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Ecco come Gazprom tiene in ostaggio l’Europa sul gas

Gazprom Gas

Gazprom sta facendo pagare all’Europa la mancanza di autonomia sulle forniture energetiche. L’articolo di Giuseppe Gagliano

L’assenza di autonomia energetica da parte dell’Europa ha un prezzo che si paga molto caro. Ed è un prezzo che la Russia intende fare pagare all’Europa, al di là delle dichiarazioni di rito.

LA DECISIONE DI GAZPROM

A cosa stiamo alludendo? La società energetica statale russa Gazprom ha annunciato, martedì 21 settembre, che non intende incrementare le esportazioni di gas verso l’Europa nonostante quest’ultima stia affrontando una profonda crisi energetica a causa dell’incremento di prezzo di gas naturale.

Infatti, come riporta l’agenzia di stampa russa Interfax, Gazprom ha deciso di non fornire capacità extra nei gasdotti che passano attraverso l’Ucraina determinando così una riduzione considerevole di gas naturale verso l’ Unione Europea.

Nello specifico, la società russa ha dato la sua disponibilità solo per un terzo della capacità effettiva di trasporto del gasdotto Yamal.

LE RIPERCUSSIONI PER L’UNIONE EUROPEA

Non dobbiamo infatti dimenticare che l’Unione Europea esporta il 40% del gas naturale proprio dalla Russia. Questo non solo non farà altro che aumentare il prezzo del gas in Europa, che ha già di fatto superato la soglia dei 950 $ per 1000 m³, ma costringerà l’Unione Europea a piegare la schiena di fronte alla richiesta russe che utilizzano il gas come strumento di pressione geopolitica. La denuncia fatta da parte la Commissione europea sul fatto che Gazprom manipoli i prezzi del mercato appare oltremodo fondata.

LA PROPOSTA DI GAZPROM

La soluzione prospettata dalla società russa di fronte a queste critiche è una soluzione che naturalmente non può che avvantaggiare sul piano economico Gazprom: invece di basarsi sui prezzi del mercato l’UE dovrebbe siglare contratti a lungo termine con Gazprom.

LA DIPENDENZA STRATEGICA DELL’EUROPA

Non dimentichiamoci, d’altronde, che la stessa assenza di autonomia strategica l’Unione Europea la sconta anche nei confronti delle terre rare per le quali dipende dalla Cina e dal Cile.

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