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Energia sotto attacco: la nuova crisi che parte dal Golfo e arriva in Europa

Gli attacchi iraniani contro i siti energetici in Medio Oriente stanno provocando il più forte scossone sui mercati del gas dai tempi dell’invasione dell’Ucraina. L'analisi di Luca Longo.

 

Gli attacchi iraniani contro i siti energetici in Medio Oriente stanno provocando il più forte scossone sui mercati del gas naturale dai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina. Il segnale più evidente arriva dalle quotazioni: il TTF europeo è balzato fino al +50%, chiudendo comunque con un rialzo del 39%, mentre l’indice asiatico JKM ha guadagnato il 41%. Anche il petrolio ha reagito, con il Brent salito fino al 13% prima di ridimensionarsi a +6%, attestandosi a 77,18 dollari al barile. È la dimostrazione che, quando il cuore energetico del Golfo Persico viene colpito, l’impatto non resta confinato alla regione ma si riflette immediatamente sull’economia globale.

IL RUOLO DELLO STRETTO DI HORMUZ

La crisi si concentra soprattutto attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più sensibili per il commercio mondiale di energia. Un’interruzione totale di questo corridoio avrebbe effetti immediati sulle catene di approvvigionamento globali. In realtà, anche senza una chiusura formale, i segnali di stress sono già evidenti: il traffico marittimo si è contratto e centinaia di petroliere, metaniere e portacontainer risultano bloccate o costrette a deviare rotta. La conseguenza diretta è un aumento dei costi logistici e assicurativi, che si trasferisce rapidamente sui prezzi delle materie prime.

IL CASO DEL GAS QATARIOTA

Il nodo principale riguarda il gas naturale liquefatto. La compagnia statale QatarEnergy ha infatti interrotto la produzione di GNL dopo che gli impianti di Ras Laffan e Mesaieed sono stati colpiti da droni iraniani. Per l’Italia, almeno nel breve periodo, la situazione appare sotto controllo: i carichi partiti dal Qatar e attesi a marzo al terminal Adriatic LNG non risultano a rischio. Oltre la fine del mese, però, domina l’incertezza, che per i mercati energetici è spesso più destabilizzante di una vera interruzione delle forniture.

LE PREOCCUPAZIONI DELL’EUROPA

A preoccupare maggiormente l’Europa è la struttura stessa della sua vulnerabilità energetica. Nella prima seduta di mercato successiva all’attacco, non è stato il petrolio a guidare i rialzi, ma soprattutto gas e diesel. Nel 2025 l’Unione europea ha acquistato dal Medio Oriente circa 519 mila barili al giorno di diesel, una quota oggi in gran parte indisponibile. Parallelamente, gli stoccaggi di gas restano a livelli critici: senza una rapida ripresa dell’export qatariota, Europa e Asia rischiano di entrare in competizione per accaparrarsi carichi alternativi.

GLI EFFETTI SUI MERCATI FINANZIARI

Gli effetti si riflettono già sui mercati finanziari. Il rally delle quotazioni energetiche ha sostenuto i titoli del settore, a partire da Eni, che ha registrato uno dei rialzi più significativi (+3,6%). Gli analisti di diverse banche d’investimento stimano infatti che prezzi più elevati di petrolio e gas possano tradursi in un miglioramento dei conti per le grandi compagnie energetiche. Hanno chiuso in positivo praticamente tutte le altre aziende del comparto infrastrutturale e della distribuzione energetica.

LE PROSPETTIVE PER FAMIGLIE E IMPRESE

Ma se per i mercati azionari la crisi può trasformarsi in un’opportunità, per famiglie e imprese italiane il quadro è più complesso. L’aumento dei futures sul gas sta già spingendo le autorità di regolazione a monitorare quotidianamente l’andamento dei prezzi. Il rischio è che l’ondata di rincari si traduca in bollette più pesanti e in un nuovo aumento del costo dei carburanti, con effetti a cascata sull’inflazione e sulla competitività industriale.

LE MOSSE DI BLACKROCK

Nel frattempo, mentre la geopolitica ridisegna gli equilibri energetici globali, il settore continua a muoversi anche sul fronte finanziario. Il colosso della gestione patrimoniale BlackRock, insieme a Global Infrastructure Partners ed EQT, ha annunciato l’acquisizione della utility statunitense AES Corporation in un’operazione da oltre 33 miliardi di dollari. Un segnale che, nonostante l’instabilità, gli investimenti nelle infrastrutture energetiche restano centrali nella competizione globale.

L’INTERCONNESSIONE DEL SISTEMA ENERGETICO MONDIALE

La crisi attuale dimostra ancora una volta quanto il sistema energetico mondiale sia interconnesso e vulnerabile agli shock geopolitici. Dopo lo strappo provocato dalla guerra in Ucraina, il rischio è che un nuovo epicentro di instabilità — questa volta nel Golfo — possa aprire una seconda stagione di turbolenza energetica, con conseguenze economiche e politiche difficili da prevedere.

LA SFIDA PER L’EUROPA E PER L’ITALIA

Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la vera sfida non è solo affrontare l’emergenza del momento, ma ridurre strutturalmente la propria esposizione a crisi che nascono lontano, ma arrivano sempre più velocemente ai governi, alle imprese ed – infine – alle case del continente.

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