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Ecco come e perché il gas farà implodere l’economia della Germania

Germania

Che cosa stimano in Germania gli istituti di ricerca sull’economia tedesca dopo il rialzo dei prezzi energetici e il minor gas dalla Russia. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

La crisi dei mercati del gas pesa sull’economia tedesca e spinge la prima economia d’Europa verso la recessione. I principali istituti di ricerca della Germania hanno presentato le stime autunnali del Pil per il 2022 e per i due anni a venire e i numeri raccontano quello che l’Ifo, il centro economico di Monaco, definisce senza mezzi termini “una perdita del benessere del Paese”.

Il forte aumento dei prezzi del gas sta aumentando drasticamente i costi dell’energia ed è accompagnato da una massiccia riduzione del potere d’acquisto per l’economia nel suo complesso. Nonostante un calo nella seconda metà dell’anno in corso, il Pil dovrebbe espandersi nel 2022 dell’1,4%, mantenendo dunque un segno positivo seppur molto ridotto. Segno che la crisi geopolitica ed energetica s’è mangiata quasi tutto il robusto rimbalzo post-pandemico dei primi mesi. Per il prossimo anno, gli istituti prevedono che il Pil diminuisca dello 0,4% in media annua, per poi aumentare dell’1,9% nel 2024.

Gli analisti tedeschi hanno dunque usato la scure rispetto alle previsioni della scorsa primavera. Per il prossimo anno, ad esempio, le stime sono state ridotte dal 3,1% al -0,4%. “Questa revisione mostra la portata della crisi energetica”, scrivono nella nota di accompagnamento. La produzione economica dell’anno in corso e di quello successivo sarà inferiore di 160 miliardi di euro, sempre rispetto a quanto previsto in primavera. È probabile che il tasso di inflazione aumenti ulteriormente nei prossimi mesi: per il 2023 è stimato all’8,8%, leggermente superiore a quello dell’anno in corso che sarà dell’8,4%. Solo nel 2024 si raggiungerà di nuovo gradualmente la soglia del 2%.

“Il motivo del deterioramento delle prospettive economiche è da ricercarsi principalmente nella riduzione delle forniture di gas dalla Russia”, è spiegato nella nota degli istituti di ricerca. “Con esse è venuta meno una parte significativa dell’offerta di gas ed è aumentato il rischio che i volumi di fornitura e di stoccaggio rimanenti non siano sufficienti a soddisfare la domanda in inverno”.

In questo contesto, i prezzi del gas sono saliti alle stelle durante i mesi estivi. Le aziende hanno già iniziato a ridurne sensibilmente il consumo, ma in molti casi devono ricorrere a un rallentamento della produzione.

Sul piano dell’approvvigionamento, anche se i ricercatori non prevedono una carenza di gas per il prossimo inverno in condizioni climatiche normali, la situazione delle forniture rimane “estremamente tesa”. E anche se la situazione dovrebbe attenuarsi un po’ nel medio termine, “i prezzi del gas resteranno probabilmente significativamente al di sopra dei livelli pre-crisi”. Questo significa “una perdita permanente di prosperità per la Germania”.

Interessante quel che accade sul versante dell’occupazione, su cui da tempo incidono fattori strutturali legati anche alla demografia. Sul mercato del lavoro si nota infatti un effetto stabilizzante. Sebbene la domanda di nuovi lavoratori sia destinata a diminuire a causa della crisi economica, le aziende non saranno in grado di assumere nuovo personale a causa della mancanza di manodopera qualificata. E quindi, a causa di tale carenza in molti settori, le aziende cercheranno di mantenere il personale esistente: secondo le stime degli istituti di ricerca è probabile che l’occupazione diminuisca solo temporaneamente.

I commenti confermano e spiegano i dati previsionali. “L’attacco russo all’Ucraina e la conseguente crisi dei mercati energetici porteranno a un sensibile crollo dell’economia tedesca”, ha detto Torsten Schmidt, responsabile della ricerca economica presso il Leibniz Institut für Wirtschaftsforschung (RWI) e portavoce del gruppo dei centri di ricerca che elabora le previsioni congiunturali. “Gli elevati prezzi dell’energia e dei generi alimentari, che probabilmente aumenteranno ulteriormente nel corso del prossimo anno, stanno causando significative perdite di potere d’acquisto. Sia le famiglie a basso reddito che le imprese dipendono quindi da un ulteriore sostegno politico”.

Per gli economisti nel caso delle imprese però “bisogna fare attenzione a evitare sussidi permanenti”. “Almeno il mercato del lavoro sta mostrando segni di stabilità”, ha concluso Schmidt, “a causa della mancanza di personale in molti settori, non c’è da aspettarsi un aumento della disoccupazione nonostante la crisi economica”.

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