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Perché l’idroelettrico lascia a secco l’Italia

Idroelettrico

A luglio e – stando ai dati preliminari di Terna – ad agosto la produzione di energia dall’idroelettrico è diminuita fortemente in Italia. La colpa è della siccità

I dati di Terna, la società che gestisce la rete italiana di trasmissione dell’energia elettrica, indicano che a luglio sono stati consumati nel nostro paese 31,1 miliardi di kilowattora di energia elettrica, il 2,2 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2021.

IL CALO NETTO DELL’IDROELETTRICO

Il fabbisogno è stato soddisfatto per quasi l’85 per cento con la produzione energetica nazionale; le fonti rinnovabili, nello specifico, hanno coperto il 31,7 per cento della domanda.

Se il solare fotovoltaico ha conosciuto però una crescita del 19,7 per cento su base annua, l’eolico e soprattutto l’idroelettrico sono calati sensibilmente: il 27,2 e il 32,1 per cento in meno, rispettivamente.

I DATI PRELIMINARI DI AGOSTO

I dati preliminari per agosto raccontano una diminuzione ancora più importante dell’idroelettrico rispetto ai valori dell’anno precedente: -42 per cento circa. Più in generale, il contributo delle rinnovabili è stato del 18 per cento inferiore a quello di agosto 2021.

LE CENTRALI IDROELETTRICHE IN ITALIA

In Italia sono attivi circa 4700 impianti idroelettrici, concentrati principalmente in Piemonte (1041), Trentino Alto-Adige (870), Lombardia (730) e Veneto (402). Sono invece poco diffusi al Sud, anche per ragioni di conformazione del territorio: in Puglia, ad esempio, ve ne sono appena dieci, per 4 megawatt di potenza. Gli oltre settecento impianti lombardi, invece, hanno una potenza complessiva di 5685 MW.

LA SICCITÀ

La scarsa generazione energetica da idroelettrico nei mesi estivi va ricondotta innanzitutto alla siccità, che ha interessato soprattutto l’area del Po: per via del caldo e della mancanza di piogge, il livello delle acque del fiume – ricorda la stessa Terna – ha toccato in alcuni punti i minimi storici.

Lo scorso 4 luglio il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato d’emergenza per deficit idrico nelle regioni dei bacini distrettuali del Po e delle Alpi orientali: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Sono tutte province importanti – specialmente le tre già citate – per la produzione idroelettrica, ma la siccità ha riguardato un po’ tutta l’Italia. Minore disponibilità di acqua implica minori possibilità di generazione energetica.

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