniture “take or pay”, petrolio, carbone, rinnovabili, idroelettrica e via dicendo) utilizzato nelle centrali per produrre elettricità. Tra questi diversi input esiste una qualche relazione? Ovviamente. Ma è molto più complicata di quanto a prima vista potrebbe sembrare.

Prendiamo il caso delle ultime decisioni di Gazprom di portare al 20 per cento le normali forniture di gas tramite il Nord stream. Il tutto motivato da vaghezze manutentrici. L’effetto immediato è stato quello di spingere il prezzo del GNL ad oltre 202 euro il kilowattora. Riflesso e conseguenza di una minore offerta a fronte di una domanda in continua espansione nella lotta contro il tempo, al fine di accrescere gli stoccaggi per far fronte alle difficoltà del prossimo inverno. Come si vede, la Russia è in grado di influenzare, come meglio crede, l’intero mercato.

C’è solo questo? Ma no: basta guardare ai cambiamenti intervenuti nei rapporti di cambio tra il dollaro e l’euro. La svalutazione di quest’ultimo sarà pure legato a tanti fattori, come la diversa e più spinta politica monetaria d’oltre Atlantico, ma certamente la maggiore vulnerabilità energetica dell’Europa indubbiamente ha pesato. Il che solleva, a sua volta, tanti altri interrogativi. Ma Putin c’è l’ha veramente con gli Stati Uniti o, invece, punta soprattutto ad indebolire l’Europa? In attesa di capire, sarebbe meglio non sparare alla luna.

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