Skip to content

india canada

Tutte le manovre di India e Canada sul petrolio e i minerali critici

Dopo il trattato di libero scambio con l'Unione europea, l'India potrebbe firmare degli accordi commerciali sul petrolio e sull'uranio con il Canada. Ottawa ha bisogno di nuovi mercati, mentre Nuova Delhi deve ridurre le importazioni dalla Russia; entrambi i paesi vogliono sfuggire alle pressioni di Trump. Tutti i dettagli.

Dopo aver firmato un vasto accordo di libero scambio, più una serie di intese su temi specifici, con l’Unione europea, l’India potrebbe siglare dei patti commerciali anche con il Canada. Al centro di questi eventuali nuovi rapporti economici ci sarebbero, in particolare, gli idrocarburi e i minerali critici, come dichiarato dal ministro canadese dell’Energia Tim Hodgson.

L’INDIA È UNA “GRANDE OPPORTUNITÀ” PER IL CANADA

Intervistato da Bloomberg, Hodgson ha detto infatti che la crescita della domanda energetica indiana rappresenta una “grande opportunità” per il Canada, che possiede ampie riserve di petrolio, gas naturale e di minerali come le terre rare, la grafite, l’uranio, il rame e il cobalto.

– Leggi anche: Terre rare, il governo americano diventa azionista anche di Usa Rare Earth

“Oggi produciamo il 6 per cento del petrolio globale, e l’India prende meno dell’1 per cento del suo petrolio dal Canada”, ha spiegato il ministro. A suo dire, l’ampliamento del contributo canadese all’approvvigionamento petrolifero indiano renderebbe entrambi i paesi più forti e più sicuri. Sullo stesso tema, il ministro indiano del Petrolio Hardeep Puri ha dichiarato recentemente che le società di raffinazione potrebbero avere interesse ad aumentare gli acquisti di greggio dal Nordamerica per compensare il calo delle importazioni dalla Russia.

PROBLEMI POLITICI

L’India è il terzo paese importatore di petrolio al mondo, il Canada il quarto maggiore produttore. In teoria, una collaborazione sull’energia si rivelerebbe vantaggiosa per entrambe le parti: Ottawa otterrebbe un nuovo sbocco per le sue esportazioni, riducendo così la dipendenza dal mercato statunitense; Nuova Delhi, invece, potrebbe sostituire le forniture russe, il che la aiuterebbe nei negoziati sui dazi con Washington. Ma le relazioni bilaterali sono entrate in crisi nel 2023, quando l’allora primo ministro canadese Justin Trudeau accusò il governo indiano di aver pianificato l’assassinio di Hardeep Singh Nijjar, cittadino canadese e attivista di religione sikh. Le pressioni esercitate dagli Stati Uniti di Donald Trump su entrambi i paesi, tuttavia, stanno favorendo una ripresa dei rapporti.

RADDOPPIARE IL COMMERCIO

A questo proposito, il ministro Hodgson ha detto che il Canada deve “ricostruire la propria economia” e instaurare nuove relazioni, al di là di quelle con i vicini. “Oggi, il commercio bilaterale tra il Canada e l’India è di soli 30 miliardi di dollari”: il primo ministro canadese Mark Carney vorrebbe raddoppiarlo entro la fine del decennio.

PETROLIO, URANIO E GNL

Oltre che di petrolio, l’India potrebbe rifornirsi dal Canada anche di uranio per le centrali nucleari. Dopo il Kazakistan, il Canada è il maggiore produttore di uranio grezzo (vale il 24 per cento dell’offerta globale), anche se non è un attore altrettanto rilevante nel mercato dell’arricchimento. L’India ha bisogno di uranio per realizzare il suo obiettivo di costruire 100 gigawatt di capacità nucleare entro il 2047.

Nuova Delhi, infine, potrebbe importare dal Canada anche del gas naturale liquefatto: lo scorso giugno è entrato in funzione l’impianto di Kitimat, dal quale partono le spedizioni dirette in Asia. Il sito possiede una capacità annua di dodici milioni di tonnellate, che potrebbero diventare cinquanta milioni nei prossimi anni.

Torna su