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Banca Centrale Russa

Il golpe in Niger darà più potere alla Russia sull’uranio

Sommando la produzione della Russia a quelle di Kazakistan, Uzbekistan (due repubbliche ex-sovietiche) e Niger (dove i manifestanti inneggiano a Mosca), il Cremlino controllerebbe il 60 per cento circa dell'offerta di uranio per le centrali nucleari. Ecco dati e conseguenze.

Il colpo di stato in Niger potrebbe permettere alla Russia di utilizzare anche l’uranio, e non solo il gas naturale, come un’arma geopolitica. Ecco perché.

L’URANIO DEL NIGER

Il Niger, dove nei giorni scorsi ci sono state manifestazioni in favore dei militari golpisti e della Russia, è il settimo maggiore produttore al mondo di uranio, un metallo radioattivo utilizzato principalmente come base per il combustibile delle centrali nucleari. I giacimenti si concentrano nel nordovest del paese, nell’area intorno alla città di Arlit: furono scoperti dai geologi francesi (il Niger è stato colonia della Francia) negli anni Cinquanta , e ancora oggi il loro sfruttamento è guidato dalle aziende francesi come Orano. È nigerino circa il 10 per cento dell’uranio consumato nelle centrali nucleari della Francia, e il 24 per cento di tutto quello importato dall’Unione europea nel 2021.

Il mercato dell’uranio non è grande quanto quello del petrolio e del gas né viene seguito dalla stampa con la stessa attenzione, eppure è cruciale in questa fase di transizione alle energie pulite: il nucleare non emette CO2 ed è indipendente dalle condizioni meteorologiche.

IL RUOLO DELLA RUSSIA

Non ci sono elementi per dire se il Cremlino abbia promosso direttamente il colpo di stato in Nigeria, ma di sicuro – ha scritto Bloomberg – la propaganda filorussa e antioccidentale di Mosca ha attecchito nel paese e nella regione del Sahel, dove dal 2020 ci sono stati parecchi colpi di stato, riusciti o meno (in Mali, Burkina Faso, Guinea, Ciad e Sudan). La Compagnia Wagner, l’organizzazione russa di mercenari che a fine giugno ha sfidato il potere centrale, è particolarmente attiva in Mali e in Sudan.

“Se il Niger dovesse cadere nell’orbita russa”, spiega l’agenzia, “il mondo dipenderebbe ancora di più da Mosca – e dai suoi clienti – per l’energia atomica. Il Kazakistan e l’Uzbekistan, due ex-repubbliche sovietiche, sono tra i primi produttori di uranio al mondo e rappresentano circa il 50 per cento dell’offerta mondiale. Se si aggiungono Russia e Niger, la quota sale a poco più del 60 per cento”.

Il controllo dell’estrazione dell’uranio, tuttavia, garantisce un potere geopolitico limitato. Non è come con il gas: gli impianti nucleari non usano infatti il minerale grezzo, appena estratto; il materiale deve essere prima lavorato e trasformato in combustibile. L’influenza sulla supply chain dell’energia atomica si esercita piuttosto attraverso il controllo della fase più cruciale del cosiddetto “ciclo del combustibile nucleare”, quella di conversione e arricchimento dell’uranio in combustibile utilizzabile nei reattori.

STATI UNITI E RUSSIA A CONFRONTO

La Russia vale quasi il 45 per cento del mercato globale per l’arricchimento dell’uranio, stando ai dati della World Nuclear Association, grazie ai grossi impianti di Angarsk, Novouralsk, Zelenogorsk e Seversk. Un dato che gli Stati Uniti considerano una “vulnerabilità strategica” e “insostenibile”, visti i piani nazionali di espansione della capacità nucleare: circa un terzo di tutto l’uranio arricchito consumato nel 2022 dalle società elettriche statunitensi proveniva dalla Russia, per una spesa di quasi 1 miliardo di dollari pagati a compagnie russe controllate dal Cremlino.

Proprio a causa di questa dipendenza, il governo americano non ha vietato le importazioni di combustibile nucleare russo dopo l’invasione dell’Ucraina, pur avendo sanzionato gli idrocarburi.

Un tempo gli Stati Uniti erano autosufficienti sull’uranio; con la fine della Guerra fredda, però, hanno abbandonato sia l’estrazione mineraria dell’uranio sia – ed è forse stato questo l’errore strategicamente più grande – i processi di conversione e arricchimento, diventando dipendenti dall’estero.

– Leggi anche: Nucleare, ecco le mosse di Usa e Ue per staccarsi dalla Russia

La Russia , che può contare su ricchi depositi naturali di uranio, è riuscita invece a dominare il mercato del combustibile nucleare grazie allo sviluppo un sistema di arricchimento molto meno energivoro di quelli utilizzati tempo fa dai francesi e dagli americani, e che dunque garantiva maggiore economicità al processo e più competitività ai prodotti.

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