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Eni, ecco come Conte benedirà l’energia dalle onde del mare

Eni

Tutti i dettagli sul progetto Eni che Giuseppe Conte si appresta ad inaugurare a Ravenna. La tecnologia della torinese Remacut e i piani sistemici nazionali di Cdp, Terna e Fincantieri

 

Green New Deal. Il piano del governo giallorosso, in tema energetico ed ambientale, è una bandiera del governo M5s-Pd-Leu-Italia Viva. E Conte è pronto a sostenere i progetti che concorrono alla transizione, come quello di Eni a Ravenna, dove il Cane a sei zampe è parte di un progetto pilota per produrre energia dalle onde del mare.

LE PAROLE DI GIUSEPPE CONTE

“Sarò a Ravenna per inaugurare un progetto pilota per quanto riguarda il moto ondoso. Pensate, possiamo ricavare energia semplicemente dalle onde del mare con delle piattaforme che possiamo dislocare nelle nostre acque, e qui siamo circondati dalle acque”, ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo nei giorni scorsi a Foggia, presso lo stabilimento dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, all’inaugurazione di Valoridicarta SpA.

IL PROGETTO

Il progetto di Eni ha lo scopo produrre energia sfruttando il moto ondoso dell’Adriatico. Lo scorso inverno, Eni ha installato al largo delle coste ravennati, l’impianto Iswec (Inertial Sea Wave Energy Converter), un sistema di produzione in grado di trasformare l’energia prodotta dalle onde in elettricità. L’impianto, installato intorno alle piattaforme che estraggono gas, si adatta alle differenti condizioni del mare, così da garantire un’elevata continuità produttiva.

“L’impianto installato e avviato con successo nell’inverno scorso da Eni al largo delle coste ravennati, in simbiosi con le piattaforme che estraggono gas – ha scritto il Resto del Carlino – è un innovativo sistema di produzione in grado di trasformare l’energia prodotta dalle onde in elettricità, adattandosi anche alle differenti condizioni del mare, così da garantire un’elevata continuità produttiva”.

IL RUOLO DI CDP, FINCANTIERI E TERNA

I risultati dell’impianto sono stati così convincenti che Eni, Cassa depositi e prestiti, Fincantieri e Terna hanno sottoscritto nei mesi scorsi un accordo per lo sviluppo di impianti analoghi su scala industriale.

LA TECNOLOGIA DI REMACUT

La tecnologia utilizzata da Eni è quella di Remacut s.r.l, realizzata in collaborazione con Wave for energy, spin-off del Politecnico di Torino. Il sistema, riporta QualEnergia.it, è dotato di un dispositivo di conversione alloggiato all’interno di un galleggiante, caratterizzato da un posizionamento flottante che non prevede sistemi rigidi di collegamento o fondazioni sul fondale marino.

Funziona grazie ad un sistema inerziale risonante con il moto ondoso del mare,  realizzato con un volano. In pratica, “le onde incidenti inducono il moto di beccheggio dello scafo e del volano contenuto al suo interno. Questo beccheggio, combinato alla velocità di rotazione del volano, induce, grazie agli effetti giroscopici, un moto di rotazione della piattaforma di sospensione del giroscopio sul singolo grado di libertà di cui essa è dotata”, spiega Qualenergia.it.

“L’albero in ingresso generatore elettrico, collegato rigidamente alla piattaforma di sospensione, garantisce il trasferimento della potenza meccanica del moto ondoso al generatore elettrico, incaricato della trasformazione finale in potenza elettrica. La caratteristica principale del sistema, quella che lo rende unico rispetto ai sistemi concorrenti è quella di essere sintonizzabile rispetto alla variazione dello stato del mare (cioè del periodo e dell’altezza significativi delle onde) mediante la regolazione della velocità di rotazione del volano”.

CHI E’ REMACUT

Chi è Remacut? E’ una società nata nel 1952 a Rivoli (Torino). Inizialmente la sua attività principale era la produzione e il rinnovo di macchine utensili di alta precisione per tutte le principali case automobilistiche, poi l’azienda si è occupata di tecnologia offshore (ha realizzato Castoro Sei per Eni) e negli ultimi anni ha avviato lo studio, la produzione e lo sviluppo di nuovi macchinari avanzati e attrezzature sottomarine.

I NUMERI DI REMACUT

Remacut, il cui capitale sociale è diviso tra Varco Bj Bv (60%), Sergio Bogge (10%), Giampiero Milone (10%), Paolo Portonero (10%) e Bruno Rosa (10%), ha registrato ricavi, nel 2018, per 19,1 milioni di euro, a fronte di costi totali di 15,2 milioni di euro (di cui 165.970 euro destinati ad ammortamenti). Gli utili rettificati sono stati pari a 2,9 milioni di euro.

UN SISTEMA IBRIDO

Torniamo ad Eni. Quello del Cane a sei zampe è un sistema ibrido ‘intelligente’, che integra le energie del mare e del sole contribuendo a decarbonizzare i processi offshore dell’oil&gas. L’impianto, composto anche da fotovoltaico e sistema di stoccaggio energetico, ha raggiunto un picco di potenza superiore a 51 kW, ovvero il 103% della sua capacità nominale.

SI PENSA A PROGETTO SU SCALA INDUSTRIALE

I risultati ottenuti fino ad oggi hanno portato anche alla sottoscrizione di un accordo tra Eni, Cdp, Fincantieri e Terna in cui le diverse parti si impegnano allo sviluppo di impianti analoghi su scala industriale.

Entro il 2020 ci sarà la progettazione e la realizzazione di una prima installazione industriale collegata a un sito di produzione offshore Eni, sfruttando una delle piattaforme non più attive al largo di Ravenna e (forse) si altri siti in Italia.

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