Energia

Petrolio, chi teme e perché gli schizzi troppo alti dei prezzi

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Il rally dei prezzi del petrolio preoccupa il colosso petrolifero BP: tornare sulle montagne russe non può che danneggiare l’industria e l’economia globale. Lo ha detto il Ceo Bob Dudley parlando alla Oil & Money conference di Londra che si è chiusa ieri (proprio mentre le Borse mondiali vivevano un mercoledì nero).

PERCHE’ I PREZZI ALTI DEL PETROLIO NON SONO SOSTENIBILI

Dudley ha ammonito che una risalita dei prezzi del greggio, già sugli 80 dollari al barile, non è sostenibile: l’industria dell’oil&gas ha lavorato sodo per ridurre i suoi costi strutturali e un boom dei prezzi come nel 2014 (106 dollari al barile a giugno, ma un anno dopo il prezzo era crollato a 40 dollari) può destabilizzare il mercato e limitare gli investimenti.

IL CUORE DEL PROBLEMA ENERGETICO SECONDO BP

Investimenti inadeguati sono per Dudley il maggior rischio che oggi corre l’industria del petrolio chiamata a trasformarsi per partecipare alla missione globale di riduzione delle emissioni di gas serra. I gruppi dell’oil&gas possono assicurarsi l’adeguamento a norme ambientali sempre più severe solo spendendo in tecnologia.

LA NECESSITA’ DI UN MIX DI FONTI ENERGETICHE

Dudley ha ribadito il ruolo che l’industria oil&gas vuole continuare a svolgere nella transizione verso le fonti di energia rinnovabile e nella lotta al cambiamento climatico. Ha definito la realizzazione di impianti a carbone come il cuore del problema e ha invece sostenuto l’utilizzo di un mix di fonti in cui le rinnovabili hanno un peso crescente ma senza pensionare, per ora, le fonti fossili. Nelle stime di Dudley, nel 2040 le rinnovabili soddisferanno un terzo del fabbisogno energetico mondiale, ma gli altri due terzi saranno ancora coperti da petrolio e gas. Per questo occorre evitare il rischio sottoinvestimento: servono le tecnologie, in particolare quelle di Carbon Capture, per rendere l’uso delle fonti fossili più sostenibile per l’ambiente.

STRANDED ASSETS, UN NON PROBLEMA

Dudley ha anche detto che chi “spinge per requisiti di disclosure che finiscono col creare confusione,  solleva lo spauracchio del rischio sistemico al sistema finanziario dagli stranded assets e fa campagna per i disinvestimenti col fine ultimo di far uscire petrolio e gas dal fuel mix” è forse animato da buone intenzioni ma senza rendersi conto che “sottoinvestire nell’esplorazione oil&gas potrebbe avere gravi implicazioni per la stabilità finanziaria, perché una fornitura ristretta può portare a un aumento dei prezzi e a un rallentamento della crescita economica globale”.

Il concetto di “stranded assets” o risorse bloccate, introdotto da Carbon Tracker Initiative (CTI), si riferisce alle riserve di petrolio che potrebbero diventare inutilizzabili se le leggi per contenere le emissioni di anidride carbonica dovessero diventare troppo restrittive. Secondo alcune linee di pensiero, prezzi alti del barile aiutano a sbloccare le riserve, mentre prezzi bassi aumentano i rischi finanziari. Per Dudley, tuttavia, le multinazionali del petrolio hanno la flessibilità per ridisegnare il loro business anche con un quadro normativo più severo sulle emissioni di gas serra. Sempreché i prezzi del greggio non tornino sulle montagne russe: BP sta disegnando le sue strategie di lungo termine su un prezzo intorno ai 60-65 dollari al barile.

IL MERCATO DEL PETROLIO E LA RUSSIA

Dudley non è il primo a dire che il prezzo del greggio a 80-100 dollari non è sostenibile (qui tutte le previsioni analisti). Bank of America Merrill Lynch, per esempio, ha alzato l’attesa per il prezzo del Brent a fine 2019 a 95 dollari al barile e avverte che alla fiammata dei prezzi potrebbe seguire un crash. Tra gli elementi di incertezza ci sono le economie dei paesi emergenti, la cui domanda potrebbe crollare con prezzi del petrolio troppo alti, il calo dell’offerta conseguente alle sanzioni degli Stati Uniti all’Iran (dal primo novembre) e il collasso dell’industria petrolifera venezuelana.

Per Dudley c’è un altro fattore che può pesare sulle quotazioni del petrolio e sui rifornimenti soprattutto per i paesi europei: un’escalation delle sanzioni alla Russia che punisca le aziende dell’oil&gas come già fatto con il colosso dei metalli Rusal. “Se dovessero essere applicate sanzioni contro Rosneft, Lukoil o Gazprom, sulla falsariga di quelle contro Rusal, si farebbero virtualmente crollare i sistemi energetici europei”, ha detto Dudley. Dudley ha ricordato che siede nel board di Rosneft, in cui BP ha una partecipazione, e ha sottolineato come BP si sia scrupolosamente adeguata alle sanzioni internazionali alla Russia.

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