Energia

Petrolio, che cosa succederà dopo l’accordo Opec

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L’intesa vaga, le posizioni dei protagonisti e gli scenari dopo l’ultima riunione Opec sulle quote di produzione di petrolio. Articolo di Giusy Caretto 

L’accordo c’è: la produzione di petrolio aumenterà, per la gioia di Russia, Arabia Saudita e Usa e buona pace, invece, di Iran e Venezuela. Sul mercato dovrebbero arrivare un milione di barili al giorno di greggio, facendo calare il prezzo come chiedevano i principali Paesi consumatori di petrolio.

L’AUMENTO DI PRODUZIONE

L’aumento ci sarà davvero. Il ministro saudita Khalid Al Falih è stato chiaro: l’incremento “sarà più vicino a un milione di bg che a 600mila” e sarà prevista, ovviamente, “una redistribuzione delle quote dei singoli Paesi”. Riad è pronta ad aumentare la produzione (gradualmente) già da luglio, in coordinamento con il comitato di monitoraggio sui tagli.

UN ACCORDO ANCORA “VAGO”

Nel testo degli accordi, in realtà, non vengono menzionate cifre precise sull’aumento alla produzione: con questo escamotage, Russia e Arabia hanno cercato di accontentare Teheran, che minacciava di far saltare tutto.

“Un gruppo di Paesi ha ripetuto questo numero, un milione di barili, per dare un segnale al mercato ma in realtà non esiste nulla del genere. Qualunque Paese stia producendo meno della sua quota dovrebbe alzare la produzione, ma questo non significa che la produzione del Venezuela dovrebbe essere fornita da altri”, ha dichiarato in un’intervista ad Argus il ministro iraniano Bijan Zanganeh.

L’AMICIZIA TRA MOSCA E RIAD

Intanto l’accordo, seppur vago, soddisfa Riad e Mosca, le uniche che potrebbero fin da subito aumentare la produzione. E in segno di una rinnovata alleanza ed amicizia, la Russia secondo quanto dichiarato dal ministro saudita Khalid Al Falih, è stata invitata a entrare nell’Opec.

Inizialmente, Mosca potrebbe farne parte come membro associato: un ingresso parziale, ma pur sempre un ingresso.

UN FAVORE AGLI USA?

Felici dell’aumento di produzione anche gli Usa. E Donald Trump in particolare: l’inquilino della Casa Bianca aveva attaccato l’Opec dal suo profilo Twitter. Il 20 aprile 2018, l’inquilino della Casa Bianca ha accusato l’Organizzazione di gonfiare “artificialmente i prezzi” del greggio. “I prezzi del petrolio sono troppo alti, l’Opec è tornata alla carica. Non va bene”, ha twittato nuovamente il presidente Usa, Donald Trump, il 13 giugno 2018. Alcune indiscrezioni parlavano anche di eventuali contatti tra Usa e Arabia.
“Non prendiamo istruzioni via Twitter”, ha sottolineato, però, a tal proposito il ministro russo Alexandr Novak, secondo cui l’accordo è solo frutto delle risultanze del mercato.

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