Energia

Tutti gli effetti geopolitici della transizione energetica. L’analisi di Sapelli

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Le pressioni politiche e sociali dei movimenti collettivi avranno conseguenze sulla stabilità, politica prima che economica, dei grandi Paesi produttori. L’analisi di Giulio Sapelli, storico ed economista 

 

I processi di transizione energetica e decarbonizzazione sono stati indotti – in primo luogo ma non esclusivamente – dalla lotta globale ai cambiamenti climatici.

La trasformazione del paradigma energetico su scala globale comporterà una ridefinizione degli equilibri di potenza tra paesi produttori e paesi consumatori, l’emergere di nuove aree di interesse geopolitico e strategico e il progressivo disinteresse verso altre.

Occorrerà accedere a nuove risorse naturali come il litio, il cobalto e le terre rare, con il confronto che si aprirà tra player globali ed élite locali per assicurarsene il controllo con una ridefinizione delle regole che sovraintendono alla sicurezza degli approvvigionamenti.

Se il cuore dell’energia fossile mondiale rimarrà per secoli ancora tra l’Arabia e la Mesopotamia – lo shale oil e lo shale gas USA è solo una illusione passeggera – quello delle fonti necessarie per costruire i vettori delle cosiddette energie rinnovabili si dislocherà verso aree della Terra diverse da quelle di oggi e richiederà una predisposizione delle forze di contenimento degli avversari di potenza ben diverso dall’attuale.

È pur vero che il progressivo scomparire dei combustibili fossili non avverrà mai, anzi il loro uso crescerà esponenzialmente proprio per approntare le infrastrutture necessarie alle cosiddette energie rinnovabili che fonti non sono, ma invece vettori e quindi avranno sempre più bisogno di fonti fossili, checché ne dica la narrazione dominate.

Tuttavia le pressioni politiche e sociali dei movimenti collettivi, indotti dalle lobby degli interessi espressi dalla necessità di sussidi statali per finanziare i vettori rinnovabili non autosostenibili economicamente e le industrie e i servizi a tali vettori legati, avranno conseguenze sulla stabilità, politica prima che economica, dei grandi Paesi produttori.

(Estratto di un articolo pubblicato su Agi.it, qui la versione integrale)

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