Energia

In Italia la mobilità sostenibile si è ingolfata?

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mobilità sostenibile

Ai nastri di partenza la Settimana Europea della mobilità sostenibile, ma nel Vecchio Continente le emissioni del settore trasporti sono cresciute negli ultimi anni

Non è vero che calano. Le emissioni nocive di anidride carbonica del settore dei trasporti, tra il tra il 1990 e il 2018, sono aumentate. Spaventosamente di un 28% a dispetto di politiche green, cortei ambientalisti, investimenti delle Oil Company. L’Europa tutta è avvolta da scarichi di auto private, mezzi pubblici, Tir, che congestionano le aree urbane. Un danno economico di 100 miliardi di euro all’anno (l’1% del PIL dell’Unione europea) a danno dei proclami dei vari governi.

La settimana europea della mobilità sostenibile –European Mobilty Week– dal 16 al 22 settembre ha scelto un bel tema “Zero-emission mobility for all”. Peccato che sia carico di incertezze. Ne sa qualcosa il governo italiano che arriva a questo appuntamento senza aver mantenuto l’impegno degli ecobonus per bici e monopattini. Il Ministro dell’Ambiente ha detto, a novembre, che i 210 milioni di euro si sono rivelati pochi. Non scherzava, a nome dell’esecutivo più “verde” della storia.

La mobilità sostenibile è strategica per superare impatti energetici negativi, aprire spazi nuovi di vivibilità in aree congestionate. Numeri spaventosi condensati in circa 400 mila morti premature causate da biossido di carbonio, percolato, benzine. A Bruxelles tutti si dicono d’accordo con la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen per “un continente ad emissioni zero entro il 2050”. Ma quanto è ancora credibile nella pratica politica questo obiettivo? Cosa deve pensare il cittadino medio italiano che in tempi ante Covid, per spostarsi al lavoro, passava dalle due alle quattro al giorno nel traffico urbano?

Va bene che l’obiettivo alto è di avere nei prossimi anni il 50% degli spostamenti con mezzi pubblici, in bici o a piedi. Ma l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha confermato quel brutto aumento delle emissioni dannose dei trasporti rispetto ai livelli di 30 anni fa. Quel 28% in più di cui si diceva che ha fiaccato la vita di milioni di persone.

Nella settima della mobilità ci saranno iniziative diffuse, sostenute anche dal Ministero dell’Ambiente al quale viene chiesto di essere pratico, stare ai fatti, studiare i numeri che spesso smentiscono le affermazioni pubbliche. Uno per tutti: prima del Covid 19 la quota di energia rinnovabile utilizzata per i trasporti è stata appena dell’8,1%.

Siamo ad un passaggio epocale, si dice, e dubbi non ce ne sono. Venti anni fa nelle aziende energetiche facevamo i primi calcoli sulla riduzione dei gas serra. Oggi siamo come in un assurdo gioco dell’oca, dove sembra di tornare sempre al punto di partenza. Una casella dove le energie fossili ed inquinanti, benché destinate a coesistere per un certo tempo con le rinnovabili, sono ancora prevalenti. Se davvero entro i prossimi 30 anni l’80% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, affollate e tossiche, bisogna sveltire tutto, in ogni direzione. Un’azione che può essere anche frustrante dinanzi a numeri che provocano tanto malessere.

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