Energia

Perché l’Algeria vuole incassare di più dalle forniture di gas all’Europa

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L’Algeria ha annunciato che intende rivedere i contratti per la vendita di gas naturale con i principali clienti europei. L’analisi di Lorenzo Marinone, responsabile del Desk Medio Oriente e Nord Africa del Centro Studi Internazionali (Cesi)

 

L’annuncio è arrivato come un fulmine a ciel sereno: l’Algeria, ossia il terzo fornitore di gas per l’Europa, intende rivedere i contratti per la vendita di gas naturale con i principali clienti europei.

E’ quanto ha spiegato all’emittente radiofonica pubblica algerina il ministro dell’Energia, Mohamed Arkab, parlando delle difficoltà del suo Paese a mantenere la propria quota di mercato, nonché il primato come fornitore della Spagna,  a causa soprattutto dell’entrata nel mercato del Gnl proveniente dagli Usa.

“Al fine di mantenere la posizione dell’Algeria sul mercato del gas, considerando l’emergere di nuovi produttori di gas da scisto, l’Algeria ha avviato una revisione dei contratti e dei negoziati di lungo termine per mantenere la sua posizione sul mercato”, ha affermato Arkab.

Nel commentare queste dichiarazioni, Lorenzo Marinone, responsabile del Desk Medio Oriente e Nord Africa del Centro Studi Internazionali (Cesi), suggerisce di guardare in due direzioni.

“La prima”, spiega l’analista, “riguarda la posizione dell’Algeria nel panorama energetico non solo Mediterraneo. Qua si parla di gas, e il mercato del gas sta diventando sempre più competitivo, in parte perché alcuni dei massimi produttori globali sono molto flessibili di quanto non lo sia l’Algeria, in parte perché c’è la questione dello shale e dei nuovi produttori che entrano nel mercato. In un panorama del genere, che lascia intravedere dei mutamenti, più tu sei ingessato e poco resiliente col tuo sistema produttivo e più avrai problemi ad adattarti a questa situazione e a reagire ai cambiamenti. La posizione dell’Algeria si spiega dunque – è la conclusione di Marinone – con le sue evidenti difficoltà a navigare nel mercato energetico appena le acque si agitano un po’”.

Il secondo ordine di spiegazioni suggerito da Marinone ha a che fare con questioni tutte interne all’Algeria e in particolare con il travaglio non ancora superato delle dimissioni dell’ex presidente Bouteflika e della successiva transizione che ha portato lo scorso dicembre a eleggere un nuovo presidente in un clima che non ha visto del tutto scemare il malcontento popolare.

A tal proposito, Marinone mette in collegamento l’annuncio del ministro dell’energia “con il piano di riforme economiche che è stato appena annunciato dalla presidenza algerina. Si tratta di un piano molto articolato ma che ha un punto cardine: la promessa di non tagliare i sussidi di cui gode la popolazione algerina. E stiamo parlando di una varietà di sussidi: da quello sui carburanti a quello sull’elettricità. Il nuovo presidente ha promesso che nulla di tutto questo verrà toccato, andando però incontro ad una spesa enorme per il budget algerino che richiede necessariamente un flusso di cassa continuo. Immagino quindi che tentare di mantenere la propria quota di mercato come esportatore di gas significhi garantirsi nel breve e nel medio termine questo flusso di cassa continuativo”.

La mossa di ieri va dunque interpretata anche alla luce del tentativo della nuova dirigenza algerina di assicurarsi la pace sociale. Ma è un tentativo che secondo Marinone non è necessariamente destinato ad andare a buon fine.

“Il problema della classe politica algerina”, spiega infatti l’analista, “è che la transizione post-Bouteflika è tutt’altro che finita. Il movimento di protesta che scese in piazza l’anno scorso prima e dopo le dimissioni di Bouteflika non si è affatto sciolto, sta continuando le sue attività anche se solo on line in questo momento a causa del Covid-19 e cercando di trasformarsi da movimento spontaneistico ad entità più strutturata e capace di un’azione politica incisiva”.

Appare dunque ovvio, in questo contesto, che la dirigenza algerina cerchi di fare il possibile per ammorbidire, continua ancora Marinone, “le difficoltà economiche e sociali che l’Algeria si accinge ad affrontare nell’immediato futuro”, intuendo che dietro di esse si celino nuove tensioni sociali che potrebbero riportare il paese nel caos.

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