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Ex Ilva, M5s spinge per i cinesi ma governo e Mittal si accorderanno. Il commento di Sabella

Acciaierie

Che cosa succederà sull’ex Ilva nell’analisi di Giuseppe Sabella, direttore di Think-industry 4.0, che segue dall’inizio la vicenda tra governo, Arcelor Mittal e non solo…

Il caso della ex Ilva è ormai giunto ad uno snodo cruciale. Domani infatti a Milano è fissata l’udienza del giudice circa il ricorso d’urgenza che Ilva in amministrazione straordinaria ha presentato contro il recesso di ArcelorMittal. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Sabella, direttore di Think-industry 4.0 che segue dall’inizio la vicenda.

Sabella, come può evolvere la situazione?

La situazione si può sbloccare solo e soltanto se oggi governo e Mittal trovano un’intesa – anche provvisoria – che possa portare ad una richiesta di proroga sulla sentenza del giudice di Milano prevista per domani.

E quest’intesa sarà trovata?

Penso che la probabilità sia alta, perché conviene ad entrambe le parti. Nonostante il riservatissimo ponte M5s ha costruito con alcuni player cinesi della siderurgia, Baosteel in particolare. Naturalmente sarà un accordo provvisorio che permetterà di dettagliare le intese.

Mittal resta la prima opzione?

Sì, soprattutto per ragioni di continuità e perché fortunatamente qualcuno nel governo si rende conto che a Taranto – territorio così ferito e diviso sulla questione industriale – forse è preferibile una partnership con Mittal. Perché di questo si tratta…

Ci spieghi meglio…

È noto che il governo si impegnerà a livello di pubblica partecipazione. Ciò significa risorse pubbliche ma anche un piano industriale condiviso. Questo è l’aspetto più complesso.

Perché?

Come dicevo nell’ultimo intervento, c’è bisogno di un salto di livello nel progetto industriale per Taranto. Il governo ha fatto la sua proposta, anche innovativa. Si tratta di un piano quinquennale in cui una società pubblica si occuperà della sostituzione delle fonti energetiche che alimentano gli altiforni attraverso la tecnologia DRI (o preridotto), un rifacimento degli stessi integrandoli con uno o più forni a conduzione elettrica e il proseguo delle bonifiche ambientali. L’obiettivo finale è di innovare la produzione e di portarla ai livelli previsti un anno fa, in modo anche da ridurre al minimo eventuali esuberi.

Quindi avremo “zero esuberi”, ciò che chiede il sindacato?

Qualche esubero ci sarà perché è inevitabile: l’introduzione delle nuove tecnologie innova la catena produttiva riducendo la forza lavoro. Ma credo che siamo lontani da questi 4.700 di cui si parla. Ma stiamo a vedere, entro sera dovremmo saperne di più.

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