Al Forum economico mondiale di Davos, il segretario del Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick ha criticato l’Unione europea per l’impostazione della sua transizione energetica. “Perché puntate sul solare e l’eolico?”, si è domandato. “Perché l’Europa dovrebbe accettare di raggiungere le zero emissioni nette nel 2030 se non produce batterie? Non produce batterie! Quindi, se punta al 2030, sta decidendo di sottomettersi alla Cina”, che è nettamente la maggiore produttrice al mondo di tutte queste tecnologie e dei loro componenti.
Ma l’Europa è dipendente anche da un’altra nazione avversaria degli Stati Uniti – la Russia di Vladimir Putin – per un’altra fonte di energia pulita: l’uranio per i reattori nucleari. A quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, infatti, il Vecchio continente continua a importare grosse quantità di uranio arricchito dalla Russia, che vale ancora quasi un quarto del fabbisogno europeo. Questo legame può venire sfruttato da Mosca come una leva geopolitica nei rapporti con Bruxelles e con i paesi membri dell’Unione, in maniera non troppo diversa da come avveniva in passato con il gas naturale, o di come avviene oggi con la Cina e le forniture di terre rare.
L’AMERICA HA SOFFIATO L’URANIO ARRICCHITO ALL’EUROPA?
Le due principali società produttrici di uranio in Occidente, la britannico-olandese Urenco e la francese Orano, stanno espandendo le loro capacità di arricchimento. Il problema per l’Europa è che la maggior parte della nuova offerta in arrivo è già stata acquistata dalle aziende americane, che si stanno organizzando in vista dell’entrata in vigore del divieto di importazione di uranio arricchito russo: il ban venne deciso dall’amministrazione di Joe Biden nel maggio 2024.
LA SITUAZIONE NELL’UNIONE EUROPEA
Nell’Unione europea non esiste un simile divieto di acquisto. Lo scorso maggio la Commissione aveva fatto sapere che avrebbe messo al bando le importazioni di combustibile nucleare dalla Russia: una misura del genere, però, è osteggiata da Ungheria e Slovacchia, già contrarie alle restrizioni sugli idrocarburi.
Per via dei loro legami storici con l’Urss, che le hanno vincolate alle infrastrutture e alle tecnologie sovietiche, l’Ungheria e la Slovacchia hanno avuto più difficoltà di altri paesi europei a emanciparsi dall’energia russa. Budapest, in particolare, non sembra davvero intenzionata a troncare i rapporti con Mosca e si è affidata alla compagnia statale russa Rosatom per l’espansione della centrale atomica di Paks.
QUANTO VALE L’URANIO RUSSO PER L’EUROPA
Con “uranio arricchito” si intende un derivato del minerale grezzo, che viene prima convertito in forma gassosa e poi “raffinato” per aumentare la concentrazione di un isotopo – l’uranio-235, o U-235 – utilizzato come combustibile per le centrali nucleari.
La Russia, tramite Rosatom, dispone del 44 per cento della capacità di arricchimento globale di uranio, stando ai dati della World Nuclear Association. Urenco possiede circa il 29 per cento e Orano il 12 per cento.
Nel 2024 – come riportato dal Financial Times – l’Europa ha importato il 23 per cento del suo uranio arricchito dalla Russia, per 2,5 milioni di separative work unit (SWU).
GLI INVESTIMENTI DI URENCO E ORANO
Orano sta investendo 1,7 miliardi di euro per accrescere del 30 per cento la propria capacità di arricchimento nel sito di Tricastin, nella Francia meridionale: la Banca europea per gli investimenti ha contributo all’investimento con 400 milioni. La società, inoltre, ha ricevuto a gennaio un finanziamento di 900 milioni di euro dal dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per la realizzazione di un impianto di arricchimento da 5 miliardi che sorgerà nel Tennessee e che dovrebbe entrare in funzione nel 2032.
Urenco, similmente, sta espandendo il suo stabilimento nei Paesi Bassi.
QUANTO VALE L’URANIO RUSSO PER GLI STATI UNITI
Attualmente gli Stati Uniti – nettamente i maggiori produttori di energia nucleare al mondo – importano circa tre milioni di SWU di uranio arricchito dalla Russia, che rappresenta un quarto delle importazioni totali.




