Energia

Come Israele corteggia Egitto e Giordania per vendere gas

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Anche Israele prova ad utilizzare il gas come arma geopolitica e a tessere legami con i Paesi vicini grazie alle sue riserve energetiche

Da nemici ad amici, da rivali di guerra a nuovi alleati commerciali. C’è un lieto fine (almeno sul fronte dell’energia) alla storia tra Israele ed Egitto. Il nuovo ministro israeliano per l’energia Yuval Steinitz ha siglato un accordo con Il Cairo per un sostanzioso rifornimento di gas.

Che Israele sia la nuova Russia? Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, infatti, ha affermato di aver intenzione di utilizzare il gas come arma geopolitica per trasformare gli ex nemici arabi in partner economici. Ma andiamo per gradi.

L’ACCORDO CON L’EGITTO

Secondo l’accordo siglato da Yuval Steinitz, il gruppo israeliano Delek dovrà esportare fino a 15 miliardi di dollari di gas naturale in Egitto a partire dal 2019. Il gas dovrebbe arrivare dai ricchissimi campi di Tamar e Leviathan. “Ci saranno significative esportazioni”, ha commentato Steinitz. Gli incontri di Steinitz con i funzionari egiziani sono stati riservati e tenuti (quasi) segreti. Israele è ancora visto con grande sospetto, nonostante un trattato di pace del 1979.

L’accordo, però, è diventato il centro degli ambiziosi piani di Israele di trasformarsi in un grande player mediterraneo nel settore dell’energia ed è solo uno dei tanti che il Paese vorrebbe siglare.

E c’è di più. Il gruppo Delek, insieme a Noble Energy di Houston e a una società egiziana, si impegnerà a spendere 500 milioni di dollari per il ripristino di un oleodotto inattivo tra l’Egitto e Israele, che servirà per far arrivare il gas verso est.

UN OLEODOTTO VERSI LA GIORDANIA

Sempre sul fronte energetico, Israele lavora alla realizzazione di un gasdotto verso la Giordania, con cui ha un trattato di pace dal 1994. In Giordania, però, non mancano le proteste, scoppiate proprio nel cantiere della costruzione delle pipeline.

Nel frattempo, però, la Giordania ha rifiutato di rinnovare una piccola parte del suo trattato di pace, in riferimento alle azioni israeliane nei confronti dei palestinesi. Ma la Giordania non dovrebbe comunque rappresentare un problema. Un sottomarino verso la Turchia, passato per il Libano e per la Siria, sarebbe stato politicamente più complicato, con seri rischi di sabotaggio.

SERVONO INVESTIMENTI

Gli accordi commerciali, con Egitto, Giordania e altri Paesi servono. Israele, come scrive il Financial Times, ha bisogno di finanziamenti esteri per poter sviluppare nuovi progetti sul gas e sfruttare tutto il potenziale dei suoi mari, come ha spiegato Charles Ellinas, del Centro per l’energia globale di Atlántic Coundl. Per ora, però, gli investitori esteri restano cauti.

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