La Germania ha raggiunto un’intesa strategica con il Canada per l’acquisto di gas naturale liquefatto (GNL) da un nuovo impianto sulla costa pacifica canadese.
L’accordo, che prevede fino a un milione di tonnellate di GNL all’anno per vent’anni a partire dai primi anni Trenta, rappresenta un tassello importante nella strategia di Berlino per ridurre la dipendenza da fornitori tradizionali e instabili.
Come riportano Bloomberg e il New York Times, l’intesa arriva in un momento di ridefinizione degli equilibri energetici globali, segnato dalle tensioni con gli Stati Uniti e dalle conseguenze delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.
I dettagli dell’accordo
Secondo quanto scrive Bloomberg, la Germania si impegna ad acquistare fino a 1 milione di tonnellate metriche di gas all’anno dal progetto Ksi Lisims GNL, situato nel nord-ovest della British Columbia, vicino al confine con l’Alaska.
L’intesa ha durata ventennale e dovrebbe entrare in vigore nei primi anni del decennio 2030. Il compratore tedesco sarà SEFE (Securing Energy for Europe), la società precedentemente controllata da Gazprom e nazionalizzata dal governo tedesco dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Come conferma l’Associated Press, l’accordo sarà firmato all’Ambasciata canadese a Berlino. Secondo Euronews, i volumi previsti corrispondono a circa un ottavo delle importazioni tedesche di GNL dell’anno scorso in termini energetici.
Il New York Times sottolinea che si tratta di una svolta per entrambi i Paesi, che cercano di rafforzare legami commerciali al di fuori dell’orbita statunitense.
Il progetto Ksi Lisims GNL
Il gas arriverà dal progetto Ksi Lisims GNL, un impianto da circa 7,2 miliardi di dollari Usa, ancora in fase di sviluppo.
Il progetto ha già ottenuto le autorizzazioni regolatorie ma manca ancora la decisione finale di investimento. Il consorzio è guidato da Western LNG, società finanziata da Blackstone, Rockies LNG Partners e dalla nazione indigena Nisga’a, proprietaria dei terreni.
Il premier della British Columbia, David Eby, ha sottolineato che accordi di acquisto a lungo termine come quello con la Germania sono fondamentali per sbloccare la costruzione.
Il progetto, una volta completato, potrà produrre fino a 12 milioni di tonnellate di GNL all’anno.
Al momento il Canada ha un solo terminal GNL operativo sulla costa ovest: si tratta di LNG Canada, sostenuto da Shell e avviato circa un anno fa.
Rotte di trasporto
Il trasporto del gas dalla British Columbia alla Germania potrà avvenire attraverso diverse rotte, tra cui il Canale di Panama, o tramite complessi meccanismi di scambio con altri fornitori.
Come spiegano fonti del New York Times, questi scambi permettono di ottimizzare i costi: il gas canadese potrebbe arrivare in Asia, mentre volumi norvegesi o di altra origine raggiungerebbero l’Europa.
L’accordo si inserisce in un più ampio riavvicinamento tra Canada e Germania su energia, minerali critici e difesa, accelerato dal nuovo contesto internazionale segnato dall’amministrazione Trump e dalle tensioni commerciali. Sia Carney sia Merz vedono in questa partnership un modo per rafforzare la resilienza di due “potenze medie” in un mondo sempre più frammentato.
L’intesa, pur di dimensioni contenute rispetto al fabbisogno tedesco, segna un precedente importante. Dimostra che Berlino punta a un paniere di fornitori più ampio e stabile, mentre Ottawa accelera la trasformazione delle sue enormi riserve di gas in una risorsa geopolitica ed economica diversificata.
Il quadro energetico della Germania
La Germania, locomotiva industriale europea, ha vissuto negli ultimi anni una vera e propria tempesta energetica.
Dopo aver tagliato i ponti con il gas russo a seguito dell’invasione dell’Ucraina, Berlino ha dovuto accelerare l’import di GNL, che oggi rappresenta circa il 13% delle importazioni totali di gas.
Come sottolinea Euronews, la stragrande maggioranza di questo GNL, pari a circa il 94%, arriva attualmente dagli Stati Uniti, una dipendenza che preoccupa i vertici politici tedeschi.
Il cancelliere Friedrich Merz ha più volte sottolineato la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento. I recenti conflitti in Medio Oriente, in particolare la guerra con l’Iran, hanno reso fragili anche i flussi da quella regione.
Susanne Nies, ricercatrice senior presso lo Helmholtz-Zentrum Berlin citata da Bloomberg, ha definito l’accordo con il Canada “un potente e positivo simbolo della diversificazione tedesca sia dalla Russia sia potenzialmente dagli Stati Uniti”.
Gli obiettivi di Mark Carney
Per il Canada l’intesa rappresenta un passo concreto verso la riduzione della dipendenza dagli Stati Uniti, che assorbono la stragrande maggioranza delle esportazioni energetiche canadesi.
Il primo ministro Mark Carney ha posto come obiettivo strategico il raddoppio delle esportazioni verso mercati non statunitensi entro il 2035.
Il New York Times sottolinea come Carney abbia spinto personalmente per questo tipo di accordi, anche durante la sua visita a Berlino lo scorso agosto insieme a una delegazione del settore energetico.
Il ministro dell’Energia canadese Tim Hodgson ha dichiarato a Bloomberg che i Paesi europei cercano fornitori affidabili che non usino l’energia come strumento di coercizione geopolitica. “Possiamo essere quel fornitore alternativo”, ha affermato Hodgson, evidenziando come il Canada condivida valori comuni con i partner europei.





