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Perché il gas non russo andrà alle stelle. Report Ispi

Gas Russo

Se la Russia dovesse azzerare le forniture di gas all’Unione europea, i paesi membri dovrebbero cercare di sostituirlo con altro Gnl. Facendo salire ancora di più i prezzi. Tutti i dettagli del rapporto ISPI

 

Stando a un rapporto pubblicato dall’ISPI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, se le forniture di gas russo dovessero mantenersi sui livelli attuali (peraltro già bassissimi: -75 per cento rispetto al periodo pre-guerra), e di conseguenza le importazioni totali italiane non si discosteranno troppo dalla media dell’ultimo trimestre, in inverno il nostro paese non dovrà sottoporsi a forti razionamenti del consumo del combustibile.

Il Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale del governo – che prevede una riduzione volontaria dei consumi del 9,5 per cento – si rivelerà dunque sufficiente e l’Italia non correrà il rischio di esaurire il gas stoccato.

LO SCENARIO PEGGIORE

In caso invece di ulteriori limitazioni delle forniture russe o di un loro taglio completo, spiega l’ISPI, “è certo che la Germania avrebbe bisogno di approvvigionarsi ulteriormente dalla Norvegia, causando una riduzione delle forniture verso l’Italia anche da quella fonte”, o un loro azzeramento.

“Nel caso peggiore in cui anche il gas norvegese non arrivasse più in Italia”, si legge nel rapporto, “gli stoccaggi raggiungerebbero livelli molto critici: si pensi che sotto la soglia del +4,5 si andrebbe a intoccare la riserva strategica”. In assenza di gas russo e norvegese, i razionamenti previsti dal governo non sarebbero sufficienti. La situazione si farebbe ancora più grave in caso di inverno rigido, in Italia e in Europa, perché le basse temperature farebbero salire molto la domanda di combustibile per il riscaldamento.

COME PROCEDE IL PIANO EUROPEO PER IL DISTACCO DAL GAS RUSSO

Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, le importazioni europee di gas russo si sono ridotte del 73 per cento rispetto all’inizio del 2021. Il calo degli acquisti da Mosca è stato compensato principalmente attraverso l’aumento delle importazioni di gas liquefatto (GNL).

L’Europa, tuttavia, non potrà fare più di quanto sta già facendo: i paesi produttori come l’Algeria e la Norvegia non possono aumentare l’offerta nel breve termine; lo stesso vale per gli esportatori di GNL come gli Stati Uniti, le cui capacità sono impegnate praticamente al massimo.

“Ciò significa che”, spiega l’ISPI, “in caso di un ulteriore taglio delle forniture da parte di Gazprom, difficilmente saremo in grado di trovare rimpiazzi”.

gas russo

COSA SUCCEDE SE GAZPROM “CHIUDE I RUBINETTI”

Se nel 2021 la Russia valeva da sola il 40 per cento circa del totale delle importazioni di gas dell’Unione europea, oggi rappresenta appena il 15 per cento: ovvero 155 miliardi di metri cubi contro 60-65 miliardi. Se però Gazprom – la società energetica controllata dal governo di Mosca – dovesse azzerare le forniture, i paesi d’Europa dovrebbero cercare quel 15 per cento mancante sui mercati: e visto che le capacità dei venditori via gasdotti sono sature, significa che dovranno cercare di accaparrarsi carichi di GNL, che si sposta via mare.

“Ciò genererebbe grandi ulteriori contraccolpi sul mercato GNL mondiale, spingendo all’aumento il prezzo”, scrive l’ISPI. “Inoltre, l’Europa non avrebbe neppure un numero sufficiente di rigassificatori per importare tutto il gas necessario (salvo nel caso della Spagna, che tuttavia è energeticamente isolata dal resto del continente)”.

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