Energia

Petrolio, tutte le ipotesi Opec di nuovi tagli alla produzione

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L’Opec è pronta a nuovi e più importanti tagli per spingere le quotazioni di petrolio


Stabilizzare il prezzo del petrolio: è questo l’obiettivo principale dell’Opec che, dopo aver raggiunto un primo accordo sui tagli del petrolio da attuare nelle prossime settimane, è già pronta a nuovi ed importanti tagli alla produzione per i mesi futuri. L’annuncio arriva dal presidente Opec, Suhail Al Mazrouei (Kuwait). Andiamo per gradi.

L’ACCORDO

Secondo l’accordo raggiunto a Vienna dai 14 Paesi Opec (Algeria, Angola, Ecuador, Guinea Equatoriale, Gabon, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela) e i 10 Paesi non-Opec, guidati dalla Russia (Russia, Azerbaijan, Bahrain, Brunei, Kazakhstan, Malesia, Messico, Oman, Sudan, Sud Sudan), la produzione di petrolio sarà tagliata, a partire da gennaio 2019.

A tagliare 800.000 mila barili al giorno saranno i Paesi Opec e 400.000 quelli che non fanno parte del Cartello. Ad essere escluso dai tagli sarà l’Iran, in questo periodo alle prese con le sanzioni statunitensi.

SI PENSA GIA’ A NUOVI TAGLI

Dunque, l’Opec non ha nemmeno avviato i primi tagli, ma già si pensa alla possibilità di implementare l’accordo, estendendo i tagli e/o addirittura ampliandoli. Con molta probabilità, infatti, il taglio da 1,2 milioni di barili al giorno non eliminerà l’accumulo di scorte nel primo semestre 2019 e questo costringerebbe i Paesi produttori di petrolio ad ulteriori sforzi: i funzionari dell’Iraq, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti, con l’Arabia Saudita, la Russia e ad altri produttori di petrolio, sono pronti a prolungare l’accordo per altri sei mesi, come si legge su Bloomberg.

LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE OPEC

“I tagli programmati sono stati attentamente studiati, ma se questo non dovesse bastare, abbiamo sempre la possibilità di tenere una riunione straordinaria dell’OPEC, come abbiamo già fatto in passato”, ha detto Suhail Al Mazrouei, presidente dell’OPEC. “Se dovessimo prorogare per altri sei mesi, lo faremo, se saranno necessari ulteriori sforzi ne discuteremo, con l’obiettivo di creeare il giusto equilibrio”.

IL CROLLO DEL PETROLIO

Le dichiarazioni attuali potrebbero avere il solo scopo di spingere, fin da subito, le quotazioni del greggio, che anche dopo l’annuncio dei tagli, continua a scendere: i futures sono scesi dell’11% la scorsa settimana a New York, il massimo da gennaio 2016. Il valore del Brent del benchmark è sceso sotto i 54dollari al barile, il minimo da settembre 2017.

TAGLI PIU’ GRANDI DEL PREVISTO

Se sarà necessario, comunque, l’Arabia Saudita si è offerta volontaria per tagliare la produzione di più di quanto non abbia concordato. Il più grande esportatore di petrolio del mondo, infatti, prevede già di pompare 10,2 milioni di baril al giorno di petrolio a partire da gennaio, anziché i 10,3 milioni ad esso assegnati nell’accordo OPEC.

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