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Eni: conti 2021, giudizi degli analisti e scenari di Descalzi

Eni Uniper

Eni: che cosa emerge dai conti del quarto trimestre 2021. Fatti, numeri, commenti e scenari

 

Eni avanza a Piazza Affari (+1% a 13,46 euro) dopo i conti del quarto trimestre, che gli analisti hanno giudicato positivamente mettendo in luce, in diversi casi, la progressione positiva del debito.

COSA DICONO GLI ANALISTI DEI CONTI ENI

Morgan Stanley, secondo quanto riferisce Bloomberg, evidenza come il debito sia “calato sensibilmente” nel trimestre e come i flussi di cassa siano stati forti, aiutati anche da una spesa per investimenti (capex) più bassa.

Bestinver parla di risultati sopra le attese grazie alla sorpresa positiva della divisione E&P (esplorazione e produzione) e al miglioramento del debito netto. Per Rbc il calo del debito, con un gearing ratio al 17%, permetterebbe a Eni di aumentare la remunerazione per gli azionisti.

ENI CONFERMA IL DIVIDENDO

Eni conferma la proposta di dividendo 2021, già annunciata al mercato, di 0,86 euro per azione, di cui 0,43 euro versati in sede di acconto a settembre 2021. Lo rende noto il gruppo nella nota sui risultati consolidati dell’esercizio e del quarto trimestre 2021 approvati dal cda, riunitosi ieri sotto la presidenza di Lucia Calvosa

COME VANNO EBIT, UTILE NETTO E FLUSSO DI CASSA

Dal punto di vista dei risultati operativi ed economico-finanziari – ha sottolineato il capo azienda del gruppo Eni, Claudio Descalzi, “la disciplina finanziaria e la riduzione dei costi implementate in risposta alla crisi del COVID-19 hanno consentito a Eni di cogliere l’upside della forte ripresa economica del 2021 con un EBIT adjusted FY di 9,7 mld (con un incremento di 7,8 mld vs. 2020, +400%)”. L’Utile netto adjusted è stato di 4,7 mld, “il più alto dal 2012, per effetto della performance operativa, dei migliori risultati delle partecipazioni all’equity e per il sensibile recupero dello scenario upstream”. Nell’esercizio 2021 è stato inoltre realizzato “un flusso di cassa di 12,7 mld che ha finanziato capex netti di 5,8 mld”, si legge nella nota Eni sui conti dell’azienda.

TRASFORMAZIONE DEL PORTAFOGLIO

“La forte generazione di cassa, che ha beneficiato anche della selettività nelle scelte di spesa, ha reso disponibili 7,6 mld di free cash flow organico, in grado di accelerare la crescita dei business green e di coprire dividendi e buy‐back già ritornati a livelli pre‐pandemia, e ridurre il rapporto d’indebitamento al 20%, rispetto al 31% dello scorso anno – ha proseguito Descalzi -. Continua inoltre la trasformazione del portafoglio per estrarre valore dai nostri business, ottimizzare il costo del capitale e massimizzare la crescita. La quotazione di Plenitude, che integra rinnovabili, clienti e e‐mobility, ci consentirà di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni scope 3 dei nostri clienti domestici”.

La generazione di cassa organica è infatti “in grado di coprire il pagamento dei dividendi e il buy-back (in totale 2,8 mld), la manovra di portafoglio a sostegno dei business della transizione (2,1 mld) e permette di ridurre il debito netto a 9 mld e il rapporto di leva a 0,20 vs. 0,31 a fine 2020”, sottolinea il cane a sei zampe nella nota.

LA QUOTAZIONE DI VAR ENERGI E LA CATTURA DELLA CO2

“Anche il portafoglio upstream rimane una importante leva di creazione di valore per la transizione energetica, come dimostra il successo della quotazione di Vår Energi presso la borsa norvegese, la più grande IPO di una società Oil and Gas da oltre un decennio, e la prossima creazione insieme a BP di un veicolo strategico in Angola che combinerà le operazioni dei due partner – ha proseguito il manager Eni -. Infine, stiamo ampliando le leve necessarie per abbattere le emissioni dei nostri impianti e dei nostri clienti industriali attraverso il progetto HyNet per la cattura e stoccaggio della CO2 in UK, i progetti di agro‐hub per la fornitura di biofeedstock delle nostre bioraffinerie, e il test di successo della fusione magnetica condotto da CFS di cui siamo i principali azionisti. In sintesi, il 2021 è stato un anno di conferma della efficacia della strategia che abbiamo lanciato fin dall’inizio della pandemia, e che ci ha permesso in pochi mesi di riportare la struttura patrimoniale a livelli pre‐crisi e, nel contempo, di rafforzare il nostro piano di transizione”, ha concluso Descalzi.

