Energia

Le aziende Usa e italiane che rischiano con le sanzioni Ue ad Ankara sul gas

di

Turchia

L’Ue ha deciso di imporre un nuovo sistema di sanzioni alla Turchia per le perforazioni di gas nelle acque del Mediterraneo al largo di Cipro. I dettagli sulle aziende interessate

 

L’Unione europea ha scoperto le carte e deciso di imporre un nuovo sistema di sanzioni alla Turchia per le perforazioni di gas nelle acque del Mediterraneo al largo di Cipro. Il Consiglio Ue, tuttavia, non ha nominato espressamente nessuna società o funzionario che verrà colpito dalla misura. In questo modo, i Paesi membri dell’Ue possono ora farsi avanti con i nomi di coloro che ritengono debbano essere inseriti nell’elenco che comporterà divieti di viaggiare, stop a beni e persone, società o organizzazioni. E ai cittadini e alle imprese europee, il divieto di fornire loro fondi.

COME NASCONO LE SANZIONI

La decisione fa direttamente seguito alle conclusioni approvate dal Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre nelle quali l’Ue aveva ribadito piena solidarietà a Cipro per quanto riguarda il rispetto della sua sovranità e dei suoi diritti sovrani, in conformità del diritto internazionale, e ha invitato la Commissione e il servizio europeo per l’azione esterna a presentare proposte relative a un quadro di misure restrittive.

CHI È COLPITO DALLE SANZIONI

Come detto, il quadro di misure restrittive consente di sottoporre a sanzioni, precisamente, persone o entità responsabili delle attività di trivellazione connesse alla ricerca e alla produzione di idrocarburi non autorizzate da Cipro nel suo mare territoriale o nella sua zona economica esclusiva (ZEE), oppure sulla sua piattaforma continentale. Tali attività di trivellazione includono, nei casi in cui la ZEE o la piattaforma continentale non sia stata delimitata in conformità del diritto internazionale, le attività suscettibili di compromettere od ostacolare il raggiungimento di un accordo di delimitazione; persone o entità che forniscono alle suddette attività di trivellazione sostegno finanziario, tecnico o materiale; persone o entità ad esse associate.

LE SOCIETA’ CHE RISCHIANO

La Turkish Petroleum Corporation (TPAO), la compagnia petrolifera nazionale del paese di proprietà del Ministero del Tesoro turco e gestita dal ministero dell’Energia, possiede e gestisce due navi di perforazione di idrocarburi (Fatih e Yavuz) attualmente in giro per Cipro, nonché due navi di rilevamento sismico per lavori di esplorazione di idrocarburi. Nell’ottobre 2018 ha aggiudicato un contratto di servizi da 15 milioni di dollari a una società statunitense per perforare un pozzo di acque profonde nel Mediterraneo orientale e per fornire servizi di gestione sul Fatih.

Come riferisce il sito del quotidiano Ahval “le società statunitensi, britanniche e francesi stanno frustrando i tentativi della Turchia di cercare risorse di idrocarburi nel Mediterraneo orientale rifiutando di vendergli le attrezzature e le sostanze chimiche necessarie alle navi da ricerca, secondo quanto ha riferito la giornalista Mustafa Balbay al quotidiano Cumhuriyet. ‘Il costo giornaliero di una nave sismica straniera (noleggiata) parte da 1 milione di dollari. Se la nave è nostra, le spese giornaliere possono scendere a 300.000 dollari. Il motivo è che il materiale meccanico e chimico è molto costoso e in parte dipende dal monopolio detenuto dai venditori’, ha affermato Balbay. Le principali aziende che vendono questi materiali hanno sede negli Stati Uniti, anche se pure aziende britanniche e francesi sono coinvolte nel commercio, si legge ancora sul quotidiano turco. “Ciò ha lasciato la Turchia in difficoltà a reperire i materiali necessari per continuare la sua ricerca di idrocarburi, dal momento che quei paesi considerano illegale la ricerca turca nelle aree intorno a Cipro”.

Le aziende tra cui le statunitensi Schlumberger, Baker Hughes, Weatherford e l’italiana Geolog avevano smesso di fornire prodotti chimici e servizi nei pozzi vicino a Cipro, ma continuavano a fornire alla Turchia le stesse merci nel Mar di Marmara, ha affermato ancora Ahval.

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