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Tutti i ripensamenti della Germania sul nucleare

Nucleare Germania

La crisi del gas sta facendo cadere i tabù sul nucleare in Germania. Ecco come. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

La Germania è ormi pronta a superare anche l’ultimo tabù sulla strada dell’onda dell’emergenza energetica, quello del nucleare. E a permettere un prolungamento dell’attività degli ultimi tre reattori che, secondo i piani di fuoriuscita dall’atomo che lo stesso governo aveva confermato fino a qualche settimana fa, sarebbero dovuti andare in pensione alla mezzanotte del 31 dicembre. Attualmente, le tre centrali nucleari ancora in funzione, Isar 2, Emsland e Neckarwestheim 2, forniscono circa 30 terawattora di elettricità all’anno e rappresentano circa il 5% della produzione elettrica tedesca.

Esperti e tecnici dei ministeri competenti stanno compiendo un secondo test, una nuova valutazione sugli scenari energetici probabili in autunno e inverno alla luce della riduzione delle forniture di gas russe sul gasdotto Nord Stream 1. Rispetto a un analogo test fatto a marzo, che aveva ritenuto superfluo il contributo della quota nucleare nel paniere energetico tedesco, quello in corso sta valutando scenari aggiornati, come un ancora più alto costo del gas e i suoi effetti sul prezzo della corrente elettrica, una riduzione pesante dei rifornimenti di gas o un forte calo della produzione atomica in Francia, ipotesi quest’ultima legata all’invecchiamento dei reattori francesi.

Inoltre, vengono considerati con maggiore attenzione gli effetti della crisi energetica per i Länder meridionali della Germania, dove risiede la gran parte delle industrie a forte consumo energetico. Qui la tanto clebrata “Energiewende”, cioè la svolta energetica dai fossili alle rinnovabili che un decennio fa Angela Merkel annunciò al Paese, è impantanata nel groviglio di ritardi e lentezze che interessano anche la rete di trasmissione che avrebbe già potuto convogliare l’energia verde prodotta nei campi eolici del nord. L’emergenza interessa in particolare la Baviera, penalizzata da poche centrali a carbone e insufficienti impianti eolici e solari. Qui risiede una delle tre centrali nucleari in discussione, Isar 2, e non è un caso che il presidente del Land Markus Söder sia uno dei più veementi sostenitori del prolungamento dell’attività.

Ma ormai tutto lascia immaginare che sarà solo una questione di tempo, quello necessario agli esperti per completare il nuovo test e dare alla decisione di allungare la storia del nucleare civile tedesco la necessaria copertura tecnica. All’incalzare sempre più serrato delle opposizioni (i leader di Cdu e Csu, Friedrich Merz e lo stesso Markus Söder sono freschi di visita al reattore bavarese), si aggiungono le dichiarazioni sempre più possibiliste degli uomini chiave del governo, Olaf Scholz e Robert Habeck.

Il cancelliere si è espresso nel corso della visita alla turbina contesa del Nord Stream 1 nello stabilimento di Siemens Energy, affermando che sebbene le centrali nucleari siano “rilevanti esclusivamente per una piccola parte della produzione di elettricità, può tuttavia avere senso prolungarne l’attività”. E ha fatto riferimento al secondo test in corso, “molto, molto severo e i cui risultati saranno disponibili a breve”. Tra le altre ragioni che spingono al prolungamento, il cancelliere ha sottolineato il fatto che “soprattutto in Baviera, l’espansione dell’energia eolica è progredita molto lentamente e anche lo sviluppo della rete di trasmissione nel sud del paese non è proceduta con la rapidità prevista”.

Robert Habeck, il ministro verde dell’Economia cui è demandata la gestione primaria della crisi energetica, ha usato termini più generali, ma per il ramo politico dell’ambientalismo si tratta di una linea rossa molto delicata da oltrepassare e soprattutto da far digerire al proprio elettorato. In un’intervista alla tv all-news Ntv, Habeck ha detto che potrebbe verificarsi uno “scenario particolare” nel nuovo stress test dei reattori: “La domanda che ci si deve porre in modo pertinente è se la stabilità della rete elettrica debba essere garantita da ulteriori misure quest’anno”, ha spiegato, “e ora stiamo valutando se la situazione quest’anno può diventare così estrema da dover aprire un nuovo scenario”.

D’altronde, anche dal fronte dei movimenti ambientalisti i tempi supplementari per i reattori vengono ormai considerati un male sopportabile, forse più che quelli già concessi alle centrali a carbone. Luisa Neubauer, leader del movimento Fridays for Future in Germania e nota all’opinione pubblica come la Greta tedesca, ha detto di ritenere giustificabile un limitato prolungamento della vita operativa delle centrali nucleari tedesche ancora in funzione: “Si tratterebbe di una soluzione provvisoria e non di un cambiamento fondamentale di rotta”.

E un altro motivo che spinge il governo al prolungamento è la pressione dei partner europei, specie quelli dell’Europa centrale, che legano il consenso alla regola della solidarietà europea (imposta da Bruxelles su spinta di Berlino) al fatto che l’esecutivo di Scholz faccia la sua parte nella crisi, mettendo mano a tutte le risorse interne possibili, nucleare compreso: non si capirebbe perché Berlino possa affidarsi alla solidarietà dei vicini senza sobbarcarsi qualche problema politico interno.

Quel di cui si discute concretamente finora è un’operazione di stretch, cioè continuare a far funzionare le centrali nucleari rimanenti per alcuni mesi, ma senza acquistare nuove barre di combustibile. Quel che avverrà dopo dipenderà dall’evoluzione della crisi (e della guerra in Ucraina). Da parte conservatrice si chiede già il ripristino di altre tre centrali spente lo scorso anno, ma il governo spera di non dover arrivare a varcare ulteriori linee rosse sul nucleare e che, tra rigassificatori in costruzione e risparmio energetico, sia possibile superare il collo di bottiglia del prossimo inverno e guardare con più serenità agli anni successivi.

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