Energia

Ilva e non solo, tutti i nodi della siderurgia in Italia

di

ex Ilva
Chi c’era e che cosa si detto (non solo di Ilva) all’assemblea annuale di Federacciai (Confindustria). L’intervento di Guglielmo Gambardella della Uilm

“A questo Paese serve una visione e una progettualità di lungo periodo ma senza trascurare o sottovalutare i problemi dell’oggi la cui soluzione è diventata sempre più urgente”
È questa la richiesta che ha avanzato al governo il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato, in occasione dell’assemblea annuale 2019 della Associazione di Confindustria dei produttori di acciaio che si è tenuta ieri a Milano al Centro Congressi della Fondazione Cariplo.

Un evento, in cui sono stati invitati anche i sindacati dei metalmeccanici di Cgil Cisl e Uil, utile più per tracciare un bilancio su quello che si è fatto nel 2018 e nella prima parte dell’anno in corso che per delineare una prospettiva sul futuro su cui pesano tanti elementi di incertezza a partire dalla questione dei dazi statunitensi fino all’incognita Brexit.

Un difficile contesto di mercato in cui si continua a registrare una contrazione dei volumi e dei prezzi dei prodotti siderurgici che non consente di avere una lunga visibilità sulla prospettiva del settore, in particolare in quello del vecchio continente.

Rispetto alla crescita dei volumi registrati nei primi 9 mesi del 2019 da Cina (+9,1 %) e India (+ 4,4%), la Germania e Italia, i primi due Paesi produttori continentali, segnano un meno 4,4 % con Francia e Polonia che contabilizzano rispettivamente meno 2,2 % e 10%.

Alessandro Banzato ha posto al Governo le priorità dei produttori italiani di acciaio: infrastrutture, industria 4.0, ambiente e energia.

In Italia, nel 2018, sono stati prodotti 24,5 milioni di acciaio grezzo, interessando 34.000 addetti nella siderurgia primaria e 70.000 totali come diretti complessivi dell’industria dell’acciaio (2% dell’occupazione manifatturiera italiana) ed un volume di fatturato di oltre 40 miliardi di euro.

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, intervenendo come ospite all’evento di Federacciai ha auspicato una Brexit ordinata nell’interesse delle imprese e dei cittadini britannici ed europei. Lo stesso presidente ha dichiarato che il Parlamento europeo chiederà alla Commissione Europea di farsi promotrice di iniziative e strumenti a sostegno del settore siderurgico. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha già annunciato di voler attuare una nuova Politica industriale in Europa, ha aggiunto David Sassoli, anche in funzione della necessità di proteggere le produzioni europee attraverso una revisione delle regole del commercio mondiale ma con l’obiettivo di mantenere il sistema di libero scambio fra i Paesi.

Come sindacato restiamo in attesa di verificare quante e quali di queste iniziative annunciate a livello europeo verranno messe in campo a sostegno di questo strategico settore.

Certo, ci saremmo aspettati più determinazione (e forse anche la presenza di un rappresentante del Governo all’iniziativa) nelle richieste avanzate dall’Associazione all’Esecutivo e non solo delle sollecitazioni su alcune priorità. Soprattutto data l’attuale compagine governativa sostenuta da forze politiche che (forse) non vedono di buon occhio il consolidamento e lo sviluppo della cosiddetta industria “pesante”: si veda il caso dell’ex Ilva di Taranto o della Ferriera di Trieste citato nella stessa relazione del presidente di Federacciai.

Abbiamo però l’impressione che la situazione sia più difficile di quella rappresentata in questo evento. Infatti, dai recenti incontri di verifica nazionale con i grandi gruppi del settore, registriamo importanti criticità che al momento vengono gestite con l’utilizzo di ammortizzatori sociali, sempre più estesi e prolungati.
Ma, forse, è stato giusto non rovinare la festa dei 30 anni della costituzione dell’Associazione.

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