Energia

Tutti i piani dell’India sul gas

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Il primo ministro dell’India punta sul gas per raggiungere gli obiettivi climatici, ma anche per motivazioni elettorali. Tutti i numeri e i dubbi del piano

Il ministro del Petrolio e del gas naturale dell’India, Dharmendra Pradhan, ha detto che il governo di Nuova Delhi si aspetta investimenti da 66 miliardi di dollari per lo sviluppo di infrastrutture per il gas come gasdotti, reti di distribuzione cittadina e terminal di rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL).

Del piano rivelato da Pradhan non conosciamo i dettagli e nemmeno le esatte tempistiche. Dalle sue dichiarazioni traspare tuttavia l’intenzione dell’India di puntare sul gas come alternativa meno inquinante al petrolio. Ma il gas – secondo Argus – sarà anche un “mezzo” per favorire la ripresa economica attraverso la spesa pubblica e gli investimenti privati.

LA SITUAZIONE ECONOMICA

L’India, la terza economia più grande dell’Asia, è infatti in recessione a causa del coronavirus. È il secondo paese al mondo per numero di casi di contagio – oltre 10 milioni, su una popolazione di 1,3 miliardi di persone – e nel terzo trimestre dell’anno il suo PIL si è contratto del 7,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. È una cifra sicuramente inferiore a quella record registrata nel trimestre aprile-giugno (-23,9 per cento) e per il 2021 si prevede una ripresa, seppur modesta, grazie alla diffusione dei vaccini.

Il piano di rilancio del governo prevede anche la realizzazione di infrastrutture per il gas naturale da parte delle compagnie energetiche statali. GAIL, ad esempio – controllata dal ministero del Petrolio –, sta puntando sulla creazione di una rete nazionale del gas: già dispone di una rete di gasdotti di quasi 17mila chilometri nelle regioni occidentali e settentrionali dell’India; è al lavoro per aggiungervi altri 15mila chilometri di tubature nell’India orientale.

GLI OBIETTIVI CLIMATICI ED ENERGETICI

Il focus sul gas naturale si spiega intanto con gli obiettivi climatici dell’India. Il paese è il terzo maggiore emettitore di gas serra al mondo (vale il 6 per cento del totale), e la cattiva qualità dell’aria ha contribuito alla morte di 1,67 milioni di persone nel 2019.

Il primo ministro Narendra Modi ha annunciato recentemente che l’India è comunque sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dall’accordo di Parigi. Tra le altre cose, ha detto che il paese si doterà di 450 gigawatt di capacità energetica da fonti rinnovabili entro il 2030. Per la stessa data la quota del gas nel mix energetico dovrà raggiungere il 25 per cento: un target molto ambizioso, considerato che il valore attuale è di poco superiore al 6 per cento.

Nel secondo trimestre del 2020 le centrali elettriche indiane – principalmente quelle nella parte occidentale del paese, che possono contare su una rete di distribuzione migliore – hanno utilizzato l’11,7 per cento di gas naturale in più come combustibile al posto del carbone rispetto allo stesso periodo del 2019. L’aumento si lega alla diminuzione dei costi del GNL, ma il carbone rimane comunque il combustibile più diffuso per la produzione di energia elettrica.

LE MOTIVAZIONI ELETTORALI

La realizzazione di una rete del gas più capillare è dunque utile agli obiettivi indiani di riduzione delle emissioni. Modi vorrebbe un network completo entro il 2023, una data ovviamente non casuale: in quell’anno si terranno infatti le prossime elezioni generali. Modi spera allora che il suo piano infrastrutturale possa aumentare le possibilità di vittoria del suo partito, il Partito del popolo indiano (BJP), di destra e nazionalista. Alle ultime votazioni, nell’aprile-maggio 2019, il BJP ha ottenuto il 37,3 per cento dei voti e aumentato i propri seggi in parlamento.

Come ricorda Argus, Modi sta riproponendo per il 2023 una strategia simile a quella per il 2019: allora aveva insistito sul raddoppio dei punti di rifornimento di gas di petrolio liquefatti (GPL) nelle zone rurali attraverso un regime sovvenzionato e su un allargamento dell’accesso all’elettricità.

I DUBBI

Sempre Argus scrive che Modi potrebbe anche riuscire nel suo scopo e terminare la costruzione delle infrastrutture per il gas in tempo per le prossime elezioni. La vera questione è se la strategia avrà un reale impatto sull’opinione pubblica e sull’utilizzo del gas naturale.

Gran parte degli abitanti delle campagne, infatti, già gode di un accesso sovvenzionato al GPL, con un tasso di ricarica peraltro basso, di due-tre volte l’anno. La crisi causata dalla pandemia di COVID-19 ha poi incentivato il ritorno ad un combustibile ancora più economico: la legna da ardere. È una tendenza che, piuttosto che arrestarsi, potrebbe al contrario proseguire, se le tariffe del gas dovessero aumentare.

L’obiettivo di innalzamento della quota del gas nel mix energetico al 25 per cento entro il 2030, infine, potrebbe rivelarsi irraggiungibile. La domanda di questo combustibile cresce lentamente e i valori attuali non sono sufficienti a raggiungere nemmeno una quota del 15 per cento. Le previsioni dicono che, a questi ritmi di crescita, tra dieci anni la domanda indiana di gas sarà di 326 milioni di metri cubi al giorno; per raggiungere anche solo il 15 per cento il consumo dovrebbe arrivare a 611 milioni di metri cubi al giorno. Il target del 25 per cento annunciato da Modi sembra insomma poco realistico.

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