Energia

Che cosa farà Eni nei progetti di fusione nucleare made in Usa

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Accordo con la Commonwealth Fusion Systems per 50 milioni di dollari. Fornirà il proprio contributo anche in termini di risorse e know how industriale.

Nell’ottica della decarbonizzazione in atto a livello globale, Eni ha deciso di investire in Usa nello sviluppo di fonti energetiche alternative. Il Cane a sei zampe ha deciso, infatti, di entrare ufficialmente nei progetti di fusione nucleare americani siglando un accordo con la Commonwealth Fusion Systems (Cfs), società nata come spin-out del Massachusetts Institute of Technology, che permetterà a Eni di acquisire una quota del capitale di Cfs per sviluppare il primo impianto che produrrà energia grazie alla fusione, fonte sicura, sostenibile, virtualmente inesauribile e senza alcuna emissione di inquinanti e gas serra. L’azienda italiana acquisirà una quota rilevante nella società a fronte di un investimento iniziale di 50 milioni di dollari, entrando a far parte del Consiglio di Amministrazione e fornendo il proprio contributo anche in termini di risorse e know how industriale.

Gli accordi si inquadrano nella strategia di decarbonizzazione di Eni e rappresentano la volontà di rafforzare le partnership di ricerca nel settore energetico, grazie anche allo sviluppo di tecnologie game changer, per rispondere ai crescenti fabbisogni energetici con soluzioni sostenibili in termini ambientali ed economici. “Oggi è un giorno davvero importante per noi poiché, grazie a questo accordo, Eni compie un notevole passo avanti verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative con un sempre minor impatto ambientale – ha ammesso l’amministratore delegato Claudio Descalzi –. La fusione è la vera fonte energetica del futuro, poiché completamente sostenibile, non rilascia né emissioni né scarti, ed è potenzialmente inesauribile. Un traguardo che noi di Eni siamo sempre più determinati a raggiungere in tempi brevi”.

Le attività previste con Cfs si articolano in tre fasi: la prima prevede lo sviluppo di magneti a superconduttori ad alta temperatura, la seconda la realizzazione di un reattore sperimentale, la terza e ultima la costruzione ed esercizio del primo impianto industriale che possa garantire una produzione continuativa e remunerativa di energia da fusione. L’ingresso di Eni nella Cfs sarà perfezionato entro il secondo trimestre del 2018. Contestualmente, il Cane a sei zampe ha sottoscritto un accordo con Mit che consentirà alla società di svolgere congiuntamente programmi di ricerca sulla fisica del plasma, sulle tecnologie dei reattori a fusione, e sulle tecnologie degli elettromagneti di nuova generazione.

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