Energia

Efficienza energetica, cosa fa l’Italia con i fondi Ue?

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Che cosa ha detto la Corte dei Conti europea sull’utilizzo dei fondi Ue per l’efficienza energetica

 

Soldi, tanti, per rimettere a posto il Paese, con l’occasione guarirlo da mali antichi, oltre da quelli provocati dal coronavirus. Le richieste italiane all’Europa con il seguito di vertici, intese, scontri veri e fittizi, sono legittime. È il caso, però, di ricordare anche che i soldi che vengono accordati non sempre sono spesi secondo il più classico dei princìpi economici: il rapporto costi- benefici.

Quando parliamo di efficienza energetica, per esempio, abbiamo a mente cosa ha detto la settimana scorsa la Corte dei conti europea? Ha esaminato una spesa di 2,9 miliardi di euro da parte di Italia, Bulgaria, Cechia, Irlanda, Lituania. Paesi che hanno ricevuto somme del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo di coesione per il 2014-2020 per rendere più efficienti e sostenibili gli edifici privati. La spesa, però, “non è guidata dal rapporto costi- benefici”, ha detto la Corte nel suo dossier. I Paesi sono stati selezionati in base all’importo speso in un campo strategico per raggiungere gli obiettivi energetici del 2030, scoprendo cose spiacevoli.

Complessivamente i progetti esaminati durante l’audit della Corte sono stati realizzati a costi elevati. È mancata una comparazione sulle fonti utilizzate e quelle da utilizzare, mandando all’aria la logica finale del risparmio per le famiglie. “Le informazioni sulla performance della spesa dovrebbero dimostrare quanto è stato realizzato con il bilancio dell’UE e provare che le risorse sono state ben utilizzate (obbligo di rendere conto)”, scrivono i giudici europei. Si badi che la direttiva sull’efficienza energetica indica la riduzione del 20% del consumo energetico entro quest’anno.

Per l’Italia la valutazione si è concentrata sulla Puglia, a cavallo delle gestioni Vendola ed Emiliano. Per finanziare i progetti la Regione ha indetto una procedura di gara ed ha sì applicato un criterio costi-benefici dei risparmi. La gara è stata indetta per “considerare prioritari i progetti che permettevano di risparmiare più energia a un costo inferiore. Ma ciò non ha comunque impedito di finanziare anche progetti che offrivano risparmi energetici modesti in proporzione al loro costo”. Perché? Non c’era nessun parametro per un massimale di costo per unità di energia risparmiata. Un lavoro a metà, ostacolo per il risultato finale.

Il dossier della Corte si conclude con una lunga lista di raccomandazioni sul settore rispetto alla politica di coesione europea 2021-2027. E dove la gestione di Ursula von der Leyen, nonostante l’epidemia da Covid 19, si gioca la carte più pesanti, nel dossier leggiamo “in un contesto contrassegnato da una spinta più ambiziosa al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica dell’Ue e da una prospettiva di riduzione dei bilanci, è più che mai indispensabile garantire l’efficienza della spesa”. Un presagio sulla battaglia di queste settimane per Mes, Recovery fund e dintorni.

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