Energia

Eni, ecco dove produce petrolio e gas. La mappa dei Paesi (con chi sale e chi scende)

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Che cosa emerge da alcune tabelle dell’ultima trimestrale dell’Eni

 

È soprattutto l’Africa Sub-Sahariana, ma anche quella settentrionale il polo principale di produzione di idrocarburi di Eni. Lo si evince dall’ultima trimestrale del Cane a sei zampe che certifica una produzione nel secondo trimestre e nel primo semestre del 2019, sostanzialmente invariata e pari a 1,83 milioni di boe (barili di petrolio equivalente) al giorno.

LA PRODUZIONE ENI

Escludendo gli effetti della cessazione del contratto produttivo Intisar in Libia avvenuta a partire dal terzo trimestre del 2018 e il portafoglio, Eni ha registrato una crescita netta di circa 110 mila boe/giorno nel trimestre pari a +6,5% per incrementi produttivi e minori manutenzioni (94 mila boe/giorno nel semestre, +5,5%). Ciò con un contributo complessivo tra avvii e ramp-up pari a circa 218 mila boe/giorno, guidato dalla piena regimazione dei progetti libici avviati nel 2018 (Wafa compression e Bahr Essalam fase 2) e dalla crescita organica in Egitto (ramp-up Zohr), Ghana e Angola.

AFRICA SUB-SAHARIANA E SETTENTRIONALE I DUE POLI PRINCIPALI PER GLI IDROCARBURI

Complessivamente, su 1,8 milioni di boe al giorno di idrocarburi prodotti, l’Africa Sub-Sahariana contribuisce per 398mila boe/giorno (in crescita rispetto alle 354mila del 2018), seguita dall’Africa settentrionale con 386mila boe/giorno (ma in calo sull’anno precedente quando si raggiungevano le 417mila boe/giorno) e l’Egitto con 344mila boe/giorno (erano 290 mila nel 2018). Segue a distanza il resto dell’Asia con 178mila boe/giorno, l’Europa con 145mila boe/giorno e l’Italia con mila 122boe/giorno, in calo rispetto allo scorso anno (142mila boe/gorno)

SEMPRE L’AFRICA PROTAGONISTA IN PETROLIO E CONDENSATI

La produzione di petrolio e condensati è focalizzata sempre sulle due zone principali del Continente africano: 266mila boe/giorno sono ricavate dall’Africa Sub-Sahariana (in crescita rispetto alle 247mila del 2018) mentre 175mila boe/giorno arrivano dall’Africa settentrionale (anche qui in aumento, erano 150 mila lo scorso anno). Il resto d’Europa (escluso il nostro paese) produce 86mila boe/giorno, seguito da Asia (79mila boe/giorno), Kazakistan (76mila boe/giorno) ed Egitto (73mila boe/giorno). Dall’Italia arrivano, infine, 52mila boe/giorno di petrolio e condensati, in discesa rispetto all’anno precedente quando erano 63 mila boe/giorno.

NEL GAS È IN EGITTO LA PRODUZIONE PRINCIPALE

Per quanto riguarda il gas, la situazione cambia: Eni ricava la maggior parte di risorse dall’Egitto, dopo la scoperta dell’enorme giacimento di Zohr. Dal paese il Cane a sei zampe ricava 42mila boe/giorno (erano 32mila nel 2018), seguita dall’Africa settentrionale con 33mila boe/giorno (in calo dalle 41mila del 2018) e dall’Africa Sub-Sahariana con 20mila boe/giorno (in lieve crescita rispetto alle 17mila del 2018). Chiudono Asia (15mila boe/giorno) e Italia (11mila boe/giorno, in lieve discesa dalle 12mila dell’anno precedente)

INVESTIMENTI ENI IN E&P A 3,16 MILIARDI DI EURO

Gli investimenti netti nel settore esplorazione e produzione sono stati pari a 3,16 miliardi di euro nel semestre, mentre l’utile operativo adjusted ha raggiunto i 2,14 miliardi nel secondo trimestre 2019 (-22% rispetto al secondo trimestre 2018), 4,45 miliardi di euro nel semestre (-8% rispetto al periodo di confronto). Escludendo per omogeneità il risultato di Eni Norge nel 2018 e al netto dello scenario e dello IFRS 16, la variazione si ridetermina in -5% nel secondo trimestre (+5% nel semestre).

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