Energia

Quali sono le vere ambizioni green dell’Europa?

di

decarbonizzare big oil giganti petroliferi

Cosa succede a Bruxelles su green e non solo

 

Progetti e soldi. Il Just Transition Fund, il programma europeo per la decarbonizzazione, è sempre più legato alle volontà dei singoli Stati di fare le cose sul serio. I fenomeni complessi di sostegno ad un passaggio epocale sono ormai attaccati alle decisioni sul Recovery Found. Quanto più questo strumento sarà accettato dai governi, tanto più ci saranno soldi per uscire dal carbone: oltre 40 miliardi di euro in pochi anni.

La piattaforma informatica lanciata pochi giorni fa dalla Commissione europea per far definire agli Stati i piani di nuova green economy, va in questa direzione. L’Italia è tra i Paesi che ha più necessità di rimodulare i propri interventi, superando in avanti remore, pregiudizi ideologici e tanta propaganda.

C’è però un altro elemento da non trascurare: la recente decisione degli ambasciatori europei di escludere dai finanziamenti comunitari l’energia nucleare e il gas. Non si vuole più aiutare le company del settore il cui business pesa negativamente sulle prospettiva ecosostenibili. Del resto governi come quello italiano non riescono ancora a negare consistenti aiuti alle fonti tradizionali. Anche la Francia cammina lentamente nella fuoriuscita dal nucleare, mentre la Polonia da tempo ha scelto proprio il nucleare come energia del domani. Chi avrà ragione? La decisione degli ambasciatori è comunque transitoria, perché alla fine a decidere sarà il Parlamento europeo.

L’Unione è davanti ad un altro bivio. Ursula von der Leyen nel suo piano green non ha previsto la resistenza di vecchi sistemi energetici in alcuni Paesi. Purtroppo è la realtà, tutt’altro che smentita dalla costruzione di nuovi gasdotti e di altre infrastrutture di stoccaggio di combustibili, finanziate dalla stessa Ue. Le rinnovabili sono il futuro, ma in mezzo c’è tanta gradualità. Un principio che compensa gli investimenti colossali delle società energetiche verso fonti non inquinanti. Negarlo è demagogia, scarsa realpolitik.

“Il Just Transition Fund è una parte fondamentale del Green Deal europeo”, ha detto Marko Pavić, presidente di turno del Consiglio. “Avrà un ruolo chiave in uno spirito di solidarietà tra Stati membri e regioni, in modo che nessuno rimanga indietro”.

Il rischio non ultimo legato al Recovery found è che sia l’Europa stessa a restare indietro.

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