Energia

Petrolio: perchè l’Arabia Saudita (ora) vuole il congelamento della produzione

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Da nemici a possibili alleati: potrebbe essere vicino un accordo tra Arabia Saudita e Iran per il congelamento della produzione di petrolio. Riad ha già dato la sua disponibilità, mentre Teheran fa slittare le speranze a novembre, al prossimo incontro Opec

Nessun accordo tra Iran e Arabia Saudita sul congelamento della produzione di petrolio. O, almeno, nessun accordo al vertice straordinario dell’Opec – il cartello dei paesi produttori di petrolio – in corso in queste ore ad Algeri.

Come racconta Bloomberg, l’Arabia Saudita si dice pronta al compromesso con l’Iran, mentre Teheran “non è pronto a concludere un accordo sul congelamento della produzione”, fa sapere il ministro del petrolio della Repubblica Islamica. Bijan Namdar Zanganeh. “Raggiungere un’intesa in due giorni non fa parte della nostra agenda, abbiamo bisogno di tempo e di consultazioni più ampie”. Insomma, i segnali positivo ci sono, ma l’accordo potrebbe arrivare solo alla prossima riunione del cartello, a Novembre.

Mancato accordo, prezzi petrolio al ribasso

Se è vero che un accordo tra i Paesi dell’Opec per il congelamento della produzione sembri sempre più vicino, è anche vero che il vertice di Algeri rappresenta solo un ennesimo fallimento, che ha innescato una nuova tendenza ribassista del prezzo del petrolio. I future Wti hanno ceduto 63 centesimi a 45,30 dollari e quelli sul Brent arretrano di 70 centesimi a 46,65 dollari, nella giornata del 27 settembre.

Anche gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato le previsioni sul prezzo, per il quarto trimestre, da 50 a 43 dollari al barile. Anche se un accordo dovesse arrivare, infatti, la domanda sarebbe ancora superiore all’offerta.

Perchè l’Arabia Saudita è pronta a cedere?

Iran vs Arabia SauditaLa volontà di un accordo da parte dell’Arabia Saudita, eterna rivale di Teheran, riassume la situazione di crisi del Paese (ma è anche segnale di una rinnovata intesa con Mosca). L’eccesso di produzione e i bassi prezzi del petrolio non solo un fatto economico, ma il risultato di un problema geopolitico e di una guerra che vede contrapporsi due Paesi in posizioni e situazioni differenti.

“I due paesi giungono da posizioni differenti”, spiega Jason Tuvey, economista per il Medio Oriente della società di consulenza Capital Economics. “L’Iran è stato soggetto a sanzioni sino a poco tempo fa, e sta godendo gli effetti di un ritorno degli investimenti e dell’aumento della produzione. Per non parlare dei nuovi contratti petroliferi che dovrebbero presto rilanciare l’appetito delle compagnie energetiche straniere. L’Arabia Saudita, di contro, fronteggia dolorosi tagli al bilancio”.

Nello specifico, l’Arabia in questo 2016 , stando alle stime del Fondo Monetario Internazionale, dovrà far fronte ad un deficit di bilancio pari al 13,5 per cento del Pil, metre l’Iran ad un deficit del 2,5%. Insomma un autmento dei prezzi del greggio servirebbe molto di più a Riad, che per riportare il bilancio in pareggio spera un ritorno (almeno) a 67 dollari al barile. All’Iran basterebbero 61 dollari al barile.

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