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Vi racconto i successoni dell’Ue sull’energia

Dal gas russo sostituito con il Gnl alle delocalizzazioni causate dall'Ets, passando per l'auto elettrica, le "case green", l'idrogeno e la dipendenza dalla Cina: ecco tutti gli errori delle strategie energetiche dell'Unione europea. Il commento di Sergio Giraldo tratto dal suo profilo X.

I grandi successi dei piani energetici europei:

– rendere costosissimo il gas, tagliando per sempre le forniture dalla Russia;

– rendere l’Europa strutturalmente più dipendente dal gas naturale liquefatto, sostituendo una parte rilevante delle forniture via gasdotto con importazioni marittime più costose e soggette alla volatilità del mercato globale;

– spingere per i prezzi hub del gas, anziché per contratti a lungo termine con formule di prezzo stabili, aumentando così quotazioni e volatilità;

– favorire la chiusura degli impianti nucleari in Germania, aumentando il ricorso a carbone e gas;

– incentivare massicciamente l’installazione di pannelli fotovoltaici e turbine eoliche importati, contribuendo massicciamente allo sviluppo dell’industria manifatturiera cinese;

– introdurre una tassa sulle emissioni di CO2, l’ETS, che ha fatto chiudere o delocalizzare centinaia di aziende europee;

– elettrificare i consumi energetici dei trasporti, distruggendo l’industria europea dell’automobile a vantaggio dell’industria cinese;

– aumentare la dipendenza europea da Cina e altri paesi terzi per materie prime critiche, terre rare, batterie, magneti permanenti, pannelli, inverter e componentistica;

– fissare obiettivi obbligatori per l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, rendendo critica la stabilità delle reti e facendo aumentare i costi di rete

– trasferire quote crescenti dei costi energetici sulle reti elettriche attraverso investimenti sempre più elevati in trasmissione, distribuzione, servizi di bilanciamento;

– incentivare l’elettrificazione dei consumi domestici mediante pompe di calore anche in contesti climatici ed edilizi nei quali i benefici economici risultano limitati o inesistenti;

– imporre una direttiva sull’efficienza energetica degli edifici (direttiva “case green”) talmente cervellotica che nessuno Stato membro ha adottato;

– creare una banca dell’idrogeno (sic) e incentivare la produzione di idrogeno green, iniziative che hanno portato progressi pari allo zero assoluto;

– aumentare la complessità regolatoria del sistema energetico europeo attraverso un numero crescente di direttive, regolamenti, meccanismi di incentivo e obblighi amministrativi, favorendo le delocalizzazioni e al contempo esasperando i rapporti con i partner commerciali;

– promuovere numerose strategie industriali sulle materie prime critiche senza ridurre in misura sostanziale la dipendenza europea dalle importazioni.

Sono certo che presto nuovi ed entusiasmanti obiettivi saranno raggiunti.

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