Le performance dell’azienda vedono più nel dettaglio un EBIT adjusted del settore Exploration e Production a 9,3 mld, +500% vs esercizio 2020, “mantenendo una forte disciplina di investimento ed un livello produttivo di 1,7 milioni boe/g”. L’EBITDA adjusted Plenitude “è di 0,6 mld in crescita del 25%; portafoglio clienti retail superiore a 10 milioni”.

COSA FA ENI SULLE RINNOVABILI

Dal punto di vista della capacità installata da fonti rinnovabili questa, rileva Eni nella nota “è più che triplicata nel 2021 e pari a circa 1,2 GW (oltre 2 GW inclusi gli asset in costruzione) sostanzialmente riferita a Plenitude. In esplorazione conseguiti eccellenti risultati sulla attività near field e in bacini maturi, con oltre 700 mln boe di nuove risorse. Si segnala in particolare l’accumulo di Baleine in Costa d’Avorio, che sarà sviluppata in modalità fast-track con avvio della produzione entro fine 2023, e sarà il primo sviluppo in Africa a zero emissioni nette (Scope 1 e 2)”.

QUOTAZIONE DI PLENITUDE IN VISTA?

Infine nel Portafoglio è stato avviato l’iter di quotazione di Plenitude, la controllata Eni che integra i business delle rinnovabili, della vendita retail di energia e dei punti di ricarica per veicoli elettrici con l’obiettivo di decarbonizzare il portafoglio clienti Eni. E, come ricordato da Descalzi, collocata presso il mercato norvegese una quota di circa il 12,7% di Vår Energi (inclusa la quota dell’opzione greenshoe), nell’ambito della più grande IPO del settore O&G europeo da oltre una decade. Mentre “in Angola avanza la costituzione con BP di una nuova business combination a controllo congiunto che permetterà di accelerare lo sviluppo degli asset nel paese”.

I PROGETTI SULLA DECARBONIZZAZIONE

Tra le iniziative per la decarbonizzazione Eni segnala il progetto HyNet nella baia di Liverpool, a guida Eni, inserito dalle autorità britanniche tra le iniziative prioritarie per l’accesso ai fondi pubblici nell’ambito del piano di decarbonizzazione del Paese. E in Africa in collaborazione con i governi di Kenya, Angola, Congo e Costa d’Avorio dove il Cane a sei zampe sta “facendo passo avanti nei progetti di biofuel attraverso la creazione di filiere integrate di agro-biofeedstock non in competizione con la catena alimentare per approvvigionare le bio-raffinerie Eni e decarbonizzare il mix energetico locale”. Senza dimenticare la sponsorizzazione alle attività di ricerca e sviluppo sulla fusione magnetica, l’emissione del primo sustainability-linked bond del settore Oil and Gas per un valore da 1 miliardo, il primo Energy Compact, committment pubblico volontario riconosciuto dall’ONU e l’avanzamento di Eni nei ranking ESG grazie ai progressi nella decarbonizzazione con l’inclusione tra le prime dieci società del nuovo indice MIB ESG di Euronext.

COSA HA DETTO DESCALZI

“Nel corso del 2021 abbiamo raggiunto risultati eccellenti e accelerato la nostra strategia di trasformazione che fa leva sull’integrazione di tecnologie, nuovi modelli di business e stretta collaborazione con i nostri stakeholders. La rigorosa disciplina finanziaria e la riduzione dei costi messe in campo in seguito alla crisi pandemica ci hanno consentito di cogliere al meglio la forte ripresa economica del 2021. L’Upstream continua da un lato a fornirci le risorse per alimentare la nostra strategia di decarbonizzazione, mentre i business legati alla transizione, come quelli raccolti nella nuova società Plenitude, offrono dall’altro lato il loro importante contributo”, ha sottolineato Descalzi aggiungendo che “in questo modo abbiamo consolidato un EBIT di 9,7 mld e un utile netto adjusted di 4,7 mld, il più alto dal 2012, quando il Brent superò i 110 dollari /barile”.

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