Advertisement skip to Main Content

Industriali

Perché in Germania si riaccende lo scontro sull’energia nucleare

La proroga del nucleare si avvicina alla scadenza, e in Germania si riaccende lo scontro sulle centrali. Ecco le posizioni del governo e dell'opposizione. L'articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino.

 

Con l’avvicinarsi del termine di proroga dell’attività delle ultime tre centrali atomiche in funzione, torna ad accendersi il dibattito sul futuro del nucleare in Germania.

A riportare la questione al centro del confronto, o meglio dello scontro, sono gli stessi attori che avevano già spinto per il primo prolungamento, poi decretato d’ufficio da Olaf Scholz lo scorso autunno: gli alleati di governo liberali dell’Fdp e gli esponenti del principale partito di opposizione, quella Cdu che sotto Angela Merkel aveva deciso di accelerare il piano di fuoriuscita dal nucleare dopo l’incidente di Fukushima e che ora con la guida di Friedrich Merz hanno riequilibrato la posizione.

Le tre centrali in questione – Isar 2 in Baviera, Emsland in Bassa Sassonia e Neckarwestheim 2 in Baden-Württemberg – dovranno essere spente alla data del 15 aprile prossimo, dopo quattro mesi e mezzo di vita aggiuntiva che si è rivelata necessaria per far passare l’inverno ai tedeschi con minori patemi d’animo.

LA SITUAZIONE ENERGETICA DELLA GERMANIA

Ma per i “nuclearisti”, quello che è stato utile per l’inverno che si va concludendo lo sarà ancora più per il prossimo. La crisi energetica non si esaurirà tanto presto e le alternative che la Germania sta mettendo in piedi per sostituire in maniera stabile i perduti rifornimenti russi (gas, petrolio e in minima parte carbone) hanno bisogno ancora di un po’ di tempo per entrare a pieno regime. I rigassificatori galleggianti che la Germania sta costruendo a tempo di record cominceranno a garantire flussi consistenti solo dal 2024, quanto ai progetti di ampliamento delle fonti rinnovabili (soprattutto eolico) bisognerà vedere che tipo di accelerazione alla costruzione dei parchi sarà in grado di dare il pacchetto di semplificazioni burocratiche approvato dal governo.

Quindi, dicono liberali e cristiano-democratici, rinunciare a quella fetta di energia prodotta dalle tre centrali nucleari solo per motivi ideologici sarebbe un delitto. A muoversi con maggiore incisività è l’Fdp, che può sfruttare il peso specifico della sua presenza nel governo. Per di più, questo è un tema che trova consenso anche tra gli industriali (tranne, per motivi organizzativi anche comprensibili, fra quelle aziende che gestiscono i tre impianti), e dunque permette ai liberali di tenere caldo un argomento sensibile per una parte del suo bacino elettorale. Con i magri numeri attribuiti dai sondaggi è un’occasione politica da sfruttare.

IL NUCLEARE TORNA SUL TAVOLO DEL GOVERNO

Così il presidio del partito ha rimesso ufficialmente la questione nucleare sul tavolo del governo, chiedendo con una risoluzione che sia un comitato di esperti a decidere su un’ulteriore prolungamento del tempo di attività delle tre centrali. “Per assicurare un approvvigionamento energetico accessibile alla popolazione e garantire la competitività dell’industria tedesca è necessario poter fare affidamento nel breve periodo anche sull’energia nucleare”, si legge nella risoluzione del presidio, “ noi liberali siamo quindi favorevoli a che sia una commissione di esperti a decidere di prolungare o meno la vita operativa delle tre centrali nucleari tedesche ancora attive oltre il 15 aprile 2023”.

Per il ministro dei Trasporti Volker Wissing, uno degli esponenti dell’Fdp più in vista cui era stato demandato il compito di riaprire la questione nucleare dopo la pausa natalizia, adesso “non abbiamo bisogno di una disputa politica, ma di una risposta da parte di esperti alla domanda su come possiamo garantire un approvvigionamento energetico stabile e conveniente e allo stesso tempo raggiungere i nostri obiettivi di protezione del clima”. In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung il ministro era stato esplicito: “Se non vogliamo discuterne politicamente, allora dobbiamo chiarirlo da un punto di vista  scientifico”.

Detto, fatto: i liberali hanno messo la loro richiesta su carta. “Il dibattito deve essere condotto in modo obiettivo e sulla base dei fatti”, ha ribadito il segretario generale dell’Fdp Bijan Djir-Sarai, “sul caso non è stata detta l’ultima parola. Ne va della sicurezza energetica e dell’approvvigionamento del nostro Paese, pertanto in questo momento il dibattito non può essere dichiarato concluso da nessuno. La Germania ha bisogno di un concetto energetico aperto alla tecnologia e in linea con la realtà”.

COSA PENSA L’OPPOSIZIONE CRISTIANA

Nel solco della nuova polemica aperto dai liberali si è inserita l’opposizione cristiano-democratica, nella sua doppia versione federale (Cdu) e bavarese (Csu). Il prolungamento dell’attività delle tre centrali sino alla fine della crisi energetica (quindi presumibilmente anche dopo il prossimo inverno) è entrato nel piano di proposte sull’energia che la Cdu ha presentato la scorsa settimana in una conferenza specifica presenziata da Friedrich Merz.

A dar voce alle richieste della Cdu è stato soprattutto il vice-capogruppo al Bundestag Jens Spahn, ex ministro della Sanità nell’ultimo governo Merkel e alle prese con la lotta al Covid nei mesi più caldi dell’emergenza pandemica. “I prezzi dell’energia sono alti perché l’offerta è troppo bassa in Germania e in Europa”, ha detto Spahn in un’intervista all’agenzia di stampa tedesca Dpa, “quindi tutto ciò che può produrre energia deve essere collegato alla rete. L’economia ha anche bisogno di energia stabile e affidabile, le centrali nucleari già collegate alla rete possono fornire questo servizio in modo economico, affidabile e neutrale dal punto di vista climatico”.

L’ex ministro però punta ad allargare il fronte del confronto con il governo. Secondo Spahn, infatti, il discorso non deve ridursi ai tre reattori ancora attivi, ma coinvolgere anche quelli che erano stati spenti alla fine del 2021: “Occorre anche esaminare quali delle tre centrali nucleari chiuse il 31 dicembre 2021, possano essere rimesse in rete”. La Cdu pensa dunque a Brokdorf in Schleswig-Holstein, Grohnde in Bassa Sassonia e Gundremmingen C in Baviera.

Julia Klöckner, deputata della Cdu e anche lei ex ministro (dell’Agricoltura) nell’ultimo governo di Angela Merkel, ha rinforzato la posizione del partito: “Alla luce dell’attuale crisi energetica, è una negligenza spegnere l’energia nucleare priva di CO2 e far funzionare più centrali a carbone. È proprio la crisi che giustifica l’estensione del tempo di funzionamento per i prossimi due anni”. Per Klöckner la resistenza del governo si rifletterà anche sul prezzo dell’elettricità, che è aumentato in modo massiccio nell’ultimo anno.

(L’articolo è la prima parte di un approfondimento dedicato al dibattito sull’energia nucleare in Germania; la seconda parte sarà pubblicata domani)

Back To Top