Energia

Petrolio, ecco come Trump minaccia l’Opec

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Alcuni politici americani hanno riesumato il disegno di legge contro l’Opec e Trump, a differenza di Bush e Obama, potrebbe firmarlo. Articolo di Giusy Caretto


America vs Opec. Trump vs Arabia Saudita e Russia, che riducendo la produzione del greggio hanno gonfiato “artificialmente” i prezzi del petrolio.

Non è la prima volta che gli Usa si scagliano contro il Cartello e i suoi alleati, ma questa volta c’è una novità: Donald Trump potrebbe essere d’accordo con il Congresso che vorrebbe l’Opec soggetto alla legge antitrust Sherman.

TRUMP ATTACCA OPEC

Nelle ultime settimane, Donald Trump è tornato ad attaccare l’Opec dal suo profilo Twitter. Il 20 aprile 2018, l’inquilino della Casa Bianca ha accusato l’Organizzazione di gonfiare “artificialmente i prezzi” del greggio.

“I prezzi del petrolio sono troppo alti, l’Opec è tornata alla carica. Non va bene”, ha twittato nuovamente il presidente Usa, Donald Trump, il 13 giugno 2018, provando ancora una volta ad influenzare il futuro del prossimo vertice Opec (22 giugno), in cui si dovrà decidere sui tagli alla produzione introdotti alla fine del 2016. Trump tifa per un rialzo della produzione di greggio, cosa che già avrebbero in mente Arabia Saudita e Russia.

UNA VITA CONTRO IL CARTELLO

Su Twitter si concentrano solo gli ultimi attacchi di Donald Trump verso l’Opec.

Nei libri risalenti a 30 anni fa e in altri post sui social media, Trump ha ripetutamente attaccato l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, sostenendo che i prezzi del petrolio dovrebbero essere di circa 30 dollari al barile e che l’Opec stesse rubando denaro ai cittadini americani.

“Possiamo iniziare citando l’OPEC per violazione delle leggi antitrust”, ha scritto nel suo libro del 2011 “Time to Get Tough: Making America #1 Again”.

ANCHE IL CONGRESSO CONTRO L’OPEC?

È proprio il curriculum del Presidente potrebbe fare, questa volta, la differenza. Sì, perché i legislatori statunitensi, come si legge su Bloomberg, hanno riesumato la cosiddetta “No Oil Producing and Exporting Cartels Act”, semplicemente il “NOPEC”, una norma che propone di rendere il cartello soggetto alla legge antitrust Sherman, una legge emanata dal Congresso degli Stati Uniti su proposta del senatore dell’Ohio John Sherman nel 1890, ma concretamente applicata solo nel 1911 contro l’impero petrolifero creato dal magnate John Davison Rockefeller e contro l’American Tobacco Company.

Il disegno di legge contro l’Opec è stato riesumato a fine maggio e ha superato il suo primo ostacolo legislativo la settimana scorsa, con l’approvazione del Comitato giudiziario della Camera, che permette al governo degli Stati Uniti di citare in giudizio l’Opec per manipolare il mercato dell’energia, potenzialmente chiendendo miliardi di dollari per risarcimento.

UN RISCHIO VERO

Per l’OPEC il disegno di legge è un grosso rischio, seppur è difficile che passi. Le probabilità che passi sono basse, ma se ciò accadesse le conseguenze sarebbero rilevanti. Diversi politici statunitensi hanno tentato più volte, dal 2000, ad approvare il disegno di legge NOPEC, ma la Casa Bianca si è sempre opposta: sia George W. Bush che Barack Obama hanno minacciato di usare il loro veto. Trump, però, potrebbe comportarsi molto diversamente dai suoi predecessori.

“A differenza dei presidenti passati, Trump ha molte più probabilità di firmarlo”, ha detto Jason Bordoff, direttore del Center on Global Energy Policy presso la Columbia University di New York e ex funzionario del petrolio nell’amministrazione Obama.

UN RICATTO

Il disegno di legge preoccupa l’Opec. Hossein Kazempour Ardebili, rappresentante dell’Iran presso l’OPEC, ha detto durante il fine settimana che il disegno di legge statunitense è un tentativo di ” ricattare ” il cartello, aggiungendo che l’uso della legge antitrust è “senza senso, legalmente parlando”.

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