Energia

Nord Stream 2, Germania e gas, tutti i prossimi costi in bolletta per l’Italia

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Ecco che cosa può cambiare per l’Italia con la riforma delle tariffe di trasporto gas alla quale sta lavorando l’Authority per l’energia tedesca sulla scia del gasdotto Nord Stream 2. Fatti, numeri, commenti e scenari

Non è una bella notizia per l’Italia la riforma delle tariffe di trasporto gas a cui l’Authority per l’energia tedesca sta lavorando in vista anche dell’entrata in funzione del Nord Stream 2: l’effetto per il nostro Paese potrebbe comportare, infatti, un onere aggiuntivo in bolletta da 500 milioni di euro all’anno nel 2019 e nel 2020, a carico di famiglie e imprese.

IL NORD STREAM 2 POTREBBE SIGNIFICARE PER L’ITALIA 500 MILIONI DI EURO IN PIÙ DI COSTI IN BOLLETTA

Tutto nasce dall’intesa raggiunta il mese scorso a Strasburgo che ha dato a Berlino (e a Mosca) il via libera per consentire alla Germania di terminare i lavori del Nord Stream 2 nel 2020, garantendo il raddoppio dei flussi di gas provenienti dalla Russia, bypassando l’Ucraina.

Per l’Italia, che importa oltre un terzo del proprio gas dalla Russia tramite una serie di gasdotti che approdano nel nord del paese significherà una maggiore dipendenza dall’import tedesco e quindi dalle regole tedesche di “cessione” delle forniture ad altri paesi.

“In questa prospettiva – come scrive oggi Il Foglio – la riforma che l’Autorità tedesca dell’energia sta discutendo per ridefinire le tariffe di trasporto potrebbe essere un problema per il mercato italiano. Secondo il disegno del regolatore tedesco, i costi delle infrastrutture andrebbero ripartiti aumentano la quota a carico dei punti in uscita dalla rete: la manutenzione dei gasdotti e le spese di trasporto del metano saranno sostenute in maggiore misura dai paesi che importano gas attraverso la Germania con un risparmio per i consumatori tedeschi”.

Ma, appunto, un aggravio per quelli italiani nell’ordine di 500 milioni l’anno come ha riferito uno dei componenti del collegio dell’Authority italiana, Stefano Saglia, durante un convegno dei gasivori, riportato da Staffetta Quotidiana. Un costo che sarebbe più alto nel caso in cui crescessero i flussi di gas russo che la Germania esporta, oltre a quelli attuali proveniente da Olanda e Norvegia.

SAGLIA CERCA IL DIALOGO CON I TEDESCHI MA CHIEDE A CONFINDUSTRIA E ASSOCIAZIONI DI SETTORE DI AVVIARE UN CONFRONTO CON IL GOVERNO

La riforma tedesca, ha spiegato Saglia, “non infrange le regole ed è il risultato di una consultazione pubblica. Ma lo squilibrio che si verrebbe a creare tra il prezzo del metano pagato dall’industria tedesca e quella italiana – gravata dagli oneri che pagherebbe l’Italia sul prezzo all’ingrosso del gas – potrebbe costituire un problema di concorrenza, di cui, come segnala ancora Staffetta Quotidiana, si dovrebbe interrogare l’Antitrust europeo. ‘Cercheremo di avere un confronto con l’autorità tedesca – ha detto Saglia al seminario organizzato da Assocarta – a fine mese andremo, ma credo che valga la pena che Confindustria, le associazioni di categoria facciano presente la questione al governo per avviare un confronto ai massimi livelli’”.

PER L’ITALIA LE SPERANZE DI AFFRANCARSI DALLA MORSA RUSSO-TEDESCA RIMANGONO AGGRAPPATE A TAP E EASTMED

Per l’Italia l’unica speranza rimangono la realizzazione di Tap che porterà gas dall’Azerbaigian e di EastMed pensato per trasportare in Europa le risorse scoperte nell’offshore del Mediterraneo Orientale di Cipro e Israele. Solo in questo modo sarà possibile tentare di diversificare le forniture e affrancarsi parzialmente dalla “tenaglia” di Russia e Germania. Come ha chiarito anche Alberto Clò economista e direttore di Rivista Energia sempre al Foglio: “L’Autorità italiana può certamente segnalare il problema ma i margini di manovra sono a zero, doveva segnalarlo prima al Governo perché giocasse la sua parte a livello europeo. Temo che non potremo farci nulla”.

UN PERICOLO PAVENTATO DURANTE LE AUDIZIONI IN COMMISSIONE ATTIVITÀ PRODUTTIVE ALLA CAMERA

Un simile pericolo era stato paventato recentemente da Eleonora Rocchio, che si occupa della regolazione analisi e supporto alla strategia del settore gas di Eni, durante un’audizione in commissione Attività produttive alla Camera riguardante le prospettive di attuazione e adeguamento della strategia energetica nazionale al piano nazionale energia e clima per il 2030: “In Italia abbiamo un’importante dotazione infrastrutturale e rotte di importazione diversificate: importiamo da Libia, Algeria, Russia dai mercati liquidi del Nord Europa e grazie al Gnl siamo aperti a tutto il mondo: stanno arrivando carichi da Qatar, Nigeria, Usa. Un sistema diversificato che inoltre ha anche importanti infrastrutture di stoccaggio – si legge su EnergiaOltre -. Infine, abbiamo un impianto regolatorio che consente un utilizzo efficiente delle infrastrutture per lo stoccaggio e la rigassificazione. E un livello di liquidità dell’hub del gas analogo a quello di altri hub regionali europei. Insomma, in Italia ci sono stati importanti miglioramenti anche se ci sono punti su cui occorre lavorare: uno lo spread tra il mercato italiano e gli altri su cui è necessario intervenire agendo sulla regolazione delle tariffe di trasporto perché lo spread è condizionato proprio dai costi di trasporto dal Nord Europa. Già da subito però si può avviare un monitoraggio affinché le altre autorità definiscano le tariffe in modo corretto, evitando trasferimenti dei costi da un paese all’altro”. Quello che appunto sta per succedere.

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