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La rinascita (rinnovabile) di Chernobyl

Chernobyl Fotovoltaico

Chernobyl riparte dall’energia rinnovabile: un grande parco fotovoltaico si estenderà sui 2.500 chilometri quadrati di terreno rimasti incolti a causa dell’elevata tossicità

 

Era il 26 aprile del 1986, all’1 e 23 minuti di notte, quando, nel corso di un test di sicurezza, l’esplosione nel reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl cambiò inesorabilmente il destino del mondo. Da quel momento la storia dell’umanità non è più stata la stessa.

Dopo 31 anni quell’area, simbolo del più grave disastro nucleare di sempre, verrà riconvertita e diventerà un immenso parco fotovoltaico. Ma andiamo per gradi.

Chernobyl riparte dal fotovoltaico

rinnovabiliIl progetto del governo ucraino, in trattativa con Engie, società elettrica francese, è un modo per ricominciare. L’area interessata è proprio quella intorno ai reattori, i 2.500 chilometri quadrati di terreno sono rimasti incolti a causa dell’elevata tossicità e il fotovoltaico sembra essere l’investimento ideale.

“Il sito di Chernobyl ha davvero delle ottime potenzialità per le energie – ha spiegato Ostap Semerak, ministro dell’ambiente ucraino – Ci sono già le linee di trasmissione ad alto voltaggio utilizzate in precedenza per i reattori nucleari, il terreno costa pochissimo e abbiamo molte persone che hanno ricevuto la formazione necessaria per lavorare in una centrale elettrica”.

Il progetto ha attirato alcune critiche, soprattutto per il rischio radiazioni, ma per gli esperti la maggiorate della popolazione ad oggi  non più ha motivi per sentirsi in pericolo.

Il progetto, che vale 1,10 miliardi di euro, sarebbe in parte finanziato dal governo francese. “Ci hanno contattato dopo essere venuti a conoscenza della nostra intenzione di trasformare l’area in un parco eolico. “ ha dichiarato sottolineato Semerak. “Abbiamo scelto loro (tra oltre 60 compagnie, ndr) per la storia nucleare della Francia”.

Una zona turistica

Col tempo Chernobyl è diventato un brand e la zona intorno alla centrale è oggi un luogo visitabile (e sempre più visitato) dai turisti. Sono più di 10 mila all’anno le presenze nella “zona di alienazione”: un’escursione giornaliera da Kiev costa 100 dollari e tutto sommato si tratta di un business che muove l’economia locale, provata dalla crisi in cui è sprofondata l’Ucraina dopo la catastrofe di natura politica del 2014. Secondo gli operatori, visitare Chernobyl è sicuro, basta attenersi con scrupolo ai divieti imposti: non toccare nulla, non sedersi a terra, non bere, non fumare.

Posto ancora radioattivo?

Sul rischio radiazioni però le versioni continuano ad essere discordanti. Anche se nel 2006 il Comitato scientifico per gli effetti delle radiazioni delle Nazioni Unite stabilì che “sebbene coloro che lavorarono nella centrale all’indomani del disastro e i bambini hanno un più alto rischio di sviluppare tumori, la maggior parte della popolazione non ha motivo di temere di essere in pericolo”, c’è chi come Valerio Rossi Albertini, fisico nucleare del Cnr, ritiene che le ricadute di Chernobyl continuano a rappresentare una minaccia per l’Europa e per l’Italia, soprattutto nelle zone poco abitate, perché alcune sostanze depositate dal pulviscolo radioattivo “possono ancora essere potenzialmente dannose”.

La crescita del fotovoltaico

Timida, ma costante la ripresa del fotovoltaico, che ha registrato, nel 2016, un +22% sul 2015 del nuovo installato. Lo scorso anno sono stati installati 368,7 Mw, con un aumento importante degli impianti di taglia media, anche se il grosso delle installazioni riguarda ancora il settore residenziale, sostenuto dalle detrazioni fiscali confermate anche per l’anno in corso.

Tanta energia sprecata

Se la notizia della crescita è buona, dobbiamo tener presente, però, che tanto ancora in questo campo deve esser fatto. In alcune aree di alta tensione non si è in grado di accogliere tutta l’energia rinnovabile prodotta dagli impianti. L’energia non utilizzata viene comunque pagata.

Una soluzione c’è: lo sviluppo delle reti, ma gli interventi richiederebbero anni e anni di lavoro. E allora non resta che optare per i sistemi di accumulo a batterie.

Il segreto di un sistema che funziona potrebbe essere lo storage. In questo modo, dunque, il di più prodotto dalla fonte rinnovabile viene conservato e sfruttato quando questa fonte non è in produzione, senza dover far ricorso alla fonte tradizionale termo-elettrica.

Grazie all’accumulo è possibile migliorare l’efficienza del sistema, a beneficio di tutti. E se è vero che adottare questa tecnologia potrebbe significare investimenti iniziali, è vero anche che i ritorni saranno a lungo termine.

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