Energia

Il Sud si incenerisce con i rifiuti

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gestione rifiuti coronavirus

Calabria, Sicilia e non solo: cosa succede al sud con la gestione dei rifiuti. Il corsivo di Nunzio Ingiusto

Smaltimento rifiuti: attenzione al Sud.

Per l’ennesima volta città e Regioni meridionali entrano nelle cronache per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Una calamità, per così dire, strutturale, frutto di astuzie e interessi della politica.

In una Calabria scossa dalla prematura morte della Presidente della Regione, Jole Santelli, il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, ha chiesto comprensione ai suoi concittadini perché discariche ed impianti di smaltimento sono al collasso. Sempre in Calabria due giorni fa l’indagine “Efesto 2” ha portato a 5 arresti e 61 indagati per traffico illecito di rifiuti.

Più giù, in Sicilia, da tempo è in corso un braccio di ferro tra la Regione e il Ministro dell’Ambiente Costa su discariche fuori legge e nuovi impianti di smaltimento.

Di nuovi impianti Sergio Costa non ne vuol sentir parlare. Tuttavia il governo di cui fa parte è appoggiato da Italia Viva di Renzi , il quale quando era Presidente del Consiglio di inceneritori ne voleva eccome. I due ne hanno mai parlato? Nell’impeto ecosostenibile dell’attuale governo giallorosso, hanno trovato una sintesi? Entrambi, questo va detto, nel tempo si sono mostrati coerenti.

Il primo fedele all’impostazione Cinquestelle che vede solo spazzatura differenziata, il secondo  che – pur convinto della raccolta differenziata e della green economy – contro le emergenze, aveva previsto nuovi inceneritori. A decine, di cui molti al Sud in grado di produrre energia pulita a basso costo. Il suo decreto Sblocca Italia è stato combattuto dai Cinquestelle in ogni modo. Salvo poi assistere noi alla narrazione governativa del Conte bis (tutti insieme) di un’ Italia più sostenibile a partire dal ciclo rifiuti. Ma secondo Costa o Renzi?

In campo ci sono sempre gli ambientalisti, corteggiati tanto dai Cinquestelle quanto dalla sinistra. Oggi su rifiuti e inceneritori possono dire di contare più di ieri.

Il Tar del Lazio pochi giorni far ha censurato quella parte dello Sblocca Italia, appunto, che prevedeva nuovi impianti di trattamento rifiuti o l’ampliamento di quelli in funzione. I giudici romani (come già quelli del Tar Molise) si sono uniformati ad una ordinanza di maggio 2019 della Corte di giustizia europea.

In sostanza il “Comitato Acerra Donne del 29 Agosto” e “Mamme di Venafro”, ambientalisti doc, avevano presentato ricorso contro il provvedimento renziano, principalmente perché vedevano all’orizzonte una quarta linea del grande termovalorizzatore di Acerra gestito dalla A2A.

Quel territorio martoriato da rifiuti abbandonati e da interessi illeciti multimilionari non vive in pace con il termovalorizzatore, sebbene sia il più controllato d’Europa, energeticamente avanzato. Cosa pensare in questa asimmetria politica ed industriale con i cittadini in mezzo? I giudici hanno affossato il piano dello Sblocca Italia, ma non hanno impedito agli amministratori locali appellarsi alle persone perché le strutture per i rifiuti scoppiano.

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