Energia

Ex Ilva, ecco come Conte e Di Maio accolgono le richieste di Arcelor Mittal

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Altre 13 settimane di Cassa integrazione ordinaria (Cigo) e tornano le tutele legali per ArcelorMittal, il gestore dell’ex Ilva. Tutte le ultime novità

 

Altre 13 settimane di Cassa integrazione ordinaria (Cigo) per un massimo giornaliero di 1.395 dipendenti del siderurgico ArcelorMittal di Taranto, a partire dal 30 settembre. La crisi del mercato dell’acciaio continua a “mordere” e il colosso franco-indiano che ha rilevato l’ex Ilva lo mette nero su bianco nella comunicazione recapitata ai sindacati. L’azienda ammette che “il mercato di riferimento della produzione dello stabilimento di Taranto non ha ancora beneficiato degli auspicabili effetti delle azioni poste in essere dalla Commissione europea a sostegno dei produttori continentali”. La situazione per il siderurgico resta complessa, tuttavia il decreto-imprese voluto da Luigi Di Maio, con misure salva-Ilva legate all’immunità penale per l’azienda in relazione al piano ambientale, arriva sul filo di lana

Dopo un delicato passaggio tecnico, per ottenere le intese dei vari ministeri coinvolti, il decreto sulle crisi di impresa e sull’ex Ilva è stato firmato dal presidente della Repubblica e dovrebbe essere pubblicato a breve sulla Gazzetta Ufficiale. Evitato un nuovo passaggio in consiglio dei ministri, dunque, il testo che era stato approvato «salvo intese» lo scorso 6 agosto rimette in campo le tutele legali per ArcelorMittal, il gestore dell’ex Ilva, ha scritto il Sole 24 Ore: “L’immunità penale ed amministrativa che era stata introdotta con il governo Renzi, e della quale il decreto crescita dell’esecutivo gialloverde disponeva l’abolizione dopo il 6 settembre 2019, non viene ripristinata tout court ma viene circoscritta. Non ci sono finora commenti di ArcelorMittal che, dopo il varo del decreto crescita, aveva minacciato di interrompere l’attività in Italia”.

Il decreto, all’articolo 14, mantiene in campo l’immunità solo per «l’affittuario o acquirente e i soggetti da loro delegati» degli impianti, e non più per i commissari straordinari, e limitatamente «alle condotte poste in essere in esecuzione» del Piano ambientale con un meccanismo a tempo, legato all’esecuzione dei vari interventi.

La tutela si applica, si legge nel testo, «sino alla scadenza dei termini di attuazione stabiliti dal Piano stesso per ciascuna prescrizione ivi prevista che venga in rilievo con riferimento alle condotte poste in essere» ovvero dei più brevi termini che ArcelorMittal si impegna a rispettare. Ma il decreto specifica che «in ogni caso, resta ferma la responsabilità in sede penale, civile e amministrativa derivante dalla violazione di norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori».

Ciò dovrebbe sminare la minaccia del 6 settembre, ossia di quella data in cui sarebbero venute meno le tutele legali e che portò l’azienda a lanciare un ultimatum. L’ad ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde, aveva paventato un disimpegno dell’azienda in mancanza di una soluzione sullo scudo penale (“a queste condizioni – disse – il 6 settembre si chiude”).

Non c’è solo il tema della tutela legale, comunque. Altre questioni alimentano il clima di incertezza, come il programmato spegnimento dell’Altoforno 2 disposto dalla magistratura per inottemperanza alle prescrizioni della Procura del giugno 2015, dopo l’incidente costato la vita all’operaio Alessandro Morricella. Senza contare che, dopo il sequestro di alcune banchine del porto di Taranto per l’incidente del 10 luglio scorso in cui morì il gruista Cosimo Massaro (caduto in mare con la gru), ArcelorMittal ha chiesto di sbarcare a Brindisi fino a 30mila tonnellate al giorno di carbone e materiale ferroso, da trasportare in camion a Taranto.

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