Energia

Nord Stream 2, tutte le ultime stilettate fra Usa e Germania

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Sul gasdotto tedesco-russo Nord Stream 2, Washington continua a esercitare pressioni, stavolta minacciando sanzioni contro le aziende tedesche coinvolte nel progetto

Se da tempo il presidente degli Stati Uniti punzecchia la cancelliera Merkel definendola “una prigioniera” di Putin a causa della dipendenza tedesca dal gas russo, ora Trump è passato dalle parole alle minacce.

L’ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino Richard Grenell ha inviato una lettera a diverse società tedesche, avvertendole che potrebbero essere soggette a sanzioni se continueranno a lavorare al Nord Stream 2, il gasdotto progettato dalla russa Gazprom.

IL GASDOTTO RUSSO

Nord Stream 2 è il progetto di gasdotto della russa Gazprom con l’obiettivo di fornire 55 miliardi di metri cubi di gas naturale russo all’Unione europea ogni anno attraverso il Mar Baltico e la Germania, e dovrebbe essere messo in funzione entro la fine del 2019.
Attualmente i lavori sono in corso nelle zone economiche esclusive di Finlandia, Svezia e sulle coste della Germania e della Russia. La Germania è il punto finale del molto controverso osteggiato da sempre dagli Stati Uniti.

LE LETTERE AMERICANE DA BERLINO

Il quotidiano tedesco Bild am Sonntag ha riportato che l’ambasciatore Grenell ha inviato una lettera alle società tedesche coinvolte nel Nord Stream 2 avvisandole di possibili sanzioni.

Già domenica scorsa, Grenell, in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, aveva sostenuto la possibilità di sanzioni nei confronti delle imprese che partecipano alla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2 come ha riportato Start Magazine.

LE AZIENDE COINVOLTE

Tra le compagnie europee, partner di Gazprom nel progetto Nord Stream 2 troviamo: la francese Engie, l’austriaca Omv, l’anglo-olandese Shell, nonché le tedesche Uniper e Wintershall.

PERICOLO SANZIONI

“La lettera ricorda che qualsiasi azienda impegnata nella posa delle condotte per l’esportazione di energia rischia di incorrere nelle sanzioni statunitensi Caatsa”, ha dichiarato il portavoce dell’ambasciata statunitense a Berlino all’Afp. Il rischio sanzioni è previsto dalla legge ” Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act” (Caatsa), approvata nel 2017 e rivolta a Iran, Corea del Nord e Russia.

Il portavoce ha detto che questa missiva non “intendeva essere intesa come una minaccia ma come un chiaro messaggio della politica statunitense”. Ha anche sottolineato che l’unico “ricatto” possibile in questo caso sarebbe il controllo del Cremlino sulle consegne di gas all’Europa.

L’IMPORTANZA DI NORD STREAM 2 PER LA GERMANIA

Nord Stream 2 raddoppierà la capacità di esportazione della Russia in Europa a 110 miliardi di metri cubi. Il nuovo gasdotto punta a raddoppiare Nord Stream 1, il percorso passa attraverso le acque territoriali di cinque paesi, la Russia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania.

Questo gasdotto è ben accolto da gran parte dell’industria tedesca, dal momento che la Germania ha importato il 39% del suo gas dalla Russia nella prima metà del 2018, secondo i dati del BAFA, l’autorità statale per il commercio estero. Per la Merkel l’opera non ha connotazione politica, ma puramente commerciale.

Non è la prima volta che gli Stati Uniti criticano questo progetto ma è la prima che minacciano direttamente le aziende coinvolte con le sanzioni.

LE PRIME REAZIONI

“La lettera è una minaccia assolutamente inaccettabile per le aziende tedesche”, ha dichiarato  al quotidiano tedesco Handelsblatt l’amministratore delegato di Omv Rainer Seele, il manager tedesco che guida la società austriaca dal 2015. “L’Europa non deve essere succube degli Stati Uniti in materia di politica energetica”.

Sulla questione è intervenuta anche la Cina. Ieri la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha sottolineato che le imprese, indipendentemente dal paese in cui hanno sede, hanno il diritto di prendere le proprie decisioni in merito alle società estere con cui cooperare e mantenere i contatti. “Ogni paese e ogni persona dovrebbe rispettarlo pienamente”, ha concluso. Il riferimento al presidente degli Stati Uniti non è sottinteso.

 

Articolo pubblicato su PolicyMaker

